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Omicidio Vannini, le telefonate intercettate: “Pistole tutto il giorno sul divano”

Nel caso dell’omicidio di Marco Vannini, di cui vi abbiamo parlato con molti servizi e con lo Speciale di Giulio Golia e Francesca Di Stefano, saltano fuori le telefonate intercettate dagli inquirenti e mai entrate nel processo. Ve le abbiamo raccontate per primi, ora spuntano anche gli audio. In uno di queste Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli, dice che le pistole sarebbero state tutto il giorno sul divano

Nel caso dell’omicidio di Marco Vannini, di cui ci siamo occupati con più servizi e con lo Speciale di Giulio Golia e Francesca Di Stefano che potete rivedere qui sopra, saltano fuori nuovi elementi che non fanno che accrescere i molti misteri di cui vi abbiamo puntualmente raccontato. Di molti noi de Le Iene vi abbiamo parlato per primi sulla base del brogliaccio delle intercettazioni, ora spuntano anche gli audio.

Ci sono gli audio delle telefonate, intercettate dagli inquirenti e mai utilizzate nel processo, tra i componenti della famiglia Ciontoli ed amici e colleghi di Antonio, il capofamiglia condannato a 5 anni per la morte del giovane 20enne, ucciso con un colpo di pistola la sera del 17 maggio 2015 a Ladispoli.

Si tratta di telefonate fino a oggi ritenute materiale “non rilevante”: le trascrizioni sono state pubblicate ora dal Fatto Quotidiano.

A emergere è innanzitutto la rete di solidarietà che i colleghi di Antonio Ciontoli avrebbero creato attorno a lui subito dopo la morte di Marco: semplice solidarietà umana o tentativo di fare qualcosa per proteggere Antonio dalle accuse e indirizzare così l’inchiesta a suo favore?

È il giorno dopo la morte di Marco Vannini quando un collega di Ciontoli lo chiama e lui chiede subito aiuto: “statemi vicino”. Il superiore allora risponde così: “tu sai che Gigi è stato in contatto lì con Giuseppe… e altre sulla piazza… visto il tutto…” Ciontoli risponde lasciando una frase a metà: “cercate……”  e poi spiega: “ora il mio è uno stato di libertà, poi vedremo”.

Poco più tardi Ciontoli riceve la chiamata di un altro collega,che gli dice: “anche se fisicamente in questo momento non possiamo muoverci più di tanto, serve come dire, quella prudenza che tu conosci, che tu sai, però sappi che non sei da solo”. Perché si parla di prudenza, in un modo tra l’altro così sibillino? Per quale motivo sarebbe necessaria prudenza?

Ciontoli parla di una “richiesta” al Pit, il posto di primo intervento dove è stato portato Marco in fin di vita e spiega che “Andrea ha detto che ora fa una richiesta ufficiale”. Un altro collega poi, al telefono con Ciontoli, spiegherebbe che ha interessato un amico per ricercare un certo medico legale. Perché tutte queste manovre dei colleghi di Antonio Ciontoli rispetto ai sanitari che stanno curando Marco e accertando le reali cause del successivo decesso?

Del sostegno che Antonio avrebbe da parte dei suoi colleghi ne parla anche il fratello Ciro, in un’altra chiamata con lui: “mi hanno detto che là ti vogliono bene e stanno lottando come ti avevo detto io, non stai da solo eh?”. Ma sarebbe un certo Peppe, un finanziere vicino alla famiglia Ciontoli e che già era accorso alla caserma di Civitavecchia durante gli interrogatori, a chiedere aiuto per conto loro: “Per quella cosa, consigliati pure con Andrea, se non è il caso che si può interessare qualche amico, no? Nel senso che non sei tu che chiedi il favore”.

Ma la conversazione più importante e per molti versi clamorosa è quella tra Viola Giorgini, la fidanzata di Federico Ciontoli e un’amica. E a questa amica Viola dice che le pistole sarebbero rimaste “appoggiate sul divano” tutto il giorno. Un’affermazione che sconfesserebbe le versioni date dalla famiglia, in base alle quali le pistole erano custodite in una scarpiera nel bagno di casa.

In quella telefonata Viola Giorgini spiega anche che "Antonio era convinto di averle scaricate tutte, solo una aveva il colpo in canna, ce n'era solo uno".

Del presunto luogo della morte di Marco Vannini parla anche, in un’altra chiamata intercettata dagli inquirenti, il padre di Antonio, Salvatore, mentre parla con il figlio Mauro. L’uomo chiede al figlio: "Ma una cosa, Marco stava nel bagno?". Silenzio assoluto, Mauro dall’altra parte della cornetta non risponde.

Salvatore pronuncia altre parole non comprensibili e Mauro continua a rimanere in silenzio. E allora Salvatore aggiunge in fretta, come per liquidare la questione: "Così mi ha detto non lo so… che è capitato nel bagno". Mauro a quel punto borbotta qualcosa, per cambiare poi discorso. È comunque la prima volta che, rispetto a quanto affermato nel processo, sembra mettersi in dubbio il luogo dove Marco sarebbe stato colpito a morte.

C’è infine un’ultima strana conversazione. È quella tra Federico Ciontoli e uno zio, in cui si parla dello “spruzzo” di un deodorante che richiamerebbe brutti ricordi.

"In salone ci sta quello spruzzo là…. Quel coso che spruzza il profumo…. eh se lo spegnete perché quello nella notte richiama i ricordi…. Papà e Martina la dormono, là (…) perché col fatto che quando spruzza il profumo ricorda". Di cosa sta parlando Federico? Quali sono i ricordi emersi dallo spruzzo del deodorante? E perché dovrebbe avere a che fare con Marco, se secondo loro il colpo mortale al giovane è partito dal bagno di casa e non dalla stanza in cui c’è quello spruzzo?

Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato di un'altra intercettazione di Viola Giorgini, che a poche ore dal funerale di Marco, al telefono con un’amica, aveva criticato la scelta dei genitori di Marco di andare in tv: “È morto tuo figlio e decidi di andare in televisione a fare un’intervista. Sono cose che io non avrei mai fatto. Sono le persone che gli stanno intorno che li spingono a fare questo”, dice riferendosi a Marina e Valerio Vannini che da 4 anni chiedono giustizia per la morte del figlio.

Accanto a questo audio, reso noto dal programma tv “Quarto Grado”, ce n’è anche un altro in cui la ragazza ricostruisce come testimone diretta i movimenti delle pistole di Antonio Ciontoli. Un nodo che noi de Le Iene abbiamo provato a sciogliere nella quinta parte dello “Speciale Vannini: bugie e verità” di Giulio Golia e Francesca Di Stefano.

Al momento della tragedia il porto d’armi di Antonio Ciontoli era scaduto da due anni. Sull’arma da cui è partito il colpo che ha ucciso Marco, Antonio afferma di non essersi fatto spiegare come funzionasse al momento dell’acquisto. “Non ho mai fatto alcun corso sulle armi. Il funzionamento dell’arma l’ho avuto solo nel 2007 quando sono andato a sparare e un istruttore mi ha fatto vedere”. 

Ma perché quel giorno Antonio ha tirato fuori le armi? “Visto che di lì a poco c’era un’altra esercitazione di tiro. E quindi la mattina la presi perché dopo avevo intenzione di dargli una pulita, in quel momento mi ha chiamato mia moglie e, niente, io praticamente le ho messe nella scarpiera in bagno”, racconta Ciontoli. Un dettaglio che non è mai stato confermato. Avrebbe dovuto sottoporsi a un’esercitazione nei sei mesi successivi alla tragedia. Ma il giorno preciso non era ancora stato fissato.

Nella telefonata, Viola dice chiaramente che Antonio era convinto che le armi fossero scariche ma anche che le avrebbe lasciate tutto il giorno sul divano. Questa intercettazione però non è mai entrata nel processo, come le altre di cui vi abbiamo parlato in questo articolo. Ma anche la fine che le pistole fanno dopo lo sparo sembra poco chiara. “Prendo queste armi perché mio padre mi dice di allontanarle, quando sono sceso giù il mio intento era quello di metterle in sicurezza. Non so se è stata ritrovata la polvere da sparo sul divano, però io le ho portate lì”, afferma Federico nell’interrogatorio dell’ottobre 2015. Perché Federico specifica il dettaglio del divano?

Le pistole verranno poi ritrovate dai carabinieri sotto il letto del ragazzo, che il giorno della tragedia dichiara di non avercele messe lui. Mentre Antonio dichiara di averle viste sul divano e averle portate nel cassettone del letto di Federico. Dalle intercettazioni ambientali in caserma del 18 maggio 2015 sembra che sia Federico a dire ad Antonio cosa riferire in merito al luogo di queste armi. Non solo. Federico concorderebbe la versione anche con Viola. E proprio lei a un certo punto, riferendo a Federico la versione data, dice: “così ti ho parato un po’ il culo anche a te”. Ma adesso la conversazione di Viola Giorgini con un’amica, nella quale dice che le pistole sono state tutto il giorno sul divano, aggiungerebbe ancora più caos in una vicenda già drammaticamente misteriosa.

Ecco qui sotto tutti i servizi e gli articoli principali che abbiamo dedicato all'omicidio di Marco Vannini.

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