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Morto Iasen, massacrato davanti ai figli. “Aggressori condannati e in libertà” | VIDEO

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È morto Iasen, ridotto in stato vegetativo dopo una banale lite con i vicini di casa che, secondo la condanna di primo grado, lo hanno pestato selvaggiamente davanti agli occhi dei figli minorenni. Il dolore e la rabbia dell’avvocato e della moglie per l’epilogo di una dramma che vi abbiamo raccontato con Nina Palmieri

Iasen è morto. È stato ridotto in stato vegetativo, secondo la dinamica ricostruita dalla sentenza di primo grado, dai vicini di casa che lo hanno aggredito a sprangate sotto agli occhi dei figli. Iasen (il nome è di fantasia per tutelare figli e famiglia) si è arreso  a 42 anni dopo quasi 4 passati attaccato ai macchinari nel letto di un ospedale. Abbiamo conosciuto il suo dramma nel servizio di Nina Palmieri che vi riproponiamo qui sopra.

I tre aggressori sono stati condannati in primo grado a 8 anni di carcere per tentato omicidio. Sono ancora in libertà in attesa di sentenza definitiva. “Ora chiederemo alla procura che in Appello il capo d’accusa venga convertito in omicidio ‘realizzato’ e non più tentato”, ci dice a Iene.it l’avvocato della famiglia, Mattia Alfano.

Questa storia terribile comincia nella primavera 2016 nel condominio di un paese di provincia, dove Iasen vive con la moglie e quattro figli. Lo stile di vita dei vicini di casa, tre fratelli originari come loro dall’Est Europa ma di un’altra nazione che abitano al piano di sotto, provoca spesso screzi. Le liti partono quasi sempre dai rumori che arrivano dal pianterreno. E’ così anche quel tragico 29 marzo per una festa un po’ troppo rumorosa negli spazi condominiali. Alle lamentele di Iasen i tre reagiscono con violenza sotto gli occhi dei figli affacciati alla finestra. “Gli hanno tirato una spranga sulla testa. Sempre più forte, noi urlavamo”, racconta uno di loro tra le lacrime.

“Ero scioccata, c’era mio padre tutto ricoperto di sangue”, gli fa eco una sorella. Non sappiamo con esattezza che cosa sia accaduto in quei tragici momenti. Solo i bambini che sono corsi a vedere possono dircelo. “Gli hanno spruzzato uno spray negli occhi, penso sia stato quello al peperoncino”, aggiunge un altro figlio. “Poi l’hanno colpito ai fianchi con una pistola elettrica finché lui è caduto sulle ginocchia. A questo punto l’hanno colpito alla testa con una mazza di ferro. C’era sangue dappertutto”.

Questo pestaggio agghiacciante sarebbe finito poi nel garage: “Si sono chiusi dentro in 6, c’erano mattoni rotti ovunque”. Tra le urla di disperazione arriva anche la moglie Milena che era uscita per andare a prendere la quarta figlia: “Due di loro ci sono venuti incontro con in mano delle forbici dicendo di salvare mio papà che stava morendo. In testa aveva un buco dentro cui si riuscivano a infilare due dita”.

I tre fratelli sono finiti a processo: per due di loro la condanna in primo grado è a 8 anni di carcere, il terzo invece deve rispondere solo di rissa con un anno di reclusione come pena.

Tutti i condannati sono ancora liberi. Per loro non ci sono misure cautelari, ma ora puntiamo al cambio dei capi di accusa. Se non sono più in Italia, chiederemo il mandato di cattura internazionale”, conclude l’avvocato Alfano.

Noi de Le Iene siamo stati al fianco della famiglia di Iasen a partire dalla ricerca di un legale. I tre aggressori sono stati condannati a pagare un risarcimento di 100mila euro sia alla vittima che alla moglie nonché 50mila euro a ciascuno dei quattro figli. “Abbiamo un ultimo desiderio: vorremmo riportare Iasen nel suo paese di origine dai genitori”, ci dice la moglie Milena. “Nessuno ci ha mai chiesto se avessimo bisogno di un aiuto. Solo voi de Le Iene ci siete stati accanto. Ma sentiamo che l’Italia è dalla nostra parte, invece la giustizia sembra stare con gli assassini”.

Massacrato davanti ai figli: gli articoli e il servizio

esclusiva web

Lo studio della Società italiana di medicina ambientale sul collegamento tra inquinamento e coronavirus, di cui noi vi abbiamo parlato già a marzo, è stato pubblicato sul British Medical Journal confermando le evidenze iniziali: le polveri sottili presenti nell’aria hanno “aperto un’autostrada al coronavirus”. Per prevenire una seconda ondata bisognerebbe usare la “mascherina anche all’esterno dove non fossero assicurate distanze di almeno 6-8 metri”

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