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I genitori di Arianna, la ‘bimba di legno', in sciopero della fame: “Vogliamo giustizia” | VIDEO

Dopo 9 anni di battaglie legali, il Tribunale ha condannato l’ospedale Cardarelli a un risarcimento di 3 milioni di euro per la famiglia di Arianna, la “bambina di legno” che per una bronchiolite si è ritrovata con una tetraparesi spastica. I suoi genitori hanno avviato lo sciopero della fame per chiedere di avere quel risarcimento, negato dall’ospedale. Veronica Ruggeri ci ha raccontato del loro dramma 

“Iniziamo lo sciopero della fame dopo 9 anni di battaglie legali e un risarcimento che ci spetta di diritto”. Lo dicono Matilde e Eugenio Manzo, i genitori di Arianna. Lei ha 15 anni ed è la ‘bimba di legno’, entrata in ospedale a 2 mesi per una bronchiolite e uscita con una tetraparesi spastica, ipovedente e sorda. Veronica Ruggeri ci ha raccontato il loro dramma (clicca qui per il servizio). 

A dare ragione alla famiglia di Arianna c’è una sentenza di primo grado. Il tribunale obbligava l’ospedale al risarcimento del danno che sarebbe stato causato, secondo i giudici, dall’aver sottoposto a sedazione prolungata la neonata con un farmaco sconsigliato per i bambini. Secondo la sentenza i genitori hanno diritto a un risarcimento di 3 milioni di euro. Ma il Cardarelli di Napoli ha presentato ricorso in Appello. 

“Dal 25 giugno la Corte d’Appello di Salerno non decide sulla sospensione dei risarcimenti”, spiegano i genitori nel video che potete vedere qui sopra. Per Matilde ed Eugenio quel denaro è necessario per garantire le cure ad Arianna, soprattutto la fisioterapia. Lui è disoccupato e lei ha un part-time in una casa di riposo. “Viviamo con 900 euro di stipendio e i 500 di accompagnamento di Arianna. Lei ha bisogno di cure, riusciva a stare in piedi, oggi ha davvero tante difficoltà”. Da troppo tempo attendono questi soldi e così da qualche ora hanno iniziato lo sciopero della fame. “Abbiamo organizzato un presidio di protesta sotto la Corte d’Appello e continueremo con lo sciopero”, dicono a Iene.it. 

Nei giorni scorsi hanno rivolto un appello anche al presidente della regione Campania “per sollecitare alla direzione dell’azienda il pagamento di quanto dovuto in favore di nostra figlia”, hanno scritto a Vincenzo De Luca. “Inaccettabile l’atteggiamento dell’azienda Cardarelli che dopo la condanna a pagare 3 milioni di euro ha deciso di non onorare la sentenza chiedendo la sospensione del pagamento”, dichiara l’avvocato della famiglia, Mario Cicchetti. “Riteniamo che la corte possa solo confermare la sentenza di primo grado. Intanto incontreremo il governatore De Luca”.

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