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News | di Matteo Gamba |

“Malato di sclerosi e favorevole al suicidio assistito: resisto con la mia Adriana. Un aiuto dalla cannabis terapeutica”

Con il servizio di Giulio Golia sulla scelta di Davide Trentini di andare a morire in Svizzera si è aperto un dibattito spontaneo. Ci hanno contattato altri due malati di sclerosi multipla: prima Cinzia Occhino, contraria al suicidio assistito, ora Massimo Epinot, favorevole, che ci racconta qui la sua storia

“Sono favorevole al diritto al suicidio assistito, solo chi vive un dolore come questo può capire fino in fondo. Per me non ci ho ancora pensato grazie soprattutto alla mia Adriana, ma non posso escludere nulla per il futuro. Sono stato fortunato, ho la mia compagna accanto ma questa malattia è seguita troppo spesso dal dramma dell’abbandono, con uno Stato che non ci dà niente per vivere una vita degna di essere chiamata vita”.

Massimo Epinot, 55 anni, gli ultimi 25 passati con la sclerosi multipla, ci ha contattato per partecipare, con un’intervista telefonica da Borgo San Dalmazio nel Cuneese, al dibattito spontaneo che si è aperto dopo il servizio di Giulio Golia del 16 giugno di qui sopra (sotto invece vedete Massimo con la sua compagna). La nostra Iena ci ha raccontato, e mostrato con il suo ultimo video, la decisione di Davide Trentini di andare a morire in Svizzera. Nel rispetto delle idee di tutti abbiamo poi ospitato l’opinione, la storia e la scelta diverse di Cinzia Occhino, anche lei malata di sclerosi multipla: “Rispetto Davide ma io, malata di sclerosi multipla, sono contro il suicidio assistito”.


 

Come sta ora, Massimo?
“Ho capito di essere malato attorno ai 20 anni, ma già a 13 ho avuto i primi disturbi. A 30 è arrivata la diagnosi ‘ufficiale’. Sono invalido al 100%, la parte destra del mio corpo, gamba e braccio compresi, è bloccata, non la muovo. Da giovane sono stato bersagliere, ho fatto palestra e arti marziali, ho suonato sui palchi di tutta Italia, ora vivo su una sedia rotelle, non posso più alzarmi e non cammino, devo essere aiutato anche per andare in bagno, ho problemi a dormire. Ho due figli, una di 24 e uno di 19, sono stato sposato per vent’anni. Poi ho avuto la fortuna di incontrare 10 anni fa Adriana, la mia compagna. Era una mia allieva”.

Insegna?
“Sì, purtoppo per l’ultimo anno e non per colpa della mia malattia. Sono un musicista, riesco ancora a suonare con una chitarra particolare usando solo la mano sinistra. Mi sono diplomato con il compimento inferiore in chitarra classica e laureato in chitarra jazz, insegno quella elettrica in un liceo musicale di Cuneo, purtroppo però con la ‘buona scuola’ hanno tolto il codice del mio strumento: ho portato alla fine le classi aperte, dall’anno prossimo non avrò più un lavoro dopo 8 di insegnamento. Trovarsi disoccupato sarà un modo in più per sentirmi inutile e lasciato in disparte”.

Vi sentite abbandonati dallo Stato?
“Sì, ripeto, io ho avuto la fortuna di incontrare Adriana: senza di lei non potrei fare nulla, non potrei letteralmente vivere in ogni aspetto della mia vita. Non bastano certo pochi soldi, serve un’assistenza vera per tutti. Capisco come sentendosi anche soli e messi in disparte si può arrivare a decisioni estreme. Ci vuole almeno un motivo per continuare a vivere e a soffrire così. Già, perché non c’è solo quello che non puoi più fare, ci sono anche i dolori, continui. Alla schiena, alle gambe, io in particolare al nervo trigemino: mi fa un male pazzesco, che non si può sopportare. Un aiuto, un sollievo mi arriva dalla cannabis terapeutica con il famoso principio del cbd, il thc no, mi mette ansia”.

Riesce ancora a trovarla?
“È costosa, devi pagartela senza nessun aiuto pubblico ma si trova ancora su Amazon e eBay nonostante le campagne restrittive. La prendo per gocce. E aiuta, perché certi dolori ti fanno pensare al suicidio. Io non so cosa mi aspetta per il futuro: per ora resisto”.

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