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Il coronavirus travolge l'Europa ma non l'Italia: ecco perché secondo i quotidiani stranieri e l'Oms | I DATI

Metà della Francia è tornata in zona rossa, in Spagna Madrid è di nuovo in lockdown, il Regno Unito pensa a restrizioni in tutto il Paese. In Italia invece la situazione sembra (per ora) ancora sotto controllo: per il quotidiano inglese The Telegraph il successo italiano è dovuto a un uso della mascherina più diffuso che altrove e alla paura che ancora vivono gli italiani dopo la prima terribile ondata. Anche l’Oms elogia “l’esempio italiano”

L’Italia è tra i Paesi europei che stanno gestendo meglio la seconda ondata, e ha una lezione da insegnare al resto del continente. A dirlo non siamo noi ma è il The Telegraph, prestigioso quotidiano britannico. E non è l’unico: anche altre testate e la stessa Organizzazione mondiale della sanità hanno celebrato il successo - per adesso - dell’Italia nel contenere la seconda ondata.

Ma com’è stato possibile? Partiamo intanto dai dati: secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, l’Italia è al 14esimo posto nella lista dei paesi europei per numero di casi ogni 100mila persone nelle ultime due settimane. In testa troviamo la Spagna, seguita dalla Francia. Oggi il numero di nuovi contagi registrati è stato di 1.350, con 17 deceduti: cifre molto lontane da quelle dei nostri vicini.

Francia e Spagna si trovano in una situazione molto difficile: Parigi ha imposto la zona rossa in 50 dipartimenti, corrispondenti alla maggioranza del territorio nazionale. Questi dipartimenti, che più o meno coincidono con le nostre provincie, sono stati dichiarati "zona di circolazione attiva del virus". Una classificazione che permette ai prefetti di adottare misure supplementari per bloccare la diffusione del coronavirus. La situazione è considerata talmente grave che da oggi l’Italia ha imposto il tampone per chiunque entri nel nostro territorio dalla Francia.

In Spagna invece il report del 20 settembre sul coronavirus conta 90 nuovi decessi: nelle ultime ore sono stati 14.389 i nuovi contagi covid, che portano il numero di persone colpite dalla pandemia a 640.040. Madrid è tornata, almeno in parte della città, in lockdown: 850mila persone potranno uscire di casa solo per andare a lavoro o per svolgere commissioni urgenti. Le autorità hanno inoltre ordinato la chiusura dei parchi, mentre i negozi, i bar e i ristoranti devono limitare la capacità dei locali al 50%.

E anche il Regno Unito non se la passa affatto bene: i contagi giornalieri, secondo le previsioni delle autorità sanitarie, potrebbero raggiungere le 50mila unità entro la metà di ottobre. E per questo secondo la BBC il premier Boris Johnson starebbe per reintrodurre un lockdown parziale esteso all'intera Inghilterra.

E l’Italia? Il nostro Paese sta molto meglio di quelli citati finora. La crescita dei contagi nelle ultime settimane ha evitato un aumento esponenziale, rimanendo ancorata tra i 1.500 e i 2mila nuovi casi giornalieri. E anche il numero di ricoverati in ospedale e terapia intensiva, per quanto in costante crescita, resta sotto controllo. Al netto di possibili effetti negativi delle elezioni, l’Italia sembra essere al sicuro. Com’è stato possibile?

Secondo l'analisi del Telegraph, un ruolo importante nell’aver schivato, almeno per il momento, la seconda ondata è stato giocato da una diffusa adesione all’uso della mascherina, molto più di quanto non avvenga in altri paesi europei. Questo, continua il quotidiano, potrebbe essere dovuto al sentimento di paura che non ha ancora abbandonato il nostro Paese, il primo in Europa a essere colpito dalla pandemia. “Lo shock di essere stato il primo paese europeo a essere colpito dalla pandemia e aver sperimentato il lockdown non è ancora svanito”, ha detto al Telegraph Erik Jones, professore di studi europei alla Johns Hopkins University a Bologna: “Gli italiani sono consapevoli di cosa comporterebbe una seconda ondata e sono determinati nel fare in modo che ciò non accada”.

Il professore di microbiologia all’università di Padova, Andrea Crisanti, intervistato dal quotidiano, mette in luce anche un altro aspetto che sarebbe stato determinante per il nostro Paese: l’impiego dei tamponi. “Ogni volta che individuiamo un positivo, anche se asintomatico, eseguiamo il tampone su tutti i membri della famiglia e i contatti della persona”. L’Italia inoltre ha mantenuto il periodo di quarantena obbligatoria a 14 giorni, anziché ridurlo a 7.

Ma non si può abbassare la guardia, soprattutto ora che le scuole hanno riaperto. Proprio la riapertura ritardata delle scuole nel nostro Paese rispetto ai vicini europei è, secondo il sito di news digitale “The Local”, uno dei motivi che sta ritardando la seconda ondata qui da noi. Mentre le scuole hanno riaperto il 14 settembre e in alcune regioni riapriranno il 24, in Spagna e Francia le lezioni sono ricominciate i primi di settembre.

Anche il Financial Times ha elogiato il modo in cui l'Italia sta affrontando la pandemia, tenendo sotto controllo per il momento una seconda ondata, come abbiamo raccontato qui. 

Un elogio al modello italiano è arrivato in questi giorni anche da parte dell’Oms, che ha definito quello italiano un esempio di come “con unità nazionale e solidarietà, impegno comune e umiltà anche la situazione peggiore si può invertire". Lo ha detto il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus in videocollegamento con il forum ad Assisi 'Cortile di Francesco'. Sulla differenza tra Italia e paesi vicini come Francia e Spagna è intervenuto anche il direttore aggiunto dell'Oms, Ranieri Guerra: “Siamo di fronte a un aumento, anche se blando e controllato, della casistica dei positivi, dei malati gravi e dei ricoveri in terapia intensiva. Anche se non siamo ancora ai livelli dei nostri vicini, come Spagna e Francia. Questo vuol dire che l'effetto del lockdown molto rigido sta permettendo all'Italia un effetto positivo. L'Italia è stato il Paese che ha reagito con maggiore fermezza rispetto a tutti gli altri". E speriamo di continuare a coltivarne i risultati.

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