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Stefano Ramunni, nuovo processo per il re della truffa: "rubato l'identità" | VIDEO

Questa volta il truffatore seriale Stefano Ramunni dovrà rispondere di quanto messo in piedi ai danni della famiglia Quarta, rubando l’identità del figlio Marco, costretto a letto da una grave malattia muscolare. Proprio da questa famiglia, che abbiamo conosciuto con Giulio Golia, era partita la nostra ricerca del “re della truffa”, finita con l’arresto dopo l’intervista rilasciata alla Iena

Rinviato a giudizio Stefano Ramunni, il “re della truffa” di cui noi de Le Iene ci siamo occupati in numerosi servizi di Giulio Golia fino a che il truffatore seriale non è stato arrestato nel 2018 proprio dopo che la Iena l’aveva trovato e intervistato.

Per Stefano Ramunni, già condannato a 5 anni per truffa e rinviato a giudizio a giugno scorso per una serie di truffe che sarebbero avvenute ai danni di negozi della zona di Treviso, ora si prospetta un nuovo processo. Questa volta il processo riguarderà proprio la prima truffa grazie alla quale abbiamo conosciuto la storia di Stefano Ramunni. Una vicenda che vi abbiamo raccontato nel nostro primo servizio su questo mago dalle mille identità che potete vedere sopra.

Nel decreto di citazione in giudizio si legge infatti che Ramunni è chiamato a processo perché “in tempi diversi e con una pluralità di azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di procurarsi un vantaggio sostituiva illegalmente la propria all’altrui persona”. E cioè Ramunni avrebbe rubato in questo caso l’identità di Marco Quarta, quarantenne costretto a letto da quando aveva 20 anni per una distrofia muscolare. Per fare questo Ramunni si sarebbe servito di un’altra identità ancora: quella di un prete.

Ma andiamo con ordine. Tutto parte da Lizzano, un paesino in provincia di Bari dove vive la famiglia Quarta. Adele e Antonio, i genitori di Marco, per sostenere le spese per il figlio fanno vari appelli in televisione, fino a che un giorno, finalmente, li contatta un prete. Tale Don Vito Piccinonna si offriva infatti di donare mille euro alla famiglia Quarta. Ai genitori di Marco non sembra vero e lo contattano subito. A questo punto però dal prete arriva una richiesta un po’ strana: “Mi diceva di mandargli la carta d’identità di Marco con il codice fiscale e lo stato di famiglia”, racconta il papà. Lui esegue, ma passa il tempo e il bonifico non arriva. In compenso però arriva un telegramma dell’American Express che chiede di contattare urgentemente i loro uffici. “Mi hanno detto che era stata aperta a nome di mio figlio una carta di credito”, spiega Antonio. “Tutti i dati corrispondevano a quelli di Marco Quarta”. Insomma, quello che poi si scoprirà essere Stefano Ramunni, avrebbe rubato l’identità di Marco per ottenere una carta di credito e poi svuotarla. Non solo, l’avvocato di famiglia spiega alla Iena che “c’erano anche delle bollette a nome di Marco”.

Così ci siamo messi sulle tracce di questo truffatore e abbiamo scoperto che don Vito esiste davvero, ma in questa storia non c’entra nulla. Anzi, anche a lui Ramunni avrebbe rubato l’identità.

Alla fine, tra i racconti dei vicini di casa dove Ramunni, sempre sotto falso nome, faceva il badante, e un vecchio complice che ha poi cambiato vita, la Iena arriva al nome del re della truffa: Stefano Ramunni.

Oltre alle altre truffe messe in piedi da questo genio del male, ora Ramunni dovrà rispondere in tribunale anche della messinscena ai danni della famiglia Quarta.

Guarda qui sotto tutti i servizi e gli articoli che abbiamo dedicato alla vicenda id Stefano Ramunni. 

Ramunni, tutti i servizi sul caso

dopo il nostro servizio

Rita Bernardini denunciata per le piante di cannabis coltivate sul terrazzo di casa sua. La radicale, che si era già autodenunciata e da anni combatte per la legalizzazione della cannabis, sperava in un arresto per portare la questione al centro del dibattito pubblico: “Così si usano due pesi e due misure e la legge finisce per non essere uguale per tutti”

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