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Sarti, l'hacker di foto osé “interno al M5S e alla Camera”? | VIDEO

Filippo Roma continua a indagare sul caso di Giulia Sarti. Questa volta parliamo dell’hackeraggio delle sue foto intime che sono tornate purtroppo a circolare, raccogliendo una testimonianza clamorosa

Torniamo a parlare del caso della deputata M5S Giulia Sarti, finita assieme ad altri all’interno dello scandalo Rimborsopoli scoperto da le Iene, ovvero della dichiarata (e poi in realtà non effettuata) restituzione di parte dello stipendio da parlamentare al Movimento. Per i 23.500 non restituiti, Giulia Sarti ha prima accusato l’ex fidanzato e collaboratore Bogdan. Per questo l’M5S l’aveva “perdonata”, poi però si è autosospesa. Intanto le accuse contro Andrea Bogdan Tibushe venivano archiviate.

Bogdan ci ha detto che 4mila di quei 23.500 euro sarebbero stati spesi per un sistema di video sorveglianza usato anche per girare filmini hard. Bogdan è poi caduto con Filippo Roma in alcune contraddizioni.

Intanto è tornato al centro del dibattitto l’hackeraggio subito nel 2013 da alcuni parlamentari grillini compresa Giulia Sarti, che aveva visto alcune sue foto osé girare su molti cellulari di giornalisti, politici e non solo e continuare a girare ora che è tornata al centro delle polemiche (foto del genere che violano la privacy, ricordiamo, vanno cancellate!).

Filippo Roma fa una scoperta che ha dell'incredibile: intervista un ex deputato dei Cinque stelle, che preferisce rimanere anonimo e che sostiene che Stefano Vignaroli, uno degli “hackerati”, gli disse che "l'indagine su chi avesse hackerato gli account di cinque parlamentari M5S si fermò quando si accorsero che il lavoro di accesso fu fatto da delle macchine della Camera". E cioè dagli indirizzi IP dei computer della Camera dei Deputati.

Ma l'ex deputato aggiunge un particolare, che farebbe pensare l’hacker possa essere stato qualcuno interno al M5S e addirittura dei vertici: "Ci si accorse che poteva essere una cosa interna, allora nessuno disse niente e rimase tutto così, tutto in un limbo. Nessuno poi volle andare avanti nella parte di denuncia perché ci si accorse che potesse essere un danno d’immagine un po' per tutti del Movimento". 

Fa addirittura un riferimento diretto alla Casaleggio: "Hanno verificato su varie caselle se la password che era inserita nell’archivio della Casaleggio era uguale a quella che era messa sulle caselle di posta elettronica, dove l’hanno trovata funzionante la gente è entrata direttamente nelle caselle e da lì poi recuperavano tutte le informazioni e da lì stanno girando ancora mail, messaggi, cazzate, etc.".

“Questo hackeraggio sarebbe avvenuto all’interno del movimento?”, chiede la Iena. "Dall’interno. Per controllare determinate persone".

L’ipotesi viene confermata come possibile anche da due altri parlamentari hackerati. Filippo Roma ha incontrato sul tema anche Alessandro Di Battista. Hackerato pure lui, gli chiediamo se ricorda se all'epoca avesse la stessa password per l'account email e per il sistema operativo dei Cinque Stelle: "Non posso escluderlo. Con le password sono sempre stato un pippone, quindi non escludo che usassi la stessa password".

esclusiva web

Per la Corte dei Conti il partito di estrema destra, che da quasi 16 anni occupa nella Capitale senza pagare affitto come sede il palazzo nel quale eravamo entrati con Filippo Roma, ha provocato un danno alle casse dello Stato per 4,6 milioni di euro. Abbiamo sentito per telefono Davide Di Stefano, responsabile romano di CasaPound, che si dice disposto a pagare un “canone sociale di 600-700 euro al mese”. A molte condizioni

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