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News | di Edoardo Montolli |

Strage di Erba: dov'era l'avvocato di Rosa e Olindo durante gli interrogatori?

Su Iene.it ospitiamo le domande sulla strage di Erba di Edoardo Montolli, giornalista di Oggi, che ci parla dei reperti mai analizzati e rivolge delle domande a Pietro Troiano, il primo avvocato di Rosa Bazzi e Olindo Romano, che abbiamo conosciuto nei servizi di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti

Dall’archivio corpi di reato del tribunale di Como saltano fuori nuovi reperti della strage di Erba. Anche noi de Le Iene ce ne siamo occupati nel corso dei numerosi servizi di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, di cui vi riproponiamo qui sopra quello dedicato ai reperti mai analizzati prima d’ora. Ospitiamo su Iene.it, le nuove considerazioni di Edoardo Montolli, giornalista di Oggi e autore de “Il grande abbaglio – Controinchiesta sulla strage di Erba” che rivolge alcune domande a Pietro Troiano, il primo avvocato di Rosa Bazzi e Olindo Romano, che avevamo conosciuto nel servizio del 7 maggio.

Una situazione sempre più surreale. Come vi avevamo raccontato, infatti, il 12 luglio 2018, poche ore prima che la Cassazione si pronunciasse sull’analisi degli oggetti mai analizzati della strage, dal tribunale di Como quegli stessi oggetti partirono verso l’inceneritore, nonostante due diversi giudici ne avessero ordinato la conservazione. La Suprema Corte stabilì poi che tali analisi si potessero fare, ma ormai la gran parte dei reperti, eccezion fatta per quelli archiviati dai Ris di Parma e in un laboratorio di Pavia, erano andati distrutti. Almeno così sembrava. Dato che poco dopo spuntarono fuori, all’ufficio corpi di reato, cinque plichi con materiale dell’eccidio: uno di essi, contenente un cellulare di Raffaella Castagna, risultava però aperto senza alcun verbale. Chi lo aveva fatto? E perché? Finora è rimasto un mistero. Perché a ora la difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi non ha ancora potuto esaminare nulla.

La Corte d’Assise di Como ha infatti ritenuto il parere della Cassazione non “vincolante per questo giudice dell’esecuzione, in quanto pronunciato in diverso procedimento definito dalla Corte d’Appello di Brescia”. Gli avvocati della coppia, Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e Nico D’Ascola, dovranno così tornare il 12 settembre a Roma per un nuovo ricorso. Per fare quelle analisi che chiedono invano da anni e per accedere al server delle intercettazioni: alcune di esse, in particolare di Mario Frigerio e di Olindo e Rosa, tutte in date cruciali per l’inchiesta, non risultano mai entrate in atti. Come se non fossero mai esistite: ma questo, come io stesso ho documentato a Le Iene, non è assolutamente possibile. E gli avvocati dovranno rivolgersi in Cassazione perché la Corte d’Assise di Como ha negato anche l’accesso al server.

In compenso ha comunicato che, durante “l’intensa opera di riordino dell’ufficio” sono apparsi nuovi reperti. Si tratta di residui di libri semicarbonizzati, porzioni di tessuto e di coperte, tampone sulle sponde del letto di casa Castagna, porzione di materiale semicarbonizzato del materasso, 10 cc di acqua dallo “strato di residuo liquido sul pavimento della cameretta” e un “prelievo in bianco”.

Nel frattempo Giangavino Sulas, per conto del settimanale Oggi, ha provato a intervistare l’avvocato Pietro Troiano, il primo legale che difese Olindo e Rosa. Proprio lei l’aveva attaccato nel servizio del 7 maggio 2019 di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti.

Purtroppo l’avvocato spesso non ricorda. E quando ricorda, ricorda male. A proposito della video confessione di Rosa rilasciata al criminologo Massimo Picozzi - all’epoca consulente della difesa- finito inspiegabilmente nel fascicolo del pubblico ministero, Troiano sostiene infatti che “il dischetto con la confessione di Rosa non è uscito dal mio studio”. Eppure, agli atti, la firma di deposito è proprio la sua.

Perché lo depositò? Secondo Picozzi, dato che Rosa aveva detto in video di essere stata stuprata da Azouz, fu depositato per comunicare la notizia di reato e far avviare indagini. Peccato che insieme al video non venne mai depositata una querela, cosa che rendeva vano quel video, come sa qualsiasi studente di legge. E Troiano aggiunge a Oggi: “Forse erano scaduti i termini per fare querela. O forse la strategia difensiva non lo prevedeva”. A queste seguono frasi ancora più spiazzanti: “Per me Azouz è solo gossip. Niente altro”. E allora perché depositò quel filmato se non poteva presentare querela e se riteneva tutto solo gossip? Non basta.

Com’è noto, a Le Iene, Rosa ha raccontato che Troiano non era sempre presente al suo interrogatorio, in cui le furono mostrate le foto della strage. Il settimanale ha chiesto al legale perché avesse consentito ai pm di mostrare agli indagati quelle foto con i dettagli del massacro, noti solo a inquirenti e assassini. E lui ha risposto: “Non mi ricordo questo passaggio. Se fosse successo mi sarei opposto”. E questo è il particolare più inquietante. Perché, che i due videro le foto è assolutamente certo: lo rammentò nella sua requisitoria lo stesso pm Massimo Astori. Risultava poi da un verbale del 6 giugno 2007. E pure in un audio mai trascritto scovato proprio da me e pubblicato sul settimanale Oggi. E allora è naturale chiedersi: dove si trovava l’avvocato Troiano mentre ai suoi assistiti venivano mostrate le immagini della strage? Ha forse ragione Rosa a dire che non era sempre presente agli interrogatori?

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