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Yemen, la fabbrica di bombe avvia i licenziamenti. "Scaricabarile sui lavoratori" | VIDEO

La fabbrica Rwm di Domusnovas ha comunicato il licenziamento di 160 operai in seguito alla sospensione della vendita di armi ai paesi in guerra in Yemen. Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana disarmo: "Sapevano già tutto, ma non hanno pianificato un'alternativa" 

Gli operai della fabbrica di bombe Rwm di Domusnovas, usciti da due ore e mezzo di assemblea questo pomeriggio, si sono detti preoccupati per il loro futuro, dopo che l'azienda due giorni fa ha annunciato il taglio dei posti di lavoro a causa del calo della produzione. Tutto nasce dalla sospensione delle licenze di esportazione verso l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti di tutti i contratti, effettiva dallo scorso 29 luglio, e cioè verso quei paesi impegnati nella guerra in Yemen, che ormai va avanti da oltre quattro anni. 

Con un comunicato indirizzato agli operai l'azienda ha fatto sapere che 160 saranno licenziati entro il 15 novembre, su un totale di 480 lavoratori. "Dal 15 settembre - si legge nel comunicato - il ritmo produttivo attuale di tutte le linee di produzione diminuirà, necessariamente, in modo significativo". Conseguenze inevitabili, secondo l'azienda: a partire dal 15 settembre il numero degli attuali lavoratori impiegati in produzione, qualità, magazzino e movimentazione sarà gradualmente ridotto mano a mano si completeranno le attività programmate. E il direttore generale Fabio Sgarzi si rivolge direttamente ai lavoratori: "Comprendo perfettamente che la situazione sia molto difficile, soprattutto per chi tra di voi ha famiglia. A tal proposito vi confermo il mio impegno personale a fare quanto è nelle mie possibilità per trovare delle soluzioni efficaci, rapide e sostenibili". I lavoratori, riuniti oggi in assemblea, stanno valutando di fare un presidio in occasione dell'incontro del 18 settembre tra Regione, Confindustria, azienda e sindacati per appoggiare chi cercherà di trovare una soluzione per salvare i posti di lavoro. Ma non vogliono sentire parlare di riconversione: puntano invece all'industria bellica nazionale indipendentemente dalle esportazioni per il Medio Oriente.

Con i 160 licenziamenti annunciati l'azienda ha scaricato sulle spalle dei lavoratori la decisione del governo di sospendere la vendita di armi? "La Rwm, nei bilanci dal 2015 in poi, cioè da quando è partita la guerra in Yemen", spiega Francesco Vignarca, il coordinatore della Rete italiana disarmo a Iene.it, "ha più volte scritto nero su bianco che il contratto con l'Arabia saudita e gli Emirati arabi uniti avrebbe potuto subire ritardi o arresti a causa di decisioni di livello nazionale o internazionale. Quindi avevano già ben chiara tale possibilità, ma non hanno pianificato un'alternativa per i lavoratori mettendo in sicurezza solo i conti della società". Già, perché come vi abbiamo raccontato in numerosi servizi de Le Iene, la legge 185 del 1990 vieta la vendita di armamenti a paesi in guerra. "Quindi la Rwm ha continuato a vendere armi ai paesi impegnati nella guerra in Yemen, ben sapendo i rischi connessi e le voci che da più parti considerano illegali tali vendite: un divieto o sospensione sarebbe potuto arrivare da un momento all'altro. Come possono lamentarsi se sono stati loro stessi a chiedere l'inserimento nelle aziende esportatrici secondo la legge 185/90, dunque mettendosi volontariamente all’interno di specifiche autorizzazioni e decisioni anche discrezionali del Governo che la norma prevede?", chiede Vignarca. Che aggiunge: "Dall'ultimo bilancio emerge che su una media complessiva di 470 lavoratori soltanto 190 sono dipendenti. Gli altri sono interinali a tempo determinato assunti grazie alla mega-commessa saudita: una volta terminata era quindi già previsto che sarebbero dovuti andare a casa". Che soluzione per i lavoratori licenziati? "La soluzione non può essere immediata", spiega Vignarca. "In quella regione servirebbe una riconversione territoriale che rilanci l’economia locale: puntare sul turismo e la produzione agricola. Solo così si può uscire dal ricatto dell'Arabia saudita, e prendere in considerazione tutte le migliaia di disoccupati, non solo quelli del caso Rwm. Non si può andare avanti solo sperando di avere più guerre", chiosa il coordinatore della Rete italiana disarmo.

Intanto la guerra in Yemen continua a mietere vittime. Un gruppo di esperti indipendenti dell'Onu, in un rapporto reso pubblico il 3 settembre a Ginevra, denuncia "crimini di guerra" che presumibilmente sono stati commessi in Yemen. Il gruppo di esperti punta inoltre il dito contro l'assenza di azione della comunità internazionale per porre fine a tali violazioni e annuncia di aver compilato un elenco segreto di possibili sospetti di crimini di guerra, consegnato all'Alto commissario Onu per i diritti umani. Il rapporto riferisce di raid aerei, bombardamenti indiscriminati, atti di tortura, violenza sessuale, ostacoli agli aiuti umanitari e ricorso alla fame come metodo di guerra, nel contesto della più grave crisi umanitaria nel mondo. Il documento afferma inoltre che "la legalità dei trasferimenti di armi da parte di Francia, Regno Unito, Stati Uniti e altri Stati rimane discutibile". Ora l'Italia finalmente è fuori da quella lista. Con la speranza che non siano i lavoratori a doverne pagare le conseguenze. 

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