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Moby Prince, nuove immagini satellitari: “La petroliera era in zona vietata” | VIDEO

A 29 anni dalla tragedia della Moby Prince, in cui sono morte 140 persone, le immagini satellitari sembrano mettere un punto ad almeno uno dei dubbi che avvolgono la vicenda: la petroliera Agip Abruzzo con cui la nave passeggeri si è scontrata non doveva essere lì

Sono passati 29 anni dalla tragedia della Moby Prince e i familiari delle vittime aspettano ancora giustizia. La sera del 10 aprile 1991 la nave passeggeri entra in collisione con la petroliera Agip Abruzzo al largo del Porto di Livorno. 140 le vittime, i cui effetti personali sono stati restituiti ai parenti solo qualche mese fa. Di questa tragedia ci siamo occupati con un’inchiesta di Gaetano Pecoraro, di cui potete vedere qui sopra l'ultimo servizio del febbraio 2018.

Ora, come riporta il Corriere della Sera, dall’analisi di 11 immagini satellitari emergerebbe che la petroliera Agip Abruzzo si trovava nella zona con divieto di ancoraggio all’uscita del porto di Livorno. Questo potrebbe spiegare almeno in parte perché il Moby Prince ha sbattuto contro la petroliera che secondo le prime indagini si sarebbe trovata invece in una zona consentita. Le nuove immagini satellitari mettono un punto fermo almeno su uno dei dubbi che avvolgono questa tragedia: la petroliera era dove non doveva stare proprio per non intralciare il passaggio delle altre navi in entrata e in uscita dal porto.

Ma la posizione della petroliera quella notte non è certo l’unico dubbio che per anni ha avvolto questa tragedia. Nelle conclusioni della Commissione d’inchiesta sulla tragedia presentate in Senato a gennaio 2018, emerge che molte delle 140 vittime potevano essere salvate e sono morte per colpa della cattiva gestione dei soccorsi. Gaetano Pecoraro ha intervistato Angelo Chessa, che ha perso sul traghetto il padre Ugo, comandante della nave, e la madre. “La prima immagine fu questa: il Moby Prince ancora fuori dal porto attaccato al rimorchiatore. E nessuno buttava acqua”, ricorda. Parla di un traghetto che brucia ancora la mattina dopo alle 7, nove ore dopo il disastro, senza che nessuno sia ancora salito a bordo a cercare le vittime. Un altro punto fermo evidenziato dalla Commissione d’inchiesta era che la sera del 10 aprile 1991 non c'era nebbia in mare, come sostenuto dalle inchieste della magistratura.

Dopo le conclusioni della Commissione parlamentare a inizio 2020 i familiari delle vittime hanno intrapreso un procedimento in sede civile contro lo Stato. I familiari hanno citato in giudizio i ministeri delle Infrastrutture e Trasposti e della Difesa riguardo il mancato controllo sul porto di Livorno e l’omissione dei soccorsi al Moby Prince. 

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