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Coronavirus, a Stoccolma terapie intensive al 99%, pazienti verso la Finlandia

Gli ospedali pubblici di Stoccolma sono al collasso con posti in terapia intensiva occupati al 99%. Per l’emergenza la Svezia potrebbe inviare i pazienti Covid negli stati confinanti come la Finlandia. Intanto medici e infermieri della sanità privata stanno prendendo servizio anche nelle strutture pubbliche. È la fine del “modello Svezia”, fin dall’inizio contraria a lockdown e restrizioni

"La situazione è grave e abbiamo bisogno di aiuto". Il direttore sanitario regionale Björn Eriksson dichiara lo stato d’emergenza per la sanità pubblica a Stoccolma. E tutta la Svezia, il paese “no lockdown”, dopo aver fatto dietrofront introducendo restrizioni, ora è in emergenza. Alcune strutture sanitarie della capitale sono al collasso con i posti in terapia intensiva occupati al 99%. Anche il dato nazionale attorno all’82% non lascia tranquilli. Così si fanno strada due ipotesi principali: più medici dagli ospedali privati in quelli pubblici e dirottare i malati in altri paesi vicini come la Finlandia, la Danimarca e la Norvegia.

Per Eriksson i numeri che arrivano dalle terapie intensive “mostrano che gli abitanti di Stoccolma sono stati per troppo tempo in ambienti affollati, con troppi contatti al di fuori della cerchia dei conviventi”. Già, basti pensare che solo una quarantina di giorni fa chiunque era libero di circolare per le strade senza mascherine e si organizzavano tranquillamente anche le feste di Halloween, come potete vedere in questa video-testimonianza che è arrivata a Iene.it.

La situazione ha iniziato a preoccupare a metà novembre, quando è scattato il divieto di assembramento nei luoghi pubblici. A questa restrizione, a cui la Svezia si era sempre detta il più possibile contraria, si è aggiunta quella per bar e ristoranti che non possono vendere alcolici in orario serale. Non è più possibile anche far visita ai parenti nelle rsa ed è iniziata la didattica a distanza nelle scuole superiori. 

Adesso basta: abbiamo bisogno che le persone capiscano che bere una birra con dei colleghi può avere conseguenze disastrose”, ha detto Eriksson. “In tanti stanno seguendo le linee guida, ora abbiamo bisogno che lo facciano tutti”.

 

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