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News | di Alessandro Barcella |

"Io, compagno di battaglia di Orsetti, in esilio perché considerato un terrorista"

Parla Paolo, nome di batttaglia "Pachino", che per oltre un anno e mezzo ha combattuto in Siria contro l'isis al fianco dei curdi. Proprio come Lorenzo Tekoser Orsetti, ucciso lunedì, che ne aveva ricordato la "battaglia" contro la Procura di Torino

“Il pensiero corre subito ai miei compagni italiani che adesso stanno cercando di indagare. Stanno cercando di metterli sotto sorveglianza speciale. La compagna Eddy, Jacopo, Jack, Paolo, Davide. Il loro unico crimine è stato quello di venire qua a difendere questa rivoluzione… Mi sembra profondamente ingiusto trattarli da terroristi”.

Solo un mese fa, il giorno prima di ripartire dalle retrovie per il fronte siriano di Baghuz, Lorenzo “Tekoser” Orsetti, il combattente italiano ucciso lunedì dall’Isis, parlava a Le Iene della “battaglia” che in questi mesi stanno affrontando 5 suoi “compagni” torinesi. Una battaglia su un importante interrogativo: chi combatte i terroristi, può essere considerato a sua volta un terrorista?

Nel suo messaggio audio a Le Iene (clicca qui, per ascoltarlo e vedere le scene di battaglia che ci aveva filmato, e qui per leggere il suo “testamento spirituale”,) registrato mentre stava preparando lo zaino da combattimento per il fronte, Tekoser ricordava la lotta di 5 ragazzi, anche loro partiti per la Siria a sostenere la battaglia dei curdi contro l’Isis. Tra questi ragazzi, c’è Paolo, nome di battaglia “Pachino”, che adesso vuole salutare a modo suo Lorenzo, nel video messaggio che potete vedere qui sopra. 

Paolo è stato due volte in Siria per combattere. La prima volta per nove mesi, in un’unità antifascista italiana e la seconda volta per 7 mesi, all’interno di un’unità araba.

Ho sentito che hai nominato il mio nome, insieme a quello degli altri 4 compagni inquisiti qui a Torino”, dice Paolo nel suo messaggio rivolto all’amico caduto in battaglia. “Io adesso mi trovo qui a Pachino confinato ed esiliato, e il mio pensiero va ai martiri, ai compagni e alle compagne caduti in Siria”.

Come Paolo anche gli altri 4 ora inquisiti, Eddy, Jacopo, Davide e Jack hanno passato lunghi mesi lontani da casa, nel deserto siriano, impegnati in attività civili e militari contro le bandiere nere del Califfato.

Giovani normalissimi come potrebbero essere i nostri figli o i nostri compagni di scuola, che però adesso per aver partecipato a questa guerra la Procura di Torino ritiene “socialmente pericolosi”, tanto da valutare nel giro di pochi giorni la possibile applicazione della misura di “sorvegliati speciali”. Un verdetto atteso per fine gennaio, è che ora stato rimandato a metà di questo mese.

Se la misura richiesta dalla Procura dovesse passare, i 5 dovrebbero essere allontanati per almeno due anni dalla città di Torino, non potrebbero uscire nelle ore notturne né guidare e dovrebbero tenere sempre con sé un libretto rosso, una sorta di carta identificativa delle persone “socialmente pericolose”.

Paolo, che è originario di Pachino, in provincia di Siracusa, ha preferito in accordo con le autorità “esiliarsi” già nella casa paterna, perché a Torino sarebbe dovuto restare ai domiciliari.

Nadia Toffa, aveva incontrato in Siria un altro dei 5, quel Davide che Tekoser ricorda nel nostro audio-messaggio insieme a Paolo. E Davide, aveva difeso la sua rivoluzione e la sua scelta coraggiosa. Guarda qui sotto il servizio di Nadia Toffa

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