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Dopo il caso Battisti, Gaetano Pecoraro ha scovato in Svizzera Alvaro Lojacono, latitante delle Brigate Rosse condannato all'ergastolo in Italia. Che, a un tavolino di un bar, parla tranquillamente di vittime "come simboli" e sfida le autorità italiane

“Salvini? Paura non me ne fa”, resta spavaldo l’ex terrorista rosso e militante delle Brigate Rosse Alvaro Lojacono.

Dopo la cattura in Bolivia e l’estradizione di Cesare Battisti (clicca qui per l’intervista esclusiva che gli avevamo fatto a Parigi), Gaetano Pecoraro ha scovato in Svizzera dove è latitante nonostante debba scontare l’ergastolo in Italia e dove lavora in Università.

Per la magistratura è stato coinvolto il 16 marzo 1978 nel sequestro in via Fani a Roma del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro (nell’agguato furono uccisi 5 agenti di scorta), ha ucciso un magistrato Girolamo Tartaglione sempre nel 1978 e lo studente greco Miki Mantakas, militante del Msi nel 1975.  

“Io ho l’impressione che sia una parata: sceriffo, bandito… Su Cesare Battisti è stata costruita negli anni l’immagine di nemico pubblico numero uno, il cattivo assoluto”, dice. “Quello è odio, che giustizia è?”. “Io sono stato condannato per “cose che manco sapevo che erano state fatte”.

Se si entra nello specifico sul rapimento Moro però dice: “Lascia perdere, non insistere…” e rimanda alla ricostruzione di Paolo Persichetti, brigatista estradato dalla Francia in Italia (secondo questa versione Lojacono era in un auto a bloccare l’accesso in via Fani).

“Bisogna riconoscere che c’è una parte della società italiana che ha preso le armi perché si sentiva in dovere di tentare una rivoluzione”. Secondo Lojacono lo Stato dovrebbe riconoscerlo, come voleva fare con un’amnistia l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, ai tempi nemico numero uno delle Br.

Noi sul sito vi riproponiamo integralmente sul sito l’intervista che facemmo a Cossiga nel 2003 proprio su questo tema (clicca qui per vederla tutta). “Fu il tentativo di innescare una guerra civile: chi combatté lo fece non con l’animo del terrorista ma con l’animo del partigiano”, dice Cossiga.

E le vittime? “Non c’è mai stato niente di personale con nessuna delle vittime: tutto era simbolico e funzionale”, dice tranquillamente Lojacono, dichiarandosi disposto a scontare le condanne ma in Svizzera (in parte le ha già scontate così).

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