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Adriano Panzironi voleva denunciare Le Iene, e invece ora è stato condannato a pagare una multa di 264.000 euro. Tutti gli aggiornamenti di Iene.it

PANZIRONI CONDANNATO A PAGARE 264.000 EURO DI MULTA PER LE SUE PUBBLICITÀ

Nuova mazzata per Adriano Panzironi, che per le sue pubblicità dovrà pagare una multa molto salata. E pensare che lui voleva denunciare noi! In un video infatti aveva detto: “Devo mio malgrado denunciare un’aggressione nei miei confronti da parte di una troupe della trasmissione Le Iene. Questa troupe ha ordito un vero e proprio agguato con modalità predatorie, un’aggressione del tutto ingiustificata”.

Ci eravamo occupati di lui perché con il suo metodo Life120 prometteva di guarire tutte le malattie e di farti vivere fino a 120 anni. Ma cosa c’è dentro gli integratori miracolosi di Panzironi? Curcuma, cannella, chiodi di garofano, zenzero, origano, pepe nero.

Per questo l’Agcom ha preso provvedimenti e Panzironi è stato multato per 264.000 euro perché la sua pubblicità può far male alla salute. Eh certo, se uno sostituisce i farmaci con la curcuma!

 

PRESTO ESTRADATO IL BOSS ROCCO MORABITO

Il boss della ‘ndrangheta Rocco Morabito potrebbe presto essere estradato in Italia dopo oltre vent’anni di latitanza. Era stato arrestato in Uruguay due anni fa.

Prima di essere arrestato però viveva in affitto nel lusso di una bellissima villa su più livelli, con un bel prato all’inglese accanto alla piscina, un enorme salone con camino dove rilassarsi e invitare gli amici, un secondo salone, una comoda sala da pranzo con vista giardino, quattro camere da letto, ognuna col suo bagno e camera principale con cabina armadio.

Adesso Rocco Morabito è in carcere e presto potrebbe tornare in Italia. Il tribunale d’appello dell’Uruguay ha confermato l’estradizione in Italia del super boss della ‘ndrangheta. Può salutare le ville di lusso e le piscine e pagare per quello che ha fatto.

 

BAYER CONDANNATA A RISARCIRE AMMALATO DI CANCRO PER IL SUO ERBICIDA

La Bayer dovrà risarcire un californiano ammalatosi di cancro perché secondo i giudici americani la colpa è dell’erbicida Roundup a base di glifosato.

Pecoraro aveva intervistato Fabian Tommasi, un giardiniere che dopo essere stato esposto a quell’erbicida si era ammalato. Fabian lavorava nei campi dove venivano usati questi veleni. Per lui era normale venire a contatto con quelle sostanze. Poi un giorno, comincia il suo dramma: “Ho iniziato con questo problema alle dita, le mani diventavano viola, e ho iniziato con le piaghe su tutto il corpo che sono riuscito a sanare, poi ho iniziato ad avere problemi di malformazione alla schiena e alle ossa, adesso ho dolori insopportabili agli organi interni.

I dottori gli avevano dato pochi mesi di vita, Fabian è sopravvissuto dieci anni. Fabian è morto poco tempo fa ma la battaglia delle vittime di quei pesticidi va avanti. Infatti la Bayer deve risarcire 80 milioni di dollari a Edwin Hardeman, giardiniere californiano. Questo perché secondo i giudici l’esposizione al diserbante Roundup può provocare il linfoma non-Hodgkin. E probabilmente non sarà l’ultima causa, perché è stata lanciata una class action da parte di oltre 11.000 agricoltori.

 

LA SORELLA DEL GIORNALISTA PECORELLI: “GOTTI TEDESCHI SIA INTERROGATO SULLA MORTE DI MIO FRATELLO”

Rosita, la sorella del giornalista Mino Pecorelli, dopo il nostro servizio chiede che Gotti Tedeschi venga interrogato sulla morte di suo fratello, assassinato il 20 marzo 1979.

Monteleone ha intervistato Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior, per capire di chi fossero i 4 conti che si ipotizza siano stati aperti presso la banca vaticana e riconducibili a uomini della fondazione della banca Mps. Ma lui alla Iena dice di non sapere niente: “Mi sono sempre rifiutato di vedere i conti proprio per questa ragione, per non trovarmi un giorno in imbarazzo davanti a qualche giudice che fa domande. Io non ho mai voluto vederli”.

Che il presidente dello Ior non sapesse chi aveva soldi nello Ior è difficile da credere. Quando Monteleone glielo fa notare Gotti Tedeschi dà una spiegazione che ci lascia senza parole: “Si ricorda perché è morto Mino Pecorelli? Ha messo le mani su che cosa? Sui nomi. Lei deve riflette sulla morte di quel giornalista. Se lei sa dei nomi e li dice nel mondo sbagliato alla persona sbagliata questi nomi potrebbero non gradirlo. Avere un segreto è un’arma a doppio taglio se lei è forte le permette di influenzare gli altri se lei è debole, o decide di essere debole, lei è morto”.

Il giornalista Mino Pecorelli fu assassinato con quattro colpi di pistola vicino alla redazione del suo giornale. E ancora oggi non sappiamo chi furono i mandanti.

Per questo dopo Le Iene Rosita, la sorella di Mino, chiede che la procura senta Gotti Tedeschi. Anche perché a marzo è stata aperta una nuova indagine sulla morte di Pecorelli e la testimonianza dell’ex presidente dello Ior potrebbe essere la chiave per la svolta.

 

SULLA RISSA PER AMORE ORA INDAGATI I CARABINIERI

La denuncia di Cristian, il ragazzo aggredito con una bottiglia rotta, è stata presentata con 8 mesi di ritardo. Per capire il perché di questo ritardo ora si indaga anche sui carabinieri.

Tutto inizia una sera fuori da un bar a Mantova, quando spinto dalla gelosia per una ragazza Marco attacca Cristian con una bottiglia rotta.

La ferita è molto grave e gli amici di Cristian gridano per cercare aiuto, e arrivano l’ambulanza e i carabinieri. Poi i carabinieri lo accompagnano addirittura in ospedale. Ma non sembrano molto preoccupati di fare chiarezza, come ci spiega Cristian: “Il carabiniere che mi ha fatto il verbale continuava a sminuire la cosa. Diceva ‘il ragazzo ha subito un taglietto’”.

Forse è per questo che non hanno presentato la denuncia come si deve fare in questi casi. E solo dopo il servizio di Matteo Viviani si è cominciato a indagare su quanto è successo. Con otto mesi di ritardo però. E ora sotto accusa ci sono i carabinieri. Il procuratore vuole capire come mai non hanno accettato la denuncia di Cristian.

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