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Rigopiano, a tre anni dalla tragedia ancora nessuna giustizia | VIDEO

Il 18 gennaio 2017 una valanga ha travolto l’hotel a Farindola, uccidendo 29 persone. Oggi a Rigopiano si tiene una messa in ricordo delle vittime. Noi de Le Iene ci stiamo occupando di questa tragedia, cercando di capire cosa è realmente accaduto e se la strage poteva essere evitata

Erano le 16 e 47 del 18 gennaio 2017 quando 40mila tonnellate di neve travolsero l’hotel Rigopiano di Farindola. C’erano 40 persone presenti nella struttura in quei giorni, tra ospiti e personale: solo 11 sopravviveranno. Ventinove persone hanno perso la vita, in una delle più gravi tragedie che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni.

Oggi sono passati esattamente tre anni da quel tragico giorno e, mentre si svolgono le commemorazioni per ricordare chi ha perso la vita, resta aperta una domanda: è stata fatta giustizia per quello che è accaduto? Perché forse non tutto quello che poteva essere fatto per salvare quelle vite è stato davvero messo in campo, perché forse era possibile evitare quella tragedia.

Noi de Le Iene, come vedete nel servizio qui sopra, ci stiamo occupando di quanto accaduto in quelle drammatiche ore e nei giorni (e mesi) successivi. Subito dopo la slavina, ci volle del tempo perché i soccorritori credessero davvero a quanto accaduto: a causa di questo ritardo e delle difficili condizioni meteo, i primi aiuti arrivarono sul luogo solamente all’alba del giorno dopo. Le attività dei vigili del fuoco, della protezione civile e di tutti coloro che intervennero sul posto furono eroiche e portarono al salvataggio di 9 persone rimaste intrappolate sotto le macerie. Per la maggior parte dei presenti nell’hotel, purtroppo, non ci fu nulla da fare.

Non è però su questo che si concentrano ora le ombre: c’è la scoperta di una telefonata fatta da Gabriele D’Angelo – cameriere dell’hotel – ore prima della valanga alla Prefettura, in cui si chiedeva di evacuare la struttura a causa di una serie di scosse di terremoto che avevano interessato la zona e della paura degli ospiti. Quelle richieste però sarebbero state ignorate.

Il procedimento principale su quanto accaduto quel giorno è partito senza che la telefonata di D’Angelo emergesse, e le posizioni di 22 indagati sono state archiviate. Quella telefonata è stata nascosta? E, se sì, perché? È a queste domande che cerca di rispondere il filone bis dell’inchiesta su Rigopiano: parliamo di quella sul presunto depistaggio che sarebbe avvenuto all’interno della Prefettura. Secondo l’accusa formulata dai pm gli indagati, nonostante fossero stati sollecitati a fornire agli investigatori ogni elemento utile alle indagini, avrebbero omesso di riportare nelle loro relazioni le segnalazioni di soccorso che il 18 gennaio 2017, giorno in cui l’hotel fu travolto da una valanga, erano pervenute alla Prefettura di Pescara. In particolare sarebbe stata nascosta appunto una telefonata del cameriere Gabriele D’Angelo.

A dicembre il ministero della Giustizia si è costituito parte civile nei confronti dell'ex prefetto di Pescara e altri 7 dirigenti pubblici nel procedimento per il presunto depistaggio sul disastro dell'hotel Rigopiano. Insomma Gabriele D’Angelo chiamava dalla mattina per chiedere soccorso, le autorità erano state informate, eppure i soccorsi partirono solo dopo la tragedia. Il procedimento per il presunto depistaggio è in corso, e un nuovo filone di indagine è stato aperto.

Speriamo che prima o poi venga data giustizia alle 29 persone che hanno perso la vita e a tutti i loro cari che ancora lottano per scoprire la verità.

L'ultima puntata

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