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Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli tornano sull'omicidio irrisolto di 30 anni fa di un ragazzo, Willy Branchi. Partendo da una conversazione inedita tra il parroco e il sarto di Goro

Nel terzo servizio sul caso di Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli sul caso, vi mostriamo, nuove intercettazioni esclusive sull’omicidio di Willy Branchi, il ragazzo ucciso, 30 anni fa, a Goro, nel Ferrarese. A parlare sono il parroco don Tiziano Bruscagin, e il sarto del paese, Rodrigo Turolla.

“È venuta in casa una parente a dire che quando Willy è morto ha trovato una lettera che ha confermato che lui lo ha ucciso: è stato lui”, dice il sarto al prete. Ma subito il sacerdote lo blocca tirando fuori il cellulare di tasca: “Sta attento tu, non parlare mai al telefono è sotto controllo”.

I due si incontrano in Procura dove sono stati convocati perché ritenuti informati sui fatti. Non sanno di essere registrati. “Quelli che l’hanno fatto sono già vecchi, hanno più di 80 anni. Hanno i figli, i figli dei figli che non c’entrano più. Poi ci rimettono i figli e i nipoti da tutta questa situazione. Poi c’è la gente che si vendica”, dice il sarto non sapendo di essere intercettato. Dopo inchiesta di Antonino Monteleone, i due sono stati indagati di nuovo per false dichiarazioni.

Dopo i primi due servizi, la Procura ha disposto nuove analisi sulle tracce biologiche del corpo di Willy e almeno 7 abitanti di Goro sono stati convocati per accertamenti tamponi salivari e impronte digitali. E sei persone sono indagate per false informazioni al pubblico ministero

Le indagini in un primo momento puntano verso un pluripregiudicato della zona, Valeriano Forzati. Ma due anni dopo la morte del ragazzo il giudice dichiara di non doversi procedere contro Forzati per non aver commesso il fatto. Così, sulla vicenda cala il sipario fino al 2013, quando il fratello lancia un appello per fare luce sul caso, perché in tanti sanno, ma nessuno vuole parlare.

I nostri servizi segue una nuova pista, contenuta in una relazione dei Carabinieri del 1996 e mai sviluppata, che fa il nome di un uomo sposato con figli che avrebbe avuto una vita parallela di relazioni omosessuali.

“Avrebbe ucciso perché Willy era il suo amante occasionale”, confida don Tiziano Bruscagin al giornalista Nicola Bianchi del Resto del Carlino. “Il ragazzo nella sua ingenuità ha detto 'ora lo dico a mio fratello'”. Proprio queste dichiarazioni hanno reso possibile la riapertura delle indagini da parte della Procura di Ferrara. Ma a quel punto il don ritira tutto.

Seguiamo questa pista, andando a parlare con vari personaggi che potrebbero essere informati sulla vicenda, tra cui uno dei figli dell’uomo indicato dal parroco. I figli infatti, secondo le parole del sacerdote, avrebbero aiutato il padre a sbarazzarsi del corpo di Willy. La nuova pista è quella di festini gay con minorenni o comunque di un vasto giro di prostituzione minorile maschile in cui Willy sarebbe finito coinvolto.

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