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Cellulari e social danno dipendenza? Ecco quando, e come curarsi | VIDEO

“Perdi il controllo, il tempo scorre e non te ne accorgi, ci passavo anche 18-20 ore al giorno”, dice una ragazza che è riuscita a “disintossicarsi”. Nicolò De Devitiis la incontra e parla con i principali esperti di smartphone, web e social network per capire quando possono diventare una dipendenza

“Anche un cellulare girato sul tavolo disturba una conversazione”. Parliamo di dipendenza da social e smartphone con Tim Kendall, ex amministratore delegato del social Pinterest, che oggi ha un’associazione che aiuta proprio chi vuole “disintossicarsi”. Con Nicolò De Devitiis incontriamo anche i maggiori esperti italiani di web.

Quanto siamo dipendenti? Il meccanismo di proporci continuamente, in maniera personalizzata, qualcosa di simile a quello che finora ci ha interessato è come una droga: se ne consuma sempre di più quasi senza accorgercene. Più lo facciamo, cliccando di più su quello che ci piace o su quello che ci dà ragione, più dall’altra parte si guadagna in pubblicità.

E ogni nostro clic sulle pubblicità vale più di quello che pensiamo, dai 20 ai 30 centesimi. Tutto questo dopo un attento e sistematico studio di cui siamo di fatto continuamente le cavie. “In un certo senso fa paura, ci conoscono più di noi stessi”, dice Kendall.

Vi credete immuni? Andate nelle impostazioni e guardate quanto tempo passate sul cellulare e sulle app social. Quando è patologico? Quando non c’è più il divertimento e diventa un bisogno che ci costringe a controllare continuamente. Purtroppo, si può arrivare anche a rapporti di tipo compulsivo e distruttivo. Il meccanismo ha a che fare con la gratificazione che riceviamo nella chimica celebrale dalle connessioni sociali, ottenute velocemente e senza troppo sforzo. La cura è la stessa che si usa per le dipendenze da alcol e droga.

“Perdi il controllo, il tempo scorre e non te ne accorgi, dalle 8 di mattina alle 8 di sera di domenica”, racconta alla nostra Iena un’ex dipendente dai social, che è riuscita a uscirne. “Arrivavo anche a 18-20 ore al giorno, dicevo: da domani smetto, ma non lo facevo”. E non è solo un problema di quantità di tempo: quando va comunque a invalidare la nostra vita, dobbiamo iniziare a stare attenti. E se, come spesso succede, una persona non se ne accorge da sola, tocca ad amici e parenti vigilare.

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