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Firme false M5s a Palermo: 12 condanne e 2 assoluzioni | VIDEO


Arriva la sentenza di primo grado al processo sulle oltre 1100 firme false utilizzate per presentare le liste M5S per le elezioni comunali di Palermo del 2012. Una vicenda di cui ci aveva parlato Filippo Roma, dalla cui inchiesta era partito il processo arrivato oggi a sentenza

Dodici condanne e due assoluzioni: è arrivata la sentenza di primo grado nel processo per le firme false del Movimento Cinque Stelle alle comunali di Palermo del 2012. Una vicenda che vi avevamo raccontato con Filippo Roma, nel servizio che potete rivedere in alto e che ha dato il via al processo.

Il giudice monocratico ha condannato dodici degli imputati, decidendo l’assoluzione per altri due, Riccardo Ricciardi e Pietro Salvino. A un anno e dieci mesi di carcere sono stati condannati l’ex collaboratrice del gruppo all'Assemblea regionale siciliana Samantha Busalacchi, gli ex deputati Riccardo Nuti, Giulia di Vita e Claudia Mannino, Alice Pantaleone, Antonio Ferrara e Stefano Paradiso. Un anno e sei mesi poi per il cancelliere Giovanni Scarpello e per l'avvocato Francesco Menallo, mentre sono stati condannati ad un anno di reclusione gli ex deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, insieme all'attivista Giuseppe Ippolito.

Ai dodici sono contestati a vario titolo diversi reati, tra cui la violazione del testo unico regionale in materia elettorale che all’articolo 90 prevede tra i reati punibili quello dell'alterazione delle liste elettorali.

Il processo era stato riaperto proprio dopo l’inchiesta di Filippo Roma, che aveva raccontato come su duemila firmatari delle liste grilline, 1104 non avevano riconosciuto la propria firma.“Quando si sono raccolte le firme io ho trovato due persone che le stavano ricopiando”, ci aveva detto l’attivista Vincenzo Pintagro, che in aula ha raccontato come sarebbero andate le cose. “E in quella sede dissi subito ‘ragazzi ma siete pazzi? Noi stiamo commettendo tutti quanti un reato!’”.

Filippo Roma era riuscito a ottenere i moduli presentati dal Movimento Cinque Stelle ed era andato a chiedere ad alcuni di quelli che dovevano essere i firmatari se riconoscevano la propria firma: in molti non riconoscevano la calligrafia!

Secondo l’ipotesi della Procura, Nuti e alcuni attivisti dopo essersi accorti di un errore anagrafico riportato sui moduli, resi quindi inutilizzabili, avrebbero deciso di ricopiare le firme sui moduli corretti. Da qui quindi l’ipotesi di falsificazione materiale delle firme.

L'ultima puntata

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