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Willy Branchi, il fratello: “Uno o più indagati per omicidio”. Domenica lo Speciale Le Iene

Luca Branchi, con un post su Facebook dà la notizia che potrebbe significare una vera svolta nella ricerca dei colpevoli della morte del giovane Willy Branchi, trovato morto a 18 anni il 30 settembre 1988. Domenica 19 maggio vi racconteremo tutti i dettagli nello Speciale de Le Iene di Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli sul caso ancora avvolto nel mistero

"Ho fatto bene a continuare a credere e sperare. Oggi è una giornata che in parte mi ripaga delle sofferenze e dei dolori che in questi anni io e la mia famiglia abbiamo passato”. Dalle parole di Luca, il fratello di Willy Branchi, emerge tutto il dolore sopportato negli ultimi 30 anni e tutta la soddisfazione nel vedere finalmente uno spiraglio verso la verità sulla morte di suo fratello, mentre conunil post su Facebook, appena pubblicato, dà la notizia che aspettava da tanto. “La Procura ha indagato una o più persone per omicidio. Sì, avete capito bene: per l’omicidio di mio fratello”.

Willy Branchi è stato trovato morto il 30 settembre 1988 lungo l'argine del Po a Goro, nel Ferrarese. Una morte per cui un nome non è ancora stato scritto nero su bianco. Domenica 19 maggio dalle 21.10 su Italia1 andrà in onda lo Speciale Le Iene in cui vi racconteremo tutta la storia e tutti i dettagli di questa possibile svolta aggiungendo nuove clamorose testimonianze.

Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli nei mesi scorsi hanno ricostruito quanto successo oltre trent’anni fa ascoltando testimoni esclusivi, alcuni dei quali mai sentiti prima dagli inquirenti, come potete vedere dai servizi e articoli che vi riproponiamo qui sotto. Dopo i primi due servizi de Le Iene la Procura ha disposto nuove analisi sulle tracce biologiche del corpo di Willy e almeno 7 abitanti di Goro sono stati convocati per accertamenti, tamponi salivari e impronte digitali. Non solo: sei persone sono indagate per false informazioni al pubblico ministero. 

“Dopo 30 anni e 8 mesi, dopo tanto dolore, dopo tante bugie, prese per i fondelli, la notizia che è arrivata in queste ultime ore potrebbe davvero essere la svolta decisiva per arrivare a quei bastardi che hanno ridotto in quel modo Willy”, continua Luca. “A me interessa solo una cosa: sapere chi ha ucciso mio fratello. Willy che male aveva fatto per meritarsi una fine così orribile? Spiegatemelo”.

In un primo momento, le indagini sulla morte di Willy Branchi si erano dirette verso un pluripregiudicato della zona, Valeriano Forzati. Due anni dopo la morte del ragazzo, però, il giudice dichiara di non doversi procedere contro Forzati per non aver commesso il fatto. Così, sulla vicenda cala il silenzio fino al 2013, quando il fratello di Willy lancia un appello per fare luce sul caso: in tanti saprebbero, ma nessuno vuole parlare.

Nel 2014 l’inchiesta sull’omicidio del ragazzo viene riaperta, dopo che il prete del paese, Tiziano Bruscagin, fa importanti dichiarazioni al giornalista Nicola Bianchi. Si apre così una nuova pista verso l’autore dell’omicidio. Don Tiziano gli confida infatti il nome del presunto assassino, che nei giorni successivi all’omicidio sarebbe finito in cura psichiatrica.

“Avrebbe ucciso perché Willy era il suo amante occasionale”, confida don Tiziano Bruscagin al giornalista del Resto del Carlino. “Il ragazzo nella sua ingenuità ha detto 'ora lo dico a mio fratello'”. Sono state proprio queste dichiarazioni a rendere possibile la riapertura delle indagini da parte della Procura di Ferrara. Ma a quel punto il don ritira tutto.

Nella nostra inchiesta, Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli seguono una pista di omertà, bugie e indizi: quella dei festini gay a sfondo sessuale. Secondo questa ipotesi, Willy, ancora minorenne, sarebbe stato sfruttato, anche come amante occasionale dell’uomo indicato dal prete. La stessa persona emerge dalle parole di una donna che abbiamo incontrato e che riferisce importanti dettagli sulle ore precedenti l’omicidio.

Sono circa le 18 del 29 settembre 1988. Willy, secondo quanto riporta la donna, si troverebbe con lei in un bar. Insieme a loro ci sarebbe anche Patrizio Mantovani, finito negli ultimi mesi tra gli indagati con l’accusa di false dichiarazioni davanti al pm. La sua versione cozzerebbe proprio con quella di questa donna, che racconta che Willy in quell’occasione sarebbe arrossito dopo aver visto fuori dal bar un uomo in bicicletta che guardava con insistenza all’interno del locale cercando proprio lo sguardo del ragazzo.

Willy avrebbe fatto il gesto di nascondersi dietro al bancone e, sempre secondo la versione della donna, Mantovani avrebbe detto: “Guarda che ti sta cercando quest’uomo, lo sai che cosa vuole da te”. Il ragazzo, a questo punto, avrebbe risposto in maniera molto infastidita che non voleva niente dall’uomo in bicicletta e che se quell’uomo si fosse azzardato a fargli del male lo avrebbe detto a suo fratello. L’uomo che la testimone avrebbe visto girare in bici fuori da quel bar è lo stesso al quale fa riferimento don Tiziano Bruscagin nella conversazione con il giornalista Nicola Bianchi.

Proprio la frase di Willy "Dico tutto a mio fratello" potrebbe averlo condannato, in un piccolo paese come Goro in cui in molti non volevano far emergere quei rapporti segreti. Un paese in cui ancora oggi si cerca di nascondere la verità sulla morte di un ragazzo di 18 anni, che è stato letteralmente massacrato.

Anche il sarto del paese, Rodrigo Turolla, finisce indagato per false dichiarazioni. Con lui Antonino Monteleone ha parlato in uno dei servizi dedicati al caso. “Quella sera lì io ero a giocare a poker, sono venuto a casa all’una di notte”, ha detto subito alla Iena. “Erano in due o tre che l’hanno preso mentre legava la bicicletta e l’hanno ammazzato”. Ci colpisce nelle sue parole la descrizione della scena, troppo ricca di dettagli per uno che dice di non aver visto nulla. Ma subito aggiunge: “Me l’hanno detto i vicini, che non parlano”. E sul suo vicino (il presunto assassino) precisa: “Aveva dei figli, ma era anche omosessuale. Può darsi che prima questo ragazzo, che non era normale, ci andasse insieme”.

Il sarto ci porta su un’altra strada: “Non è stata questione di omosessualità, ma di droga. Lui (Willy) la portava. Ma se era tagliata e dopo c’erano delle conseguenze…”. Insomma, secondo questa versione, era al servizio di qualche spacciatore della zona. Poi, l’uomo ci confida il suo timore: “Se poi quelli che lo hanno ammazzato mi incendiano la casa? Lasciamo perdere, meglio starne fuori”.

Nell’ultimo servizio di Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli dedicato al caso vi abbiamo fatto sentire le intercettazioni esclusive proprio tra il sarto e il parroco, don Tiziano Bruscagin. È il 16 aprile 2015: i due sono convocati in Procura. Qui iniziano a parlare tra loro. “È venuta in casa una parente a dire che quando lui è morto ha trovato una lettera che ha confermato che lui lo ha ucciso. È stato lui”, dice Turolla a don Bruscagin.

Così, il cerchio si stringe attorno al presunto assassino. “Ma io non lo dico, non voglio mica immischiarmi”, dice Turolla. E don Bruscagin precisa: “Questo è un segreto”.

La svolta nell’omicidio di Willy Branchi potrebbe essere più vicina a 30 anni dal ritrovamento del suo corpo, nudo e con la testa fracassata. E la notizia di più indagati per omicidio ne è una conferma: “Oggi sentire questa notizia mi fa arrabbiare ancora di più”, conclude nel post il fratello di Willy. “Ma dall’altro lato mi apre il cuore di speranza. Dopo le tante falsità dette da un prete e dalle altre persone oggi indagate, ora siamo davvero arrivati alla fase decisiva di questa maledetta storia. E queste persone indagate per omicidio, non conosco nemmeno i loro nomi, dovranno spiegare molte cose. Willy questa giornata è tutta per te, fratello mio”.

Non perdetevi lo Speciale Le Iene sull’omicidio di Willy Branchi domenica 19 maggio in onda alle 21.10 su Italia1. 

Ecco qui sotto gli articoli e i servizi precedenti che abbiamo dedicato al caso.

Chi ha ucciso Willy Branchi? Tutti i servizi de Le Iene

Torniamo sul caso furbetti della raccolta dei rifiuti di Roma sollevato dall’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti. Lo facciamo perché la sindaca Virginia Raggi continua a dare versioni diverse, sia sull’utilità della nostra segnalazione sia sulla commissione di controllo di Ama che avrebbe dovuto vigilare sugli operatori della raccolta. E crediamo che adesso la capitale meriti risposte definitive

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