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News | di Luigi Grimaldi |

Luciana Alpi: “Mi hanno negato anche l'ultima carezza a Ilaria" | VIDEO

Il nostro ricordo, nel giorno dei funerali, della madre della giornalista Rai uccisa il 20 marzo 1994 in Somalia assieme al collega Miran Hrovatin. Con le parole di Luciana e le immagini di Ilaria

"Ci hanno tolto anche quella piccola tenerezza che potevamo fare a nostra figlia dandole una carezza”. Un'ultima carezza alla sua salma.

Questa mattina si sono svolti a Roma i funerali di Luciana Alpi, la mamma di Ilaria, giornalista della Rai uccisa nel 1994 a Mogadiscio in Somalia assieme all'operatore Miran Hrovatin. Ieri 13 giugno, per la sua morte a 85 anni, l’abbiamo ricordata riassumendo tutti i dubbi e i gravi errori di 24 anni di indagini contro cui ha combattuto e che le hanno impedito di conoscere la verità. Aggiungendo anche una nuova pista su cui secondo noi vale la pena di indagare, nella speranza che il gip di Roma, che l’8 giugno si è riservato di decidere, non archivi definitivamente l’inchiesta (clicca qui per leggere l’articolo).

Oggi vogliamo ricordarla con le sue parole, quelle che disse nel 1996 ad Abu Dhabi Tv, acquisite dalla Commissione parlamentare di inchiesta e comprese negli atti descretati tre anni fa dall’Archivio storico della Camera dei Deputati. Già 22 anni fa Luciana dimostra una lucidità su quanto è accaduto che purtroppo non è mai arrivata nelle aule giudiziarie.

Per 24 anni Luciana, dignitosamente, ma senza mollare un solo giorno, ha chiesto verità e giustizia sull'assassinio della figlia. Se ne è andata via così, senza ottenerle, con una cerimonia in cui autorità e politici hanno brillato per la loro assenza.

“Io all’assassino di Ilaria direi di dirci chi l’ha pagato per uccidere nostra figlia e il suo collega Miran Hrovatin”, esordisce Luciana. Con una certezza: “Sono stati assassinati per le inchieste che stavano facendo in Somalia sul traffico di armi e di rifiuti tossici”.

Luciana ricorda i sette viaggi di Ilaria in Somalia, la sua ultima intervista al sultano di Bosaso e l’ultima volta che l’ha sentita al telefono, “stanca” e con la voglia di tornare. Due ore dopo è stata uccisa con un solo colpo alla nuca: “Un’esecuzione”.

All’arrivo del corpo in Italia non glielo fecero vedere perché dissero che era “massacrato da colpi di kalashnikov”. Non era vero: “aveva solo la testa fasciata”. “Da quel momento capimmo che c’era qualcosa che non andava, non capivamo le bugie che già ci avevano detto”.

Neppure l’ultima carezza alla salma della figlia le è stata concessa. Luciana ha lottato lo stesso, ma è morta senza sapere la verità. Raggiungere quella verità è un dovere, indispensabile per tutti gli italiani.

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