>External linkFacebookFacebook MessengerFull ScreenGoogle+InstagramLinkedInNewsmostra di piùTwitterWhatsAppClose
News |

“Socialmente pericolosi”: a Torino ultima udienza per sorvegliare i nemici dell'Isis | VIDEO

Paolo, Maria Edgarda e Jacopo sono andati a combattere in Siria contro l’Isis, al fianco dei curdi. Ora il tribunale di Torino deve decidere se applicare la ‘sorveglianza speciale’: “Hanno imparato a combattere e potrebbero farlo in Italia”. Vi avevamo raccontato questa storia e intervistato i suoi protagonisti nel servizio di Nina Palmieri

È arrivato all’ultimo atto la vicenda giudiziaria dei volontari italiani che hanno combattuto l'Isis in Siria. Al tribunale di Torino si è svolta l’ultima udienza della procedura "di prevenzione" per l'applicazione una "sorveglianza speciale" a Maria Edgarda Marcucci, Jacopo Bindi e Paolo Andolina. I tre, come vi abbiamo già raccontato nell’articolo che potete leggere cliccando qui, sono ritenuti dalla Procura "socialmente pericolosi", per il loro impegno nella guerra in Siria contro l’Isis al fianco delle milizie curde.

Secondo il pm i tre avrebbero appreso tecniche di combattimento che potrebbero utilizzare anche sul suolo italiano. Claudio Novaro, legale dei tre, ha rilevato “l'assoluta sproporzione tra i fatti contestati e la sorveglianza civile proposta, la misura più prossima al confino di polizia adottato in epoca fascista".

Davide Grasso, uno dei ragazzi andati a combattere e per il quale non è poi stata decisa la sorveglianza speciale (intervistato qualche tempo fa da Nina Palmieri nel servizio che potete rivedere qui sopra) spiega sulla sua pagina Facebook: “Oggi si terrà l’episodio conclusivo di una vicenda surreale che ha costellato la storia dell’ultimo anno. Alcuni ragazzi che sono stati in Siria negli anni della guerra contro il “Califfato” dell’Isis, per sostenere le popolazioni che combattevano i miliziani fondamentalisti responsabili di massacri, decapitazioni, stupri di massa e genocidi, si troveranno alla sbarra al Tribunale di Torino per poi affrontare la decisione dei giudici”. Al termine dell'udienza ha aggiunto: "Se aver combattuto l'Isis è un reato, accusateci. Siamo pronti e ci vedremo a processo. Ma questo non è un processo, né per ciò che abbiamo fatto in Siria, né per ciò che abbiamo fatto in Italia. Questa è una procedura di prevenzione, misura eccezionale che condanna e deporta le persone senza processo. Introdotta nel codice penale da #Mussolini nel 1931".

Noi di Iene.it avevamo parlato con Paolo “Pachino” Andolina, uno dei tre volontari che adesso attendono il giudizio del Tribunale. Paolo, oltre a parlare della sua vicenda processuale, aveva fatto un appello per ricordare il compagno di battaglia caduto in Siria per mano dell’Isis, Lorenzo “Tekosher” Orsetti.

Avevamo anche intervistato lo stesso Orsetti mentre era in partenza per la prima linea del fronte. E “Tekosher”, questo il suo nome di battaglia, del processo ai compagni torinesi aveva detto: “Se li indagassero almeno avrebbero elementi per potersi difendere. Le autorità italiane stanno solo cercando di metterli sotto sorveglianza speciale. Il loro unico crimine è stato quello di venire in Rojava (Kurdistan siriano, ndr) a difendere questa rivoluzione, alcuni tra l’altro neanche combattendo realmente, ma facendo giornalismo o lavorando nella società civile. Pare che il loro unico crimine sia quello di saper usare un’arma ma a questo punto andrebbero indagate tantissime persone in Italia. Mi sembra profondamente ingiusto trattarli da terroristi”.

Paolo Pachino, dopo che il tribunale di Torino aveva respinto la richiesta di sorveglianza di Digos e Procura a carico di Davide Grasso e Fabrizio Maniero, si era sfogato con noi: “Si è finalmente stabilito che andare a combattere in Siria o saper usare le armi non è una motivazione per essere socialmente pericolosi. Ma va detto che questo è stato assolutamente un processo politico: hanno provato a colpire il movimento antagonista con la scusa della Siria: il castello giudiziario è caduto”.

Era stato lo stesso Paolo “Pachino” Andolina a spiegarci cosa avrebbe comportato la misura della sorveglianza speciale: “Per un certo periodo di tempo dovremmo essere allontanati dalla città di Torino, non potremmo uscire nelle ore notturne né guidare e dovremmo tenere sempre con noi un libretto rosso, una sorta di carta identificativa delle persone ‘socialmente pericolose’”. Entro i prossimi novanta giorni verrà deciso se i tre sono socialmente pericolosi e se debbano essere sottoposti a sorveglianza speciale.

anticipazione

A Iene.it: aspettando Le Iene trascorriamo la notte di San Valentino con l'attivista Davide Acito in un canile, insieme ai cani salvati dai macelli in Cina. E per fare adottare la Rottweiler Deye e gli altri dolcissimi cani chiediamo l'aiuto di Massimo Boldi per arrivare a Joaquin Phoenix, il premio Oscar noto anche per le sue battaglie in difesa degli animali

L'ultima puntata

Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per saperne di più o negare il consento a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.