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Coronavirus, Italia tra i migliori d'Europa contro la seconda ondata: ecco perché | I DATI

Nelle ultime settimane la pandemia sta riesplodendo in tutta Europa, ma finora l’Italia è tra i Paesi che stanno registrando gli aumenti più bassi. Merito di una combinazione di fattori, tra la capacità di tracciamento dei focolai e le regole ancora presenti di distanziamento sociale. Ci sono però alcune incognite che pesano sul nostro futuro

L’Italia è uno dei paesi in Europa che sta rispondendo meglio all’attesa “seconda ondata” di coronavirus. Detto così può suonare strano, pensando che fino a maggio eravamo il fanalino di coda dell’Unione europea e tra i paesi più colpiti al mondo e che ormai da giorni i dati della pandemia stanno peggiorando. Basta però guardare i numeri dei nostri vicini oggi.

Secondo i dati forniti dal Centro europeo di controllo delle malattie, l’Italia negli ultimi 14 giorni ha registrato 26.9 casi ogni 100mila abitanti. Un dato molto simile a quello del Regno Unito, che ne ha 26,4, e un poco superiore a quello della Germania, che ne registra 21,1. Negli altri paesi invece va molto peggio: in Belgio ci sono 48,5 casi ogni 100mila abitanti, in Olanda 43,4, in Austria 43,8, in Portogallo 38,3. I dati peggiori li registra la Spagna, con ben 231,6 casi ogni 100 mila abitanti, seguita dalla Francia con 101,4.

Il miglioramento dei dati nelle ultime settimane in confronto ai nostri vicini europei ha anche fatto scendere l’Italia nella triste classifica dei casi assoluti registrati da inizio pandemia. Se fino all’inizio dell’estate eravamo primi in Europa, adesso in cima a questa poco invidiabile graduatoria troviamo la Spagna con 479.554 casi, il Regno Unito con 338.676 e poi la Francia con 293.024. L’Italia è “solamente” quarta con 271.515 casi registrati dall’inizio della pandemia.

Com’è possibile che il grande malato d’Europa si sia trasformato in così breve tempo in un Paese quasi virtuoso in confronto ai suoi vicini? La risposta è molto complessa e non può che partire da una premessa: la pandemia sta peggiorando anche in Italia, solo a un ritmo più lento che nel resto d’Europa. E le prossime settimane potrebbero portare cattive notizie da questo punto di vista. Qualche nota positiva però c’è di sicuro: intanto la capacità italiana di tracciare e contenere i nuovi focolai. Dalla fine del lockdown a oggi infatti il nostro sistema sanitario si è attrezzato nel modo migliore possibile per fermare sul nascere nuovi focolai su tutto il territorio nazionale. Seppur ovviamente non perfetta, l’organizzazione messa in piedi finora ha retto e impedito alla pandemia di tornare nuovamente fuori controllo. 

In secondo luogo, un ruolo importante lo hanno giocato le regole imposte dal governo. Nonostante le violazioni che noi per primi abbiamo denunciato, gli italiani si sono dimostrati in generale molto ligi nel rispettare le limitazioni imposte. Limitazioni che, a differenza di molti altri Paesi, non sono ancora state del tutto allentate o addirittura rimosse e che stanno giocando un ruolo fondamentale nel trattenere la corsa del coronavirus. Basti pensare alla Francia dove, poche settimane dopo il via libera a non usare la mascherina, molte città tra cui la stessa Parigi hanno fatto una precipitosa marcia indietro a causa del riesplodere dei contagi. “Rispetto alle norme in Francia hanno avuto un atteggiamento meno rigido di quello che è stato in Italia”, ha detto lo pneomologo Sergio Harari al Corriere della Sera.

Inoltre non bisogna dimenticarsi che l’Italia, tra marzo e maggio, ha conosciuto il più duro lockdown di tutta Europa. Non solo per le limitazioni alle attività produttive (siamo stati l’unico paese insieme alla Spagna a fermare tutte le produzioni non essenziali e per una settimana in più di Madrid) ma anche per quelle agli spostamenti personali: l’Italia è l’unico Paese in Europa ad aver proibito persino le uscite in solitaria per andare a passeggiare per lungo tempo. E questo, se da una parte ha generato polemiche per le privazioni alla libertà personale, dall’altra ha consentito un drastico abbattimento della circolazione del virus. 

L’insieme di questi tre elementi ha tolto terreno fertile al coronavirus, rallentato la sua nuova diffusione e circoscritto la sua possibilità di infettare ai focolai. Un successo che finora ha permesso all’Italia di performare meglio nel contenimento della pandemia dei vicini europei, evidentemente meno efficaci di noi nel mettere in campo le strategie necessarie a rallentare la seconda ondata.

Ci sono però anche degli aspetti negativi di cui bisogna tener conto: la riapertura forse troppo affrettata delle discoteche, seguita da una altrettanto affrettata richiusura, ha contribuito al recente peggioramento dei nostri dati. E anche il periodo di vacanze a cavallo di Ferragosto ha portato, e ancora porterà nei prossimi giorni, a nuovi e più grandi focolai tra chi rientra dalle ferie. In questo ha giocato un ruolo anche il ritardo nell’imporre controlli sui viaggiatori di rientro da Paesi: a oggi solo chi rientra da Spagna, Grecia, Malta e Croazia deve sottoporsi a tampone. Per quanto riguarda invece la Francia, che ha anche un confine fisico con noi, nessun tampone anche se è il secondo Paese con più nuovi contagi in questo momento.

Infine, non bisogna dimenticare che la riapertura delle scuole prevista tra meno di due settimane potrebbe portare a un ulteriore peggioramento della situazione: “La riapertura delle scuole e la riapertura delle attività produttive sono un'occasione fantastica per innescare la trasmissione del coronavirus”, ha detto il professor Andrea Crisanti a Sky tg24. Paesi come la Francia (il 1° settembre) e la Germania (10 agosto) hanno già riaperto le scuole: se per Parigi è ancora troppo presto per parlare di dati, a Berlino decine di istituti sono già stati chiusi a causa di contagi tra studenti e insegnanti

Bisogna però sottolineare come per il Centro europeo per il controllo delle malattie la riapertura “non è associata a un aumento significativo della trasmissione del virus”, almeno nel caso tedesco. Che infatti continua a performare meglio di noi. Come fare dunque per mantenere l’Italia su una buona strada? “L’unico modo che abbiamo per controllare i contagi, in assenza di farmaci efficaci e ancora in assenza di un vaccino, sono le misure di sorveglianza attiva”, dice ancora il professor Crisanti. 

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