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Rigopiano: 22 archiviazioni. I parenti: "Presi in giro dalla giustizia" | VIDEO

Il gip di Pescara ha archiviato la posizione di 22 indagati nell'inchiesta principale, nella tragedia che il 18 gennaio 2017 portò alla morte sotto una valanga di 29 persone. Delusione e rabbia tra i familiari delle vittime: "Presi in giro dalla giustizia”. Con Roberta Rei e Marco Fubini vi abbiamo raccontato i troppi misteri di questa tragedia

Archiviazione per 22 indagati nell’inchiesta madre sul disastro di Rigopiano, dove nel gennaio 2017 persero la vita 29 persone, travolte da una valanga che seppellì l’intera struttura alberghiera in cui al momento si trovavano 40 persone. Ce ne siamo occupati con i servizi di Roberta Rei e Marco Fubini, e sopra potete rivedere l’ultimo.

Il gip del tribunale di Pescara ha fatto così uscire dal procedimento, tra gli altri, anche gli ex governatori della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, Gianni Chiodi e Ottaviano Del Turco.

Per il gip “le risultanze investigative non permettono di sostenere l'accusa in giudizio". È stata archiviata anche la posizione giudiziaria di Daniela Acquaviva, la funzionaria della Prefettura di Pescara che per prima rispose telefonicamente all’allarme lanciato dal ristoratore Quintino Marcella, anche se la donna resta nell’altro procedimento, che valuta l’ipotesi di un presunto depistaggio. “I vigili del fuoco hanno fatto le verifiche e non c’è nessun crollo all’hotel Rigopiano”: così aveva risposto la donna a quella telefonata di aiuto.

Rabbia e dure critiche alla notizia di queste archiviazioni da parte dei familiari delle vittime del disastro.

“Comincio a pensare che alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel, di chi lavorava a Rigopiano e di chi c'è andato in vacanza",  ha scritto con un post su face book il padre di Stefano Feniello, una delle 29 vittime. E ha proseguito così: “Ho appena saputo che il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione nei confronti di tutti i funzionari della regione, della Acquaviva, e anche dei tre personaggi che ci hanno fatto credere che Stefano era vivo, uccidendolo due volte. Questa archiviazione è un colpo che fa molto male, mi sento preso in giro dalla giustizia. Se non fosse per la promessa che ho fatto a mio figlio, avrei già lasciato tutto".

Con Roberta Rei e Marco Fubini vi abbiamo raccontato i troppi punti ancora non chiari nella dinamica della vicenda e soprattutto di una telefonata di richiesta di soccorso arrivata in prefettura la mattina del 18 gennaio, chiamata sparita dagli atti delle indagini.

Sul perché questa chiamata sia sparita, e sul fatto che lo Stato non si sia ancora costituito parte civile, abbiamo sentito Massimo e Romolo Reboa, avvocati che seguono alcuni dei familiari delle vittime della tragedia dell’hotel Rigopiano.

“Per noi è un mistero. Siamo un po’ sfiduciati, ci sembra di vedere un certo livello di insensibilità. Un caso di livello nazionale, un presunto depistaggio su una storia in cui sono morte 29 persone. Restiamo comunque speranzosi che lo Stato prenda questa decisione”, poiché, spiegano, non
sono ancora scaduti i termini per poterlo fare.

Accanto all’inchiesta madre, come dicevamo, procede quella per il presunto depistaggio all’interno della Prefettura. Secondo l’accusa formulata dai pm gli indagati, nonostante fossero stati sollecitati a fornire agli investigatori ogni elemento utile alle indagini, avrebbero omesso di riportare nelle loro relazioni le segnalazioni di soccorso che il 18 gennaio 2017, giorno in cui l’hotel fu travolto da una valanga, erano pervenute alla Prefettura di Pescara. In particolare sarebbe stata nascosta una telefonata del cameriere Gabriele D’Angelo.

Gabriele D’Angelo, cameriere a Rigopiano poi tra le vittime della valanga, già dalla mattina, cinque ore prima della tragedia, aveva chiamato in Prefettura per chiedere aiuto. “Aveva capito che stava succedendo qualcosa di brutto”, racconta il fratello gemello di Gabriele. Nei nostri servizi mostriamo come chi era titolare delle indagini sembra sapesse già delle telefonate di Gabriele. Come mai allora non sono state messe agli atti? Il processo sul depistaggio sarebbe dunque partito senza prove importanti.

È intanto è slittata al 13 dicembre la decisione sull’eventuale riunificazione dei due procedimenti, l'inchiesta madre su Rigopiano e il procedimento sul presunto depistaggio. In tal caso, questa decisione potrebbe comportare l'allungamento dei tempi per entrambi. Opinione che sembra condivisa anche dall’avvocato Romolo Reboa: “Io sono contrario, appesantirebbe il processo. È un problema tecnico, non giuridico: i tempi rischierebbero di dilatarsi”.

Qualche giorno fa infine la società proprietaria dell'hotel travolto dalla valanga si è costituita parte civile contro tutti gli imputati, chiedendo un risarcimento di 4,5 milioni di euro, con una provvisionale di 2,5 milioni di euro. Allo stesso tempo gli avvocati Romolo e Massimo Reboa hanno fatto sapere di aver “presentato la richiesta di sequestro dei beni degli imputati”. 

anticipazione

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L'ultima puntata

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