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News | di Matteo Gamba |

Bullismo, il padre di Mariam: “Aiutateci ad avere giustizia” | VIDEO

Le indagini sulla morte della ragazza italiana di origini egiziane pestata in Inghilterra da un gruppo di bulle (identificate, ma ancora libere) sembrano ferme. Papà Hatim ci ha mandato un appello video

Dopo la morte di Mariam nessuno ha fatto nulla. La polizia inglese mi prende in giro. Noi siamo italiani a tutti gli effetti: dove siete?”.

Hatim vuole giustizia per sua figlia Mariam, la ragazza italiana di origini egiziane morta dopo il pestaggio di una banda di bulle il 14 marzo scorso a Nottingham in InghilterraUna settimana fa abbiamo raccolto il suo appello-denuncia per telefono: “Gli inglesi non indagano”. Oggi papà Hatim ci manda la sua richiesta di aiuto in video, che vedete qui sopra, dal Cairo dove la famiglia è tornata in maggio perché non riusciva più a stare nella casa dove viveva Mariam e perché si sono sentiti “traditi dall’Inghilterra e pure dall’Italia”.

Noi de Le Iene, che abbiamo dato per primi la notizia della morte di questa ragazza di 18 anni, continuiamo a seguire il caso. Insistendo e sperando che all’appello di Hatim seguano risposte, soprattutto dall’Inghilterra. Perché, in un periodo in cui il governo britannico combatte nella capitale Londra una lotta quasi quotidiana contro omicidi e aggressioni di baby gang e di bande di adulti, questa morte di una ragazza italiana a Nottigham non può certo restare senza risposte.
 

La polizia inglese mi prende in giro, perché mi avevano detto che ci sarebbero voluti massimo 90 giorni, ora mi hanno detto che purtroppo dobbiamo aspettare fino a luglio. Questo vuol dire che andiamo a 120 giorni”, dice Hatim. “Mariam è stata uccisa in una maniera bruttissima. L’ospedale ha mandato via mia figlia senza curarla come avrebbe dovuto”.

Purtroppo non mi aiuta nessuno”. L’appello di Hatim si rivolge anche all’Italia: “Governo italiano, dove sei? Che cosa hai fatto? La Procura ha aperto una nuova indagine sul caso di Mariam. Il Consolato italiano mi ha detto: ‘ti siamo vicini’. Però non stanno vicini per niente. Noi siamo italiani a tutti gli effetti. Purtroppo non hanno fatto nulla. Governo italiano, Ministero degli Esteri, Consolato italiano e Procura, dove siete?”

Già vi avevamo raccontato come il corpo di Mariam sia rimasto un mese in obitorio, in in una cella frigorifera, nel dubbio degli inquirenti inglesi che il suo decesso sia dovuto non solo al pestaggio ma anche alla sua patologia cardiaca congenita e a una negligenza medica. Questa incertezza permette che le autrici dell’aggressione, tutte identificate, siano ancora a piede libero. Il reato per cui andranno a processo può ancora variare da lesioni a omicidio.

Mariam era stata ricoverata il 21 febbraio scorso, il giorno dopo il pestaggio. I medici la sera prima l’avevano rimandata a casa, con un errore grave. È morta il 14 marzo dopo tre settimane di coma. La sua storia è stata raccontata per la prima volta su questo sito dalla Iena Pablo Trincia e poi subito dopo con un servizio tv.

Era stata pestata su un autobus da un gruppo di ragazze che l'avevano presa di mira da tempo. Un'aggressione simile c’era già stata nell’ agosto 2017 da parte della stessa banda di bulle, mentre si trovava con la sorella in un parco: le avevano rotto una gamba.

Sfoglia nella gallery qui sotto le foto del servizio di Pablo Trincia.

Bullismo: Mariam, la ragazza italiana uccisa in Inghilterra. Le foto del servizio

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​Mariam Moustafa,di origini egiziane, era nata in Italia e cresciuta a Ostia. Si era trasferita in Inghilterra con la famiglia da 4 anni. Il padre voleva farla studiare assieme alla sorella di 15 anni e al fratello di 12 nelle scuole inglesi, in inglese. A Mariam mancava tantissimo l'Italia. Proprio poco prima di morire aveva saputo di essere stata ammessa alla Facoltà di Ingegneria.

Soffriva di una malformazione cardiaca dalla nascita. Mariam aveva paura, come dice anche in un video postato sui social, che potete vedere nel servizio del 18 marzo di Pablo Trincia che vi riproponiamo in basso.

L'aggressione a calci e pugni era stata filmata dalle stesse bulle e poi era finita su Internet. Potete vedere anche questo video nel servizio. In un primo tempo, dopo che gli inquirenti inglesi, avevano escluso l’“odio razziale”, aveva preso piede il movente della gelosia di una delle bulle. A cercare di difendere Mariam sul bus c’era un ragazzo che si trovava con lei. Una delle componenti della baby gang, Teesha (riconoscibile nel video), si sarebbe arrabbiata perché avrebbe visto assieme a Mariam quel ragazzo che le piaceva.

“È stato escluso, analizzando dichiarazioni e telefoni. Non capisco cosa stanno aspettando: è stato un atto di bullismo. Avevamo preso di mira Mariam e la seconda volta l’hanno picchiata talmente tanto da ucciderla”. Il padre non crede al movente della gelosia. Anche quando l’abbiamo sentito al telefono, ripeteva l’appello: “Vi prego, aiutateci”.

Lo faremo, e continueremo a tenervi aggiornati. 

Guarda qui in basso il servizio di Pablo Trincia e tutti gli articoli e i servizi che abbiamo dedicato al caso di Mariam.

 

 

Tutte le notizie su Mariam

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