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Morte dell'agente Sissy: sulla pistola solo tracce del suo Dna

I periti della famiglia sostengono che sulla pistola da cui è partito il colpo che ha ucciso l’agente penitenziario Sissy Trovato Mazza sono state trovate solo tracce del suo Dna. Con Nina Palmieri abbiamo seguito questo caso, raccontandovi tutti i dubbi che avvolgono la vicenda e parlando con la famiglia di Sissy, convinta che non si sia trattato di suicidio

Sulla pistola da cui è partito il colpo che ha ucciso l’agente penitenziaria Sissy Trovato Mazza sono state trovate solo tracce del suo Dna. Lo dicono i periti nominati dalla famiglia di Sissy che da tempo si batte per smentire la tesi che la morte dell’agente sia un caso di suicidio, come sostiene invece la Procura della Repubblica di Venezia che ha avanzato una richiesta di archiviazione.

I consulenti hanno anche specificato che le tracce di Dna di Sissy potrebbero derivare anche da una contaminazione avvenuta dopo lo sparo.

L’inchiesta resta aperta, in attesa di una decisione del giudice se procedere con l’archiviazione o meno. 

Tanti sembrano essere i dubbi che avvolgono la morte della 29enne, avvenuta il 12 gennaio scorso dopo due anni di agonia. Con Nina Palmieri li abbiamo ripercorsi in un servizio dedicato al caso.

Sissy Trovato Mazza lavorava presso il carcere femminile della Giudecca, fino a quando, il primo novembre 2016 viene trovata in una pozza di sangue dentro l’ascensore dell’ospedale civile di Venezia, dove si trovava per sorvegliare una detenuta.

Nina Palmieri ha incontrato i genitori di Sissy, convinti che la figlia non si sia tolta la vita da sola. Molti sono gli elementi che sembrano smentire l’ipotesi di suicidio, molte domande che restano senza risposta.

Perché il suo cellulare è stato trovato nel suo armadietto in carcere e non accanto al suo corpo all’Ospedale Civico di Venezia? Perché però nel video girato dalle telecamere di sorveglianza subito prima dello sparo sembra che lei invece lo stia usando per telefonare? Perché gli inquirenti non hanno chiesto le celle di posizionamento del cellulare per chiarire questo dubbio?

“Da qualche tempo Sissy aveva scoperto delle cose strane”, ha raccontato il padre dell’agente alla Iena. Pochi mesi prima dello sparo Sissy aveva segnalato ai suoi superiori che all’interno del carcere arriverebbe droga attraverso la lavanderia. “Aveva anche visto effusioni sessuali fra una sua collega e una detenuta”, racconta il padre. Dopo aver fatto queste segnalazioni, a Sissy arriva un richiamo disciplinare.

Per cercare di fare chiarezza, Nina Palmieri ha parlato con alcune ragazze che all’epoca dei fatti erano detenute proprio in quel carcere. Conoscevano Sissy e sapevano cosa succedeva lì dentro. Una di loro ci racconta che nel carcere ha provato per la prima volta l’eroina che era molto facile trovare nel carcere. Bastava, dicono, essere in buoni rapporti con gli agenti. Oltre alla droga, raccontano di detenute che fanno sesso con le agenti e parlano addirittura di orge.

Qualche mese fa il ministero della Giustizia ha deciso di avviare formalmente delle operazioni di verifica e di approfondimento sulla natura della segnalazione e delle denunce che Sissy aveva ripetutamente presentato.

Ecco qui sotto tutti i servizi e gli articoli che abbiamo dedicato al caso. 

Sissy e quel suicidio misterioso

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