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Cremazioni multiple a Biella: no al patteggiamento per i fratelli Ravetti | VIDEO

Il gup ha respinto la richiesta di patteggiamento e il rito abbreviato per i fratelli Ravetti. I due titolari sono accusati di cremazioni multiple nel tempio crematorio di Biella. Un orrore denunciato da alcuni dipendenti di cui ci ha parlato Andrea Agresti

Nessun patteggiamento e rito abbreviato per i fratelli Alessandro e Marco Ravetti. I due titolari del tempio crematorio di Biella sono accusati di doppie cremazioni, falso per le correzioni sul registro e violazioni di sepolcro. Ci ha parlato della vicenda Andrea Agresti nel servizio che potete vedere qui sopra.

Nella prima udienza di venerdì 7 febbraio, il giudice ha respinto la proposta della difesa per una pena concordata di 3 anni e 8 mesi. Anche il gup ha negato la richiesta di rito abbreviato, auspicato dai difensori. 

“Ci veniva chiesto, per accontentare il continuo incremento delle cremazioni, di aumentare le bare all’interno del forno. Magari con due o tre bare alla volta”, ha dichiarato un dipendente. E tra le prove finite nel fascicolo della procura ci sarebbero anche le sue testimonianze con foto e filmati. “Vigeva la regola di andare sempre più veloci per consegnare le ceneri. Se invece di fare 6 o 7 cremazioni diventavano anche 14 è ovvio che le entrate raddoppiavano”.

I fratelli Ravetti avrebbero imposto anche i tempi di cremazione. Sul loro sito parlano di almeno 3 ore. “Noi invece lo facevamo entro 60 minuti”, sostiene il testimone. Ma ci sono materiali come lo zinco che hanno bisogno di tempi molto più lunghi per bruciare: “Si apriva la cassa con un’ascia o un’accetta e si bruciava la persona mettendo il corpo in una cassa di cartone”. Nei filmati consegnati alle forze dell’ordine si vede bene questa pratica.

Nel processo si sono costituiti parte civile almeno una 50ina di familiari che oltre a piangere i loro cari si sono ritrovati in questo orrore. “È disumano quello che hanno fatto. Io non so se quello che sto piangendo è mio figlio”, dice una mamma. Ma Alessandro Ravetti avrebbe fatto di peggio: “Quando la cenere era troppa, mi diceva di mettere tutto nell’urna e quello che non ci stava di metterlo in un cartone che sarebbe stato buttato via nell’immondizia. È riuscito a corrompere una persona a farlo passare a raccogliere questi cassonetti”, sostiene un dipendente. I rifiuti cimiteriali sono classificati come speciali e devono essere smaltiti in modo speciale. E in quel cassonetto della nettezza urbana ci sarebbero finiti anche resti di ossa.

Ai familiari dei defunti si aggiunge anche il comune di Biella come parte civile. Dopo lo scandalo ha revocato le concessioni ai fratelli Ravetti che torneranno in aula il prossimo 22 maggio.

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