Coronavirus, stop all'abbattimento dei visoni in Olanda dopo il ricorso degli animalisti | VIDEO
L’Olanda aveva deciso di abbattere oltre 10mila visoni allevati per produrre pellicce, dopo il contagio di due dipendenti di diverse strutture. La paura è che il coronavirus abbia fatto il salto di specie: un giudice però ha bloccato tutto dopo il ricorso di alcuni gruppi animalisti
I visoni destinati a essere abbattuti in Olanda sono - per adesso - salvi. Lo ha deciso un giudice che ha ordinato la sospensione dell’abbattimento di oltre 10mila animali costretti negli allevamenti per la produzione di pellicce. L’ordinanza è arrivata dopo un ricorso presentato da gruppi di animalisti. I visoni sono quindi salvi almeno fino a lunedì, quando si terrà l'udienza.
L’abbattimento degli animali era stato deciso dal governo olandese, dopo che due lavoratori in diversi allevamenti avevano contratto il coronavirus: il sospetto degli esperti è che il COVID-19 abbia fatto il salto di specie tra visone e uomo, arrivando a contagiare i dipendenti delle strutture.
La ministra dell'Agricoltura Carola Schouten e quello della Sanità Hugo de Jonge hanno detto che "il virus può continuare a circolare per un lungo periodo negli allevamenti di visoni e quindi può costituire un rischio per la salute pubblica e per la salute degli animali". Da qui la decisione, come vi abbiamo raccontato in questo articolo, di abbattere i visoni.
Le autorità di Amsterdam starebbero valutando la possibilità di incentivare la chiusura volontaria degli allevamenti, che è già prevista per legge entro il 2024: “Gli allevamenti di visoni non sono molto diversi dai mercati di animali selvatici attualmente al centro delle preoccupazioni globali, dato che migliaia di visoni sono ammassati in minuscole gabbie e in condizioni insostenibili” ha dichiarato il presidente della Fur free alliance Joh Vinding, un coordinamento internazionale di organizzazioni contro l’uso degli animali per realizzare pellicce.
“Oltre ad essere una pratica crudele, il rischio di diffusione di nuove malattie emergenti e, nello specifico, il fatto che gli allevamenti di visone possano fungere da serbatoio per i coronavirus, sono ulteriori motivazioni per vietare definitivamente questi allevamenti”, ha aggiunto ancora Vinding. E se in Olanda, al di là della querelle sul destino di questi animali, ha già deciso di impedire l’allevamento di visoni per la realizzazione di pellicce, lo stesso non avviene nel nostro Paese: l’Italia infatti, insieme a Francia, Portogallo e Irlanda, è uno dei pochi stati in Europa a non aver ancora introdotto il divieto di allevamento di animali allo scopo di produrre pellicce.
E adesso la Lav, insieme a Fur free alliance e a Essere animali, torna a chiedere all’Italia di seguire le orme dell’Olanda e vietare questo tipo di allevamento: secondo Essere animali nel nostro Paese, a dicembre 2019, sono attivi una decina di allevamenti che secondo la loro stima avrebbero ucciso oltre 100mila animali.
Un tema ancora più attuale vista la crisi sanitaria globale che stiamo vivendo: forse l’arrivo di questa nuova e devastante epidemia, che come vi abbiamo raccontato con il nostro Gaston Zama è stata proprio causata dal nostro sfruttamento ai danni degli animali, spingerà finalmente la politica a mettere un freno a queste terribili pratiche. Se volete contribuire alla campagna per vietare l'allevamento di visoni in Italia, cliccate qui.