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Coronavirus, San Marino verso il vaccino russo Sputnik V: un esempio per l'Europa?

La piccola repubblica contenuta all’interno del territorio italiano non ha ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino, nonostante un accordo bilaterale col nostro paese. Adesso pensa allo Sputnik V della Russia, mentre alcune regioni d’Italia chiedono di potersi muovere in autonomia nell’acquisto dei vaccini

E’ passato più di un mese e mezzo dall’inizio della campagna di vaccinazione contro il coronavirus in Europa, e come tutti ormai sappiamo le cose finora non sono andate proprio come sperato: tra ritardi delle case farmaceutiche, i pochi vaccini finora approvati, i dubbi sull’efficacia di alcuni di questi, l’idea di raggiungere l’immunità di gregge entro settembre appare ormai un miraggio.

Tra chi ha pagato il conto più alto di queste difficoltà c’è sicuramente la piccola repubblica di San Marino, che a oggi non ha ancora ricevuto una singola dose di vaccino contro il coronavirus. E questo nonostante - come riporta l’Ansa - ci fosse un accordo con l’Italia: al 20 gennaio sarebbero dovute arrivare le prime 300 dosi per iniziare a immunizzare il personale sanitario, e progressivamente altre 50mila per vaccinare il 70% della popolazione di San Marino.

Finora però non è arrivata una singola dose di vaccino. E così la piccola Repubblica si appresta a fare un passo di rottura sia con l’Italia che con l’Unione europea (di cui, nonostante utilizzi la moneta, non fa parte): acquistare le dosi dalla Russia. Il vaccino Sputnik V insomma sembra vicino a sbarcare di nuovo in Europa, dopo che già l’Ucraina ne aveva approvato l’utilizzo. La decisione definitiva sarà presa la prossima settimana dal parlamento sammarinese.

Noi da tempo vi stiamo raccontando gli sviluppi intorno al vaccino russo Sputnik V, il primo a essere annunciato nella corsa alla fine della pandemia di coronavirus. I dubbi erano principalmente sull’efficacia del prodotto, perché non era stato revisionato da nessun organo indipendente internazionale. Dubbi che però sono stati in grande parte dissipati da uno studio pubblicato su Lancet, secondo cui l’efficacia è del 91,6%.

Lo Sputnik V deve essere somministrato in due dosi, a distanza di 21 giorni l’una dall’altra ed è molto semplice da conservare: viene perfino somministrato in alcuni supermercati a Mosca. Nelle scorse settimane l’Ungheria, muovendosi in autonomia rispetto all’Unione europea, aveva deciso di acquistare milioni di dosi di Sputnik V. E a Mosca - dove finora sono avvenute la maggior parte delle vaccinazioni - si sta tornando lentamente alla normalità.

Adesso la decisione di San Marino, che deve ancora essere confermata dal parlamento, riapre un discorso già in corso nelle ultime settimane: l’Unione europea dovrebbe rivolgersi alla Russia per poter accelerare la campagna vaccinale? La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha annunciato di “valutare” l’acquisto di altri vaccini. Bisogna però ricordare che lo Sputnik V non è ancora stato approvato dall’Ema, l’agenzia regolatrice europea.

Intanto alcune regioni italiane, con il Veneto in prima fila, hanno chiesto l’autorizzazione a poter condurre trattative per l’acquisto di altre dosi di vaccino. L’obiettivo è velocizzare la campagna vaccinale: che sia lo Sputnik V l’arma in più da poter utilizzare?

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