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Come comunicare il Covid? I consigli del social media manager di Taffo

La comunicazione istituzionale del coronavirus a volte ha lasciato gli italiani indecisi e incerti riguardo a libertà e divieti. Riccardo Pirrone, famoso per le campagne di Taffo, ci ha spiegato quali errori sono stati fatti e come si poteva fare meglio

“Dal punto di vista della comunicazione è un peccato che non sia morto un vip italiano di coronavirus”. Abbiamo intervistato Riccardo Pirrone, la mente dietro i post di Taffo, l’agenzia funebre più famosa del mondo, per fargli analizzare la comunicazione del coronavirus e capire come poteva essere migliorata.

Il nome poteva essere migliore, corona mi fa pensare a qualcosa di regale. Sarebbe stato meglio dare un nome che alludesse al fatto che fa morire soffocati, come Dispnea Virus. O un più generico Virus Letale”.

Sul bollettino giornaliero delle diciotto, durante il quale veniva fatto il punto sui numeri italiani del coronavirus, Pirrone sostiene che “sarebbe stato meglio farlo la mattina, per sensibilizzare le persone a inizio giornata, non alla fine”. Secondo Pirrone oltre a quando comunicare è importante scegliere cosa comunicare. “Bisogna insistere sui legami, la cosa più preziosa che abbiamo. Tutti potremmo potenzialmente contagiare i nostri cari. Siamo tutti potenziali assassini. Salva le persone a cui vuoi bene!”.

Ci spiega anche l’importanza di scegliere le persone giuste per comunicare: “I virologi sono i più adatti ma hanno un linguaggio difficile. Per arrivare a tutti bisogna selezionare i testimonial dalle macroaree alle quali si vuole arrivare. Per esempio, Maria De Filippi poteva comunicare al mondo della tv, Totti al mondo dello sport, Piero Angela al mondo della cultura”.

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