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Studenti italiani in Argentina: “Discriminati per la nazionalità in diretta tv” | VIDEO

Tre studenti italiani a Buenos Aires ci hanno contattati perché in Argentina si sono sentiti “attaccati dai giornalisti perché siamo italiani”. Li abbiamo intervistati per capire come sono andate le cose

I giornalisti si sono appostati sotto casa tutto il giorno, continuavano a sottolineare che siamo italiani”. Simona, Caterina e Giovanni sono tre giovani italiani che si trovano a Buenos Aires. Le due ragazze sono arrivate in Argentina il 20 febbraio tramite un programma Erasmus, mentre Giovanni è nel paese dal 31 gennaio per un tirocinio. “Io e Caterina siamo andate subito a vivere insieme in un appartamento”, ci racconta Simona. “Mentre Giovanni inizialmente stava in un altro appartamento, ma quando nel paese è stato annunciato il lockdown, prima che diventasse effettivo, è venuto a stare da noi, era il 19 marzo”. Ma allo scadere del contratto, racconta Simona, i ragazzi decidono di cambiare appartamento per via dei disagi che la casa in cui stavano avrebbe presentato. “L’11 aprile scadeva il contratto e siccome l’appartamento era pieno di scarafaggi e c’erano porte e finestre rotte, abbiamo cercato online un’altra casa”. 

Simona sottolinea che prima di trasferirsi i ragazzi avrebbero chiesto il permesso al commissariato, dato che il paese era già in lockdown per il coronavirus. “In caserma ci dicono che possiamo trasferirci”, dice Simona. “Ci spiegano come compilare l’autocertificazione online, dove si forma un QR code che mostra che tu stai circolando per motivi di forza maggiore”. Entrati nel nuovo appartamento all’interno di un palazzo, la Polizia sarebbe andata a casa dei ragazzi per effettuare un controllo. “Abbiamo mostrato la certificazione e spiegato che nel precedente appartamento scadeva il contratto ed era disagiato per via di blatte e altro. La polizia ha controllato anche i nostri passaporti con la data di ingresso nel paese e visto che era tutto a posto sono andati via. Mentre i vicini urlavano e si lamentavano del fatto che ci fossimo spostati lì”. 

La notizia presto arriva ai giornalisti argentini. “Ci siamo trovati i giornalisti sotto casa”, racconta Simona. “Ci hanno attaccati, restando appostati sotto casa tutto il giorno. La giornalista ci prendeva in giro per via degli scarafaggi. Continuavano a ripetere che siamo italiani, ci siamo sentiti attaccati più per la nostra nazionalità che non per il fatto di esserci trasferiti”.

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