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News | di Matteo Gamba |

Travolto e ucciso un rider, Luca e Giuseppe: ecco com'è la vita di chi ci porta il cibo a casa

A Montecatini muore un uomo di 47 anni investito durante una consegna. Luca, 50 anni, che faceva l’imprenditore, e Giuseppe, che a 25 era già “sous chef”, ci raccontano la vita dura di chi per tirare avanti ci porta il cibo a casa. In un viaggio da Benevento ad Amsterdam tra pedalate nel gelo, chi ti riconosce al momento della consegna e un mese della pandemia che sembra aver segnato tutti

Luca e Giuseppe. Le loro esperienze da rider ci portano in un piccolo viaggio nel mondo dei rider che parte da Benevento e arriva fino ad Amsterdam. Due storie diverse, stessa vita dura delle consegne di cibo a domicilio. Ovvero uno dei pochi settori in espansione e che dà lavoro al tempo del coronavirus, spesso però con paghe bassissime e in condizioni molto difficili. Li sentiamo in un giorno che vede la morte di un uomo di 47 anni, che lascia moglie e due figlie: è stato investito e ucciso da un’auto a Montecatini durante una consegna.

Lo facciamo nel terzo appuntamento con le vostre segnalazioni su questo settore, dopo quelle di Daniel che, dopo 10 anni passati da titolare di un’agenzia di viaggio, si è dovuto mettere a “consegnare hamburger, pollo e piadine” per riuscire ad andare avanti (qui l’articolo) e di Giovanni (“Io, rider improvvisato per la pandemia a 3 euro e mezzo all'ora: vivo nell'angoscia”). Scoprendo un elemento che accomuna questi quattro uomini. Hanno iniziato tutti questo lavoro in ottobre con i nuovi lockdown, che sembrano il punto più duro della crisi economica, quello del crollo al tempo delle speranze.

“Facevo l’imprenditore, ho appena compiuto 50 anni, ho moglie e due figli: cosa dovevo fare? Mi sono messo a fare il rider”, ci racconta al telefono Luca, dalla provincia di Benevento. “La crisi c’era anche prima, ora è più dura. Per 20 anni ho gestito un megastore di elettronica con una decina di dipendenti. Ora faccio il magazziniere e nel tempo libero, cioè la sera e nei weekend, faccio il rider. Da magazziniere guadagno meno di mille euro, con le consegne a domicilio al massimo 400 euro per trenta ore di lavoro la settimana. Almeno così tiriamo avanti e porto a casa la pagnotta. È un lavoro duro ma lo faccio con passione. Una cosa mi fa strano: quando consegno il pasto a qualcuno che mi riconosce. Hanno scritto in faccia: ‘Ma non facevi l’imprenditore?’”.  

Giuseppe ha esattamente la metà degli anni di Luca: 25, aveva lasciato Napoli nel 2018 per fuggire dalla crisi economica in Italia. Cuoco per passione e studi, era diventato “sous chef”, vice-chef di un importante ristorante di Barcellona: “Sono rimasto nell’equivalente della cassa integrazione italiana da marzo a luglio durante la prima quarantena, il ristorante ha riaperto per tre settimane poi è arrivato il secondo lockdown. In agosto mi sono spostato così ad Amsterdam, lavoravo con un amico in un ristorante italiano seguendone l’apertura. Il 15 ottobre è finito tutto perché stato proclamato anche in Olanda il lockdwown nazionale, che dura tuttora”.

Anche lui in ottobre ha iniziato con le consegne a domicilio, un lavoro che non ama. “Lavorare come rider non è bello: volete una testimonianza? Ecco la mia”, ci aveva scritto. “Non volevo farlo perché sapevo a cosa andavo incontro ma era l’unica possibilità per me come per il mio amico. Pedalo con la mia bici nel freddo, ovviamente anche sotto pioggia, neve e vento, tra strade, binari pericolosissimi e un rischio continuo, senza assicurazione o diritto alla malattia. Quattro euro a consegna per 5 ore al giorno: lavorerei di più ma mancano gli ordini. È vero, si guadagna di più rispetto all’Italia: arrivo a 1.100 euro al mese lavorando 6 giorni su sette. Il costo della vita però qui è altissimo. Lo sfruttamento è lo stesso in tutta Europa”.

Se anche voi volete raccontarci la vostra storia, scriveteci su redazioneiene@mediaset.it.

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Con la pandemia Daniel Pedretti ha visto crollare a zero le entrate della sua agenzia di viaggi dopo 10 anni di fatiche. Si è rimboccato le maniche ed è diventato fattorino per le consegne di cibo a domicilio. Ci ha contattato: la sua storia ci racconta un pezzo dell’Italia ai tempi del coronavirus


Nuovo appuntamento con il mondo dei rider. Giovanni, 30 anni, siciliano ci racconta come il contratto nazionale appena firmato sia spesso pura teoria: “Lavoro da quando avevo 15 anni per aiutare i miei. Facevo il cuoco, ora con la pandemia mi sono improvvisato portapizze per 300 euro al mese: è durissima, facendo un lavoro durissimo”

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