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Mose pronto tra sei mesi? Le aziende minacciano lo stop ai lavori: “Non ci pagano”

Le aziende che stanno realizzando l’opera per conto del Consorzio Nuova Venezia hanno inviato una lettera agli amministratori straordinari e ai ministeri: “Mancano i finanziamenti necessari”. Ancora problemi insomma per il Mose, che noi de Le Iene stiamo seguendo da parecchio tempo

Finanziamenti assenti, nessuna certezza sui pagamenti delle attività già fornite, posti di lavoro a rischio: è la denuncia che arriva dalle imprese coinvolte nella costruzione del Mose a Venezia, la faraonica opera che dovrebbe proteggere la laguna dalla furia del mare ma che per adesso non ha ancora visto la luce dopo anni, anzi decenni di progetti e investimenti pubblici. In una lettera inviata agli amministratori straordinari e ai ministeri, come riporta il Corriere della Sera, le aziende minacciano di interrompere i lavori in assenza di risposte concrete.

Il Mose, che per adesso ci è costato la bellezza di 5 miliardi e mezzo di euro (che salgono a 8 se si considerano anche tutte le opere di contorno) rischia insomma di essere nuovamente bloccato da una amministrazione pubblica incapace di risolvere i problemi che si presentano. L’opera, è bene ricordarlo, dovrebbe in teoria essere pronta a giugno per entrare in funzione nel 2021, anche se il sindaco di Venezia ha annunciato trionfalmente pochi giorni che sarà possibile attivarla per le emergenze già tra cinque mesi.

Una buona prospettiva, se non fosse che il Mose ci è costato un patrimonio, che la realizzazione dell’opera è in ritardo di decenni, che nessuno sa ancora chi e come debba decidere l’attivazione delle dighe mobili e che adesso rischiamo pure di vedere un altro stop ai lavori perché lo Stato potrebbe non pagare le aziende che lo stanno costruendo.

Continua insomma a non esserci pace per il Mose, i cui lavori non solo sono iniziati da quasi vent’anni e sono stati costantemente interrotti dalle inchieste giudiziarie che hanno portato in carcere varie persone e fatto emergere enormi ruberie alle spalle dei cittadini che pagano le tasse. Secondo il Consorzio Venezia Nuova l’opera è ormai completa al 93% e il sindaco della città, Luigi Brugnaro, ha annunciato che da giugno il Mose potrà essere attivato in caso di emergenza. La consegna finale dell’opera è prevista nel 2021.

La difficoltà più seria è questa: una volta che l’opera sarà pronta, chi dovrà decidere e autorizzare la messa in funzione? Chi stabilirà i criteri per l’attivazione del Mose? Perché incredibilmente ancora non esiste una norma che stabilisca chi fa cosa. E sono passati quasi venti anni dall’inizio dei lavori.

Noi de Le Iene ci stiamo occupando di questo scandalo nazionale: con Giulio Golia, nel servizio che potete vedere qui sopra, vi abbiamo mostrato il disastro provocato dall’ultima acqua alta a Venezia e vi abbiamo parlato di alcuni dei problemi che affliggono il Mose, tra cui i ritardi nella costruzione. È vero che l’opera è stata completata oltre il 90%? “Forse la parte strutturale, ma quella elettronica che comanda ed è più delicata? Nessuno lo sa”, ci ha detto il professore Giuseppe Gambolati.

Inoltre vi abbiamo mostrato le condizioni di alcune paratoie sott’acqua, e l’immagine che ne è emersa non è proprio consolante: sabbia ovunque, un pezzo d’acciaio piegato come se fosse danneggiato, detriti e incrostazioni. C’è una paratoia sollevata dal fondo. Immagini forti, tanto che il Provveditorato delle Opere pubbliche del Triveneto ha chiesto di fare alcune verifiche al consorzio Venezia Nuova. Devono capire se le immagini che avete visto corrispondono allo stato attuale delle paratoie. Del risultato di queste verifiche, però non si è avuta traccia.

A noi, purtroppo, non resta che darvi appuntamento al prossimo assurdo capitolo di questa assurda saga.

L'ultima puntata

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