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Tetraplegica per errore medico, le assicurazioni: “Ridateci i soldi, morirà presto”| VIDEO

Eleonora è nata tetraplegica per un errore dei medici: ora la famiglia rischia di dover restituire parte del risarcimento di 5 milioni di euro per una perizia: “Vostra figlia morirà presto”

Non c’è pace per i genitori di Eleonora, la bambina nata tetraplegica per colpa di errori medici. Noi de Le Iene ci siamo occupati del suo caso nel servizio del 27 novembre di Veronica Ruggeri.

L’ospedale ha portato di nuovo la famiglia in tribunale, ricorrendo in Appello in sede civile sul risarcimento di 5 milioni di euro. “Abbiamo diritto ad avere quei soldi perché voi avete condannato mia figlia a una vita che non doveva essere la sua. Si trova in questa gabbia per colpa delle ginecologhe”, dice la madre. I soldi utili servono per terapie anche all’estero che la aiutano a migliorarsi e a stare meglio. Ma ora il rischio che richiedano indietro parte di questi soldi è concreto.

I consulenti delle assicurazioni fanno leva su una perizia: Eleonora morirà presto, quindi parte dei soldi devono essere restituiti. “Per un gruppo assicurativo la bambina avrà una vita media tra i 10 e i 20 anni mentre per un’altra tra i 30 e i 40, quindi non c’è neanche una linea comune”, sostiene Mario Cicchetti, avvocato della famiglia di Eleonora. “Per i più alti specialisti, i bambini con questa patologia possono avere un’aspettativa di vita come le altre donne”. Anche la mamma non ci sta: “Sono statistiche fatte 30 anni fa. Oggi le ricerche scientifiche dicono tutt’altro”.

Così Veronica Ruggeri torna alla sede dell’assicurazione per consegnare proprio le ultime ricerche. “Amtrust non vuole rilasciare altre interviste dopo quella di qualche tempo fa”, ci fanno sapere. Torniamo da Antonio Compostella, direttore generale Ulss Rovigo incontrato qualche tempo fa in cui aveva ammesso “l’eclatante errore”. Con noi viene anche la mamma di Eleonora. “Due sono le motivazioni per cui noi abbiamo fatto ricorso e non lo ritireremo: c’è stata una carenza organizzativa e vogliamo che l’obbligo di pagare venga riconosciuto dal giudice”, ci dice. “Io mi sono fidata del vostro ospedale, quello che è capitato a mia figlia può succedere a chiunque faccia la stessa scelta”, replica la madre.

Tutto ha avuto inizio al momento del parto, a Benedetta è stata compiuta la mossa di Kristeller. “Le ginecologhe hanno iniziato a spingere sull’addome fortissimo”, racconta il papà presente in quei momenti. Dopo 3 ore arriva la seconda ginecologa che prende due ventose e tira la testa della bambina. Il cesareo arriva d’urgenza dopo un’altra ora. Le due ginecologhe Cristina Dibello e Paola Cisotto finiscono indagate (la responsabilità penale della prima è stata appena confermata in Cassazione, mentre per l’altro è stato deciso un rinvio in Appello: il reato risulta comunque prescritto, quindi non dovranno scontare nulla).

Le manovre erano paragonabili a quelle di un pugile che per oltre 2 ore era sottoposto all’attacco dell’avversario senza potersi difendere”, dice l’avvocato di famiglia citando la perizia del consulente dell’assicurazione dell’ospedale.

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