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Coronavirus, Luigi Di Maio a Iene.it: "Riporteremo tutti gli italiani all'estero a casa" | VIDEO

“I nostri connazionali all’estero sono 5 milioni, riceviamo più di 30mila chiamate al giorno: è una crisi senza precedenti ma faremo tornare tutti in sicurezza”. Ecco cos'ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Giulia Innocenzi sulle azioni del governo per riportare in Italia i nostri connazionali all’estero

Il coronavirus ormai è una pandemia che affligge tutto il pianeta, e sono migliaia i nostri connazionali all’estero che si rivolgono a Le Iene per cercare di avere un aiuto per tornare a casa e superare le molte difficoltà che stanno incontrando in questi giorni. Per questo noi di Iene.it con Giulia Innocenzi abbiamo deciso di parlare con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, cercando di capire come si sta muovendo il governo italiano in questi giorni.

Quanti sono gli italiani nel mondo che vi stanno contattando in queste ore?

“Nel mondo ci sono 5 milioni di persone con il passaporto italiano. L’unità di crisi della Farnesina riceve tra le 30mila e le 40mila telefonate al giorno. Ci sono aree del mondo dove la concentrazione degli italiani all’estero è più alta. Adesso è come se fosse scoppiata una crisi in ogni area del pianeta, stiamo lavorando per tutti quelli che ci contattano”.

Per permettere il rientro dei nostri connazionali in Italia sono stati predisposti i voli speciali. Come funzionano?

“Il ministero degli Esteri con la sua rete sta ascoltando le segnalazioni dai vari territori. Non sappiamo sempre dove sono i cittadini all’estero, perché non tutti si registrano agli strumenti. Questa è una emergenza storica, i nostri ambasciatori e consoli cercano di percepire le varie richieste. Da lì vediamo come attivare i voli che, dietro al pagamento di un biglietto, permettono ai nostri concittadini di tornare in Italia. Abbiamo già rimpatriato 9mila persone da 15 Paesi diversi”.

In molti ci hanno segnalato il problema del prezzo di questi voli. Luis ci ha scritto da Buenos Aires e ci ha detto che il costo è quadruplicato. E’ vero che costano così tanto?

Abbiamo chiesto alle compagnie di calmierare i prezzi. Stanno recependo il messaggio. Sul caso di Buenos Aires, un volo della compagnia Neos nei prossimi giorni dovrebbe costare tra i 60 e i 70 euro: un prezzo low cost. Se ci sono dei casi di speculazione sui prezzi, comunque, segnalateceli perché con queste compagnie possiamo avere un rapporto diretto”.

Come funzionano questi voli per i casi più difficili, esiste una priorità?

“I primi giorni dopo il lockdown hanno sovraccaricato le richieste di rientro. Ad esempio a Londra ci sono 700mila cittadini e abbiamo stabilito circa 5 voli al giorno a 200€. Ci sono i voli da Madrid, da Malaga. Attraverso la rete delle ambasciate stiamo dando la priorità ai non residenti, cioè chi non sta stabilmente all’estero come i turisti, gli studenti e i lavoratori. Persone che pagano le tasse in Italia e dipendono dalla sanità italiana. Tutti saranno assistiti e rientreranno in sicurezza se lo vorranno, la priorità però adesso è chi non è residente all’estero”.

Ci scrivono genitori preoccupati per i figli minorenni all’estero: Giampietro ha la figlia in Irlanda per un anno all’estero e non sanno come farla rientrare. Ha detto di aver contattato ambasciata e Farnesina ma il numero è sempre occupato: cosa possono fare?

“Abbiamo contattato l’ambasciatore a Dublino e chiesto ad Alitalia di organizzare un volo di ritorno dall’Irlanda. Per quanto riguarda i minorenni c’è il sistema di tutor per loro: lì c’è una grande comunità di italiani e se i numeri sono intasati è perché tutti stanno chiamando. La cosa più importante è sapere quanti siano, per questo noi consigliamo a tutti quelli che si recano all’estero di registrarsi all’app Viaggiare Sicuri: questo ci permette di tracciare i cittadini all’estero, una pratica molto importante anche per il futuro. In più aggiungo un fatto: se ci fossero difficoltà con i voli diretti per il rientro, noi indichiamo gli aeroporti di Parigi, Berlino, Francoforte e Monaco perché da lì partono continuamente voli per Roma”.

Sempre in Irlanda abbiamo 15 connazionali positivi al coronavirus che erano lì per un addestramento con Ryanair, adesso sono bloccati. Cosa state facendo per loro?

“Sta seguendo questo caso la nostra ambasciata, stiamo lavorando perché possano tornare presto e in sicurezza. Dobbiamo gestire il loro rientro in modo da garantire il loro stato di salute”.

Se un italiano ha il coronavirus all’estero, può tornare o deve prima guarire là?

“E’ preferibile che rimanga dove si trova attualmente, ovviamente seguito dalla nostra rete istituzionale. Tutti ricordano il caso di Niccolò, che non era positivo ma fu necessario recuperarlo in biocontenimento: dobbiamo garantire al nostro connazionale la sicurezza, non tutte le sanità del mondo sono alla nostra altezza, noi dobbiamo comunque garantire a tutti di essere assistiti e dopo 14 giorni dal tampone negativo si può rientrare”.

Stiamo seguendo anche il caso di due anziane bloccate a Malaga: cosa si può fare per loro?

“Sono in contatto con il nostro ambasciatore a Madrid e con il nostro consolo onorario. Le stiamo aiutando a fare il biglietto per il prossimo volo da Malaga. Abbiamo istituito voli sia da Madrid che da Malaga in direzione Roma. Stiamo dando la massima attenzione alle persone meno giovani, come sappiamo sono i più fragili in questa situazione. Stiamo lavorando per farle partire con il prossimo aereo”.

Dal Portogallo invece ci ha scritto Gennaro, studente Erasmus, che dice non riuscire a contattare l’ambasciata al telefono. Le risulta?

“Noi siamo in contatto con l’ambasciatore a Lisbona, anche lì stiamo lavorando a un volo verso Roma. In Portogallo come da tutte le parti ci può essere una difficoltà a mettersi in contatto, abbiamo comunque messo insieme i numeri dei nostri connazionali: stiamo lavorando perché all’inizio della prossima settimana possa esserci un volo speciale per riportarli qui. Abbiamo dovuto fare un vero censimento, dobbiamo trovare anche per il futuro un sistema che ci permetta, pur nel rispetto della privacy, di sapere quanti sono gli italiani in un determinato Paese”.

Ci potrebbero essere dei problemi anche nei paesi africani, in Senegal per esempio ci sono i primi casi di coronavirus. Un documento Onu sembra segnalare possibili episodi di discriminazione nei confronti degli espatriati: a lei risulta?

 “A noi non sono stati segnalati formalmente episodi di aggressione contro nostri cittadini. Stiamo cercando di seguire eventuali comportamenti di intolleranza nei confronti di nostri cittadini o cittadini europei. Quello che possiamo consigliare è, nel caso il clima peggiori a tal punto da non vedere più garantita la proprio incolumità, ci sono voli con scalo a Johannesburg o da Addis Abeba per rientrare in Italia. Non saranno però attivi per sempre, avranno una limitazione a un certo punto. Chi non si sente al sicuro, triangoli su Johannesburg o Addis Abeba e rientri”.

In tanti ci contattano dal Regno Unito, impauriti dalle misure decise. Cosa può dire a queste persone?

“Posso consigliare a chi resta lì di seguire le indicazioni che noi abbiamo dato in Italia: che si osservino le stesse regole che abbiamo deciso qui”.

Per quanto riguarda il contagio di ritorno, che misure state prendendo per gli italiani che rientrano dall'estero?

“Prevediamo la quarantena per chi torna in Italia. Ora stanno rientrando molti studenti dalla Romania, arrivati a casa bisogna autodenunciarsi e rimanere quattordici giorni in casa senza poter uscire per nessuna ragione. Anche a distanza dai propri familiari. Ovviamente siamo pronti ad agevolare il rientro di tutti quelli che vogliono tornare, ma apprezziamo anche la decisione di chi rimane dove si trova decidendo di aspettare il tempo di quarantena prima di tornare”.

Il governo prevede misure più restrittive, visti alcuni italiani che escono troppo di casa? Quando si potrà tornare alla normalità?

E’ troppo presto per sapere quando potremo tornare alla normalità. La luce in fondo al tunnel però esiste, a Wuhan non ci sono più nuovi contagi. Bisogna dire che da noi la stragrande maggioranza dei cittadini ha comportamenti responsabili, ma c’è anche chi non li ha. Quanto più ci saranno atteggiamenti irresponsabili, tanto più saremo costretti a misure più restrittive. Ogni volta che si esce senza ragione di casa, si mette a rischio la vita dei nostri medici e infermieri che lottano contro il coronavirus. Se vogliamo aiutarli, dobbiamo stare a casa: ai nostri nonni è stato chiesto di andare in guerra, a noi di restare sul divano

Un anno fa, il 13 agosto, ci lasciava la nostra Nadia. Ad un anno di distanza i suoi compagni di viaggio la raccontano, la ricordano, e la festeggiano. Le Iene per Nadia. Giovedì 13 agosto su Italia Uno in prima serata

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