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Coronavirus e pericolo varianti: perché Ricciardi e Crisanti spingono per un nuovo lockdown

Ha fatto scalpore e paura la proposta di Andrea Crisanti e Walter Ricciardi di imporre subito un nuovo lockdown nazionale: la paura è che le varianti, soprattutto quella inglese, possano prendere il sopravvento e portare a un nuovo boom di contagi. Non tutti però sono d'accordo e si è acceso lo scontro: ecco le zone d’Italia dove il virus sta correndo e i rischi

Il governo Draghi non ha quasi fatto in tempo a insediarsi che si è trovato subito a dover gestire una proposta che ha scatenato la rabbia e la paura di tantissimi italiani: un nuovo lockdown. A sostenere questa ipotesi sono stati il professor Andrea Crisanti e Walter Ricciardi, il consulente del confermato ministro della Salute Roberto Speranza, duramente attaccato dal neo membro della maggioranza Matteo Salvini.

Una posizione che nella giornata di oggi ha causato fortissime polemiche e divisioni, tra chi come il professor Galli si è dichiarato favorevole a questa tesi e chi come Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, si è invece detto contrario. Ma non solo: gli esperti sono divisi, esattamente come le forze politiche che appoggiano il neonato governo. Per l'Istituto superiore di sanità, comunque, "bisogna alzare subito nuove difese contro la variante inglese".

Lo spauracchio in questo momento è infatti la diffusione delle varianti del virus, soprattutto quelle inglese, brasiliana e sudafricana . Un pericolo indicato anche dal Comitato tecnico scientifico, che ha bocciato la riapertura degli impianti sciistici. “In questo momento le attività che comportino assembramenti non sono compatibili con il contrasto alla pandemia da in Italia, e gli impianti da sci rientrano in tali attività”, ha detto Ricciardi.

Per il consulente del ministero è “urgente cambiare subito la strategia di contrasto al virus: è necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole, facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata”. Inoltre secondo Ricciardi "va potenziato il tracciamento e rafforzata la campagna vaccinale”. Insomma, un modello simile a quello dell’Australia (LINK) o della Nuova Zelanda.

Opinione condivisa da Andrea Crisanti, che in un’intervista a La Stampa ha detto che servirebbe “un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e impedire che abbia gli effetti devastanti che ha avuto nel Regno Unito, in Portogallo e in Israele”. E non solo: per contrastare la variante brasiliana e quella sudafricana (che si teme renda meno efficaci i vaccini) “servono lockdown” locali “come Codogno, non le zone rosse che sono troppo morbide”. E poi ricorda: “Regno Unito, Francia e Germania continuano con le chiusure, solo noi pensiamo allo sci e a mangiare fuori”.

Insomma uno scenario da incubo per moltissimi italiani, in ginocchio dopo un anno di pandemia che ha lasciato segni importanti nell’economia e nella psiche delle persone, anche se non supportato da tutti gli esperti. Ma perché le varianti stanno facendo così tanta paura?

Partiamo dalle varianti: quella inglese, come ormai noto, è più contagiosa della versione “originale” del virus, e ha portato i paesi più colpiti come il Regno Unito e il Portogallo a lockdown duri per arginarne la diffusione. Per le varianti sudafricana e brasiliana, oltre a una maggiore capacità di contagio, la paura - anche se non c’è ancora certezza a riguardo - è che siano in parte capaci di “sfuggire” agli anticorpi generati dai vaccini, rendendoli così meno efficaci. Il governo del Sudafrica, per esempio, ha fermato l’utilizzo del vaccino di AstraZeneca perché secondo uno studio preliminare non sarebbe sufficientemente capace di frenare la diffusione del virus.

In Italia le tre varianti purtroppo sono già arrivate, anche se quella che spaventa adesso è quella inglese. In Umbria la provincia di Perugia e sei comuni di quella di Terni sono in zona rossa a causa di un boom di contagi spinti sia dalla variante inglese che da quella brasiliana. La Liguria è tornata arancione dopo aver registrato un cluster in provincia di Imperia. In Abruzzo Chieti e Pescara sono in zona rossa per la diffusione della variante inglese. E in molte altre regioni e città i casi si stanno moltiplicando.

I dati parlano chiaro: nell’ultimo monitoraggio nazionale l’Rt è passato da 0,85 a 0,94, dopo settimane di miglioramento della situazione pandemia. La scorsa settimana un monitoraggio richiesto dall’Istituto superiore di sanità ha dato un risultato preoccupante: la variante inglese è responsabile del 17,8% dei casi registrati nel paese. Per adesso i casi sono molto concentrati nelle regioni del centro Italia, sopratutto Abruzzo e Umbria, ma il pericolo è che “in cinque o sei settimane potrebbe sostituire il virus adesso circolante”.

Un grande pericolo, perché potrebbe portare a un’esplosione dei casi soprattutto se le restrizioni non fossero severe: l’esempio del Portogallo è lì a insegnarcelo. Un pericolo verso cui, tra l’altro, siamo senza difese perché siamo l’ultimo paese in Europa per tracciamento delle varianti nei casi positivi. Un allarme lanciato anche dal professor Crisanti: “Va lanciato subito un programma nazionale di monitoraggio delle varianti”. Che a oggi, incredibilmente, non esiste.

Un anno fa l’Italia entrava in un duro lockdown di due mesi per fermare il virus. Oggi la paura è che quell’incubo possa ripetersi. La buona notizia è che siamo in tempo per impedirlo. Quella cattiva è che il tempo è quasi finito.

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