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Quarta parte dello speciale di Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli sulla morte di Willy Branchi. Ci concentriamo sulle intercettazioni in Procura tra il sarto, Rodrigo Turolla, e don Tiziano Bruscagin, il parroco, e sulla pista della droga

Quarta parte dello speciale di Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli dedicato alla morte di Willy Branchi, trovato morto all’argine del Po il 30 settembre 1988. Nella prima parte, abbiamo parlato di chi sono i sei indagati per false informazioni al pm, nella seconda della pista dei festini gay e nella terza su una clamorosa testimonianza inedita.

Qui ci concentriamo sulle intercettazioni ambientali registrate alla Procura della repubblica di Ferrara il 16 aprile 2015 a seguito della riapertura delle indagini sul caso.

Si trovano a parlare il parroco del paese, don Tiziano Bruscagin, e il sarto, Rodrigo Turolla. “Io non ho niente da dire”, dice subito il sarto e la risposta del don lascia allibiti: “Rodrigo non dire parole di più”. Gli consiglia di non parlare mai di questa vicenda al telefono.

Ma il sarto continua: “Per averli visti non li ho visti”, continua Rodrigo. “Ma se uno guarda la dinamica della situazione vede come è andata la cosa”. Ma il don risponde: “Che ne sai tu che eri a giocare a carte? E che ne so io che ero a letto?”. E sempre il don aggiunge: “Comunque la verità la sanno loro (i magistrati), e per me è sconvolgente”. E il sarto: “Qualcuno ha parlato allora, perché a Goro si sa tutto, i goresi sanno tutto. Il paese è piccolo, sappiamo tutto di tutti”.

A questo punto il sarto aggiunge dei dettagli che potrebbero dare risposta a come sia possibile che la sera dell’omicidio si senta urlare Willy verso le 1.30 in una via vicina a casa del sarto, mentre la mattina seguente il suo corpo venga ritrovato a un chilometro di distanza. “Ascolti, una è venuta in casa a dire a me e a mia moglie che lui è stato caricato su una motorella e che la moglie di questo, ascolti bene, e non faccio il nome, ha voluto che portasse via la motorella, che non voleva più vedere la motorella a casa”.

Ma poi Turolla parla di un altro elemento: “È una questione di droga, per me. Perché dicevano che quel ragazzo lì, essendo non normale, ci davano le bustine da dare in giro. E poi è successo quello che è successo. Quella mattina lì è venuto in casa, subito subito dopo che è morto”. “Chi?” chiede il don. “Non faccio il nome. E poi è morto”, risponde il sarto. “È venuto in casa e mi ha detto: ‘Guarda che a lui gli davano il compito di spacciare le bustine”.

Secondo questa ipotesi, Willy sarebbe stato ucciso per un regolamento di conti tra due bande avverse di spacciatori della zona. Le indagini oggi si stanno concentrando, oltre che sulla pista dell’omicidio passionale, anche su questa pista della droga. Ma a far propendere per l’opzione dell’omicidio passionale sarebbe anche l’analisi delle condizioni in cui è stato trovato il corpo di Willy, come ci spiega Francesco Altan, consulente di parte della famiglia di Willy, che ha studiato la scena del crimine per cercare di ricostruire il profilo psicologico dell’assassino. “È un crimine espressivo, che indica vendetta, odio, è il classico crimine passionale”.
 

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