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Omicidio Vannini, un'altra testimone: “La moglie di Ciontoli mi ha chiesto i nomi dei medici”

A poche ore dall’omicidio di Marco Vannini, la famiglia di Antonio Ciontoli fa diverse telefonate intercettate dagli inquirenti. La moglie avrebbe chiesto i nomi dei medici in servizio al Pit di Ladispoli, dove il ragazzo è arrivato agonizzante. Invece Ciontoli chiede sostegno ai colleghi, ma non solo moralmente

Mi ha chiesto i nomi dei medici presenti al Pit quando è arrivato Marco Vannini”. Lo sostiene una testimone che a Quarto Grado parla di uno scambio di messaggi tra lei e Maria Pezzillo, la moglie di Antonio Ciontoli. Per lei la condanna in secondo grado per l’omicidio del ragazzo morto a 20 anni in casa sua è di 3 anni. Come al figlio Federico e alla fidanzata di Marco, mentre Antonio Ciontoli deve rispondere di omicidio colposo è di 5.

Al mosaico di testimonianze si aggiunge quindi un altro tassello. Una donna ha detto di essere una conoscente dei Ciontoli. Ai tempi dell’omicidio, lei lavorava al Pit di Ladispoli: la prima struttura ospedaliera in cui è arrivato Marco Vannini agonizzante dopo lo sparo. È la mattina del 18 maggio 2015, a poche ore dalla morte del ragazzo, Maria Pezzillo avrebbe contattato la testimone: “Mi diceva se potevo aiutarla facendo sapere a Tonino (il marito Antonio ndr), come si chiamavano il medico e le infermiere che erano presenti quella notte al Pit”. La famiglia Ciontoli è in quel momento in caserma per i primi interrogatori, intanto la Pezzillo si sarebbe preoccupata di queste informazioni.

In quelle ore il Pit era blindato, nel frattempo si venivano a sapere sempre più notizie tra i colleghi”, racconta la donna. “Si diceva che al ragazzo avevano sparato e non si sapeva la dinamica. Ho capito che essendo successo a casa loro, quella richiesta non era una cosa limpida”. Lo scambio di informazioni tra le due donne sarebbe avvenuto via WhatsApp: “Ho capito che c’era qualcosa che non andava. E non mi piaceva questa situazione, così ho risposto che non potevo bussare per sapere come si chiamano”. Quella richiesta è sembrata strana alla testimone anche per il rapporto che ci sarebbe stato tra lei e la moglie di Ciontoli: “Di solito mi veniva a cercare, ma noi non ci frequentavamo. Dopo quella richiesta, ho chiuso con loro e ho cancellato il numero non sentendola più”.

Questa testimonianza però non troverebbe riscontro dai tabulati. Nelle carte emergono solo i contatti via telefono e non tramite Internet che è invece la rete tramite cui avviene il traffico WhatsApp. C’è anche un’altra telefonata che conferma come fosse alta l’attenzione dei Ciontoli in quelle ore. È il 19 maggio, il giorno dopo la morte di Marco Vannini, Ciontoli è al telefono con un suo superiore: “Vi chiedo di starmi vicino”, dice. Si riferisce solo a un sostegno morale? La risposta fa sorgere altri interrogativi: “Tu insomma sai che Gigi è in contatto con Giuseppe lì, eccetera”. Seguirà la telefonata di un altro collega che gli dice di essergli vicino: “Serve come dire quella prudenza che tu conosci e sai che non ci permette di muoverci più di tanto”. È soprattutto un finanziere vicino alla famiglia che chiede aiuto per conto loro: “Non si può interessare qualche amico? Nel senso che non sei tu che chiedi il favore”, gli consiglia a Ciontoli. E anche in questo caso si nomina il Pit, la struttura che per prima ha accolto Marco Vannini agonizzante prima del trasferimento in elicottero all’ospedale dove è arrivato morto. Anche il fratello di Antonio, Ciro, lo chiama per assicurargli che “già lo stanno facendo”. A cosa si riferiscono?

Tra le telefonate intercettate c’è anche quella di Viola Giorgini, fidanzata del figlio di Ciontoli e unica assolta in secondo grado da ogni reato. In quella chiamata a un’amica se la prende con i genitori di Marco: “Se amavano così tanto il figlio non sarebbero mai andati in televisione”.

Durante la telefonata intercettata, la ragazza ricostruisce come testimone diretta i movimenti delle pistole di Antonio Ciontoli. Un nodo che noi de Le Iene abbiamo provato a sciogliere nella quinta parte dello “speciale: bugie e verità” di Giulio Golia e Francesca Di Stefano che vi riproponiamo sopra.

Ecco qui sotto tutti i servizi e gli articoli dedicati all'omicidio di Marco Vannini.

Marco Vannini, ucciso a 20 anni dal padre della fidanzata

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