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Strage Thyssen, famiglie da Conte: “Una lettera ad Angela Merkel” | VIDEO

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Accompagnati dalla sindaca Appendino, alcuni familiari dei 7 operai bruciati vivi nel rogo dello stabilimento Thyssen di Torino del 2007 sono stati ricevuti dal premier e dal ministro della Giustizia Bonafade. Rosina De Masi, mamma di Giuseppe: “Il nostro governo non è stato avvertito dalla Germania della semilibertà per i due manager tedeschi, chiederà chiarimenti. E faremo arrivare una lettera ad Angela Merkel”

”Dopo che ti ammazzano un figlio, il dolore più grande è non avere giustizia”. Rosina De Masi è la madre di Giuseppe, 27 anni, uno dei 7 operai morti bruciati alla Thyssen di Torino nel tragico rogo del dicembre 2007. è

appena stata ricevuta, insieme ad altri familiari, dal Premier Conte e dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ma lo spirito è quasi rassegnato: ” È stato un incontro cordiale ma entrambi hanno ribadito di poter fare nulla a questo punto. Il ministro Bonafede ci ha detto di aver fatto di tutto, arrivando anche alla sua omologa tedesca e il premier Conte ha raccontato di aver parlato un paio di volte della strage con Angela Merkel. Si sono meravigliati del fatto che nessuno abbia ancora comunicato ufficialmente all’Italia la decisione della concessione della semilibertà per i due manager tedeschi che hanno appresa dalla stampa. L’unica iniziativa per cui Conte si è speso è quella di consegnare ad Angela Merkel una lettera che noi familiari scriveremo e che consegnerà nel corso del prossimo vertice internazionale”.

Rassegnati sì, ma ancora agguerriti, come dopo che era stata resa nota la decisione tedesca di concedere ai due manager Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz la semilibertà, ancor prima di aver fatto un solo giorno di carcere.

Avevamo sentito Rosina De Masi subito dopo la notizia della richiesta della semilibertà per i due super manager tedeschi e ci aveva detto: ”Io nella mia testa, giorno e notte, le sento ancora le urla di mio figlio Giuseppe, che dice che non vuole morire”, ci aveva detto Rosina. “Sono morti sette ragazzi bruciati vivi, sciolti come una candela, non è accettabile quello che sta succedendo: Stato Italiano, faccia qualcosa subito!”. Avevamo sentito anche Antonio Boccuzzi, l’unico sopravvissuto al rogo, che della concessione della semilibertà aveva detto: “È una beffa”. 
 

Solo qualche giorno prima infatti vi avevamo raccontato che il procuratore generale di Torino Francesco Enrico Saluzzo aveva detto che Eurojust, l’organismo di coordinamento delle magistrature europee, aveva garantito che la semilibertà si sarebbe potuta valutare solo dopo che i due condannati avessero scontato almeno la metà dei 5 anni di condanna in Germania.

Davvero una beffa. “Ora possiamo ora solo sperare che si proceda all’esecuzione della pena”, ci aveva detto Bocuzzi. “Abbiamo alleggerito le nostre preoccupazioni con le parole del pg Saluzzo la scorsa settimana e invece adesso i due imputati potranno lavorare durante il giorno e addirittura avere permessi nei weekend. Non c’è stata né sensibilità da parte di chi ha preso questa decisione né credo difesa e sensibilizzazione da parte del nostro Paese che avrebbe dovuto vigilare. Adesso è legittimo chiedersi a cosa sia servito un processo con cinque gradi di giudizio, un percorso che in Germania non vale nulla o molto poco... Non so quale sia la pena giusta per quello che è accaduto: nulla restituirà i nostri cari ma l’impunità generale che c’è nei confronti di chi commette un reato legato agli infortuni sul lavoro sicuramente non è il sintomo di un paese sano e civile. Il nostro sembrava un processo diverso, che condannava l’amministratore delegato a dieci anni, ma in Germania hanno fatto i saldi, dimezzandogli la pena. Io non vorrei mai una giustizia in saldo, vorrei solo una giustizia giusta. Lo meritano i miei colleghi che non ci sono più”.

Di Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz vi abbiamo parlato in due servizi di Alessandro Politi: per il primo cliccate qui, il secondo lo potete vedere qui sopra. Dopo un lunghissimo braccio di ferro avrebbero dovuto entrare in cella in Germania a febbraio di quest’anno. In Italia erano stati condannati rispettivamente a 9 e 6 anni. La pena è stata ricalcolata in Germania a 5 anni, il massimo previsto per omicidio colposo.

Quando Alessandro Politi era andato a incontrare Espenhahn e Priegnitz mentre facevano jogging,  aveva semplicemente chiesto quello che le famiglie delle vittime volevano sapere: “Quando sconterà la sua pena?”. Da loro però non avevamo avuto nessun segnale di pentimento, solo Gerald Priegnitz, profetico, ci aveva detto: “La giustizia tedesca si farà viva”. I familiari delle 7 vittime del rogo Thyssen hanno annunciato, accanto alla lettera da consegnare ad Angela Merkel per le mani del Premier Conte, che continueranno a dare battaglia, fino anche ad azioni clamorose come quella di incatenarsi davanti ai palazzi romani della politica.

 

 

Condanna per omicidio volontario a 14 anni per Antonio Ciontoli e a 9 anni e 4 mesi per la moglie e i due figli. È la sentenza del processo d'Appello bis per la morte di Marco Vannini, ucciso a 20 anni nel 2015 da un colpo di pistola sparato dal padre della sua fidanzata Antonio Ciontoli. "La giustizia esiste", dicono i genitori del ragazzo parlando con Giulio Golia

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