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Willy Branchi: le intercettazioni esclusive e la pista dei festini gay | VIDEO

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Torniamo con un terzo servizio di Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli sull’omicidio di Willy Branchi ancora irrisolto dopo 30 anni di Willy Branchi, il ragazzo di 18 anni barbaramente ucciso a Goro (Ferrara). Si parte con la conversazione tra il parroco e il sarto del paese, entrambi indagati, e dalla pista dei festini gay con minorenni

Nuove intercettazioni esclusive a Le Iene sulla morte di Willy Branchi, il ragazzo ucciso, 30 anni fa, a Goro, nel Ferrarese. A parlare sono il parroco don Tiziano Bruscagin, e il sarto del paese, Rodrigo Turolla.

“È venuta in casa una parente a dire che quando lui è morto ha trovato una lettera che ha confermato che lui lo ha ucciso. È stato lui”, dice Turolla a don Buscagin. E’ il 16 aprile 2015, i due sono convocati in Procura. E qui iniziano a parlare tra loro.

“Sono venuto a casa la mattina, mi hanno cominciato a dire: ‘È successo così, qualcuno ha sentito lì di dietro, poi ci scappa il morto’ e poi questo e poi quell’altro. Poi quello là fa così e colà e io che ne so. Mi scusi ma se uno segue la dinamica…”, dice ridendo il sarto. Non si fa attendere la risposta del sacerdote: “Non dire parole in più”. E tirando fuori il cellulare di tasca: “Sta attento tu, non parlare mai al telefono è sotto controllo”. Il sarto specifica: “Io non parlo mica, non ho niente da dire”.

Pochi secondi e lui che dice di non sapere nulla, aggiunge nuovi dettagli. “Si sentono le chiacchiere di Goro, ma chi è che si va a mettere con le chiacchiere?”, dice Turolla. “Se qualcuno fosse venuto a confessarsi lei non può dire niente”. Ma il sacerdote cerca di cambiare discorso. “Per averli visti, non li ho visti”, continua Turolla. “Ma se uno guarda la dinamica della situazione vede come è andata la cosa”.

A quel punto interviene don Bruscagin: “Che ne sai tu, eri a giocare a carte? E che ne so io che ero a letto?”. Così Rodrigo tira fuori risposte a interrogativi che da 30 anni non hanno una risposta. Chi ha portato Willy fino alla riva del fiume? “Una è venuta in casa a dire a me e a mia moglie che lui è stato caricato su una motorella. E ha voluto che la portassi via perché non voleva più vedere la motorella a casa”.

Secondo il sarto, qualcuno vicino al presunto assassino, nella mattinata dopo l’omicidio si sarebbe presentato al suo negozio. Gli avrebbe confidato che il corpo di Willy sarebbe stato caricato su una motoretta prima di essere abbandonato sull’argine del fiume. La moglie del sarto aggiunge che una volta capito a cosa era servita avrebbe voluto disfarsene e per questo avrebbe chiesto aiuto a qualcuno. “Lei è una parente e vicina di casa”.

Il prete rinnova il suo invito a non fare nomi: “Non dirlo neanche a loro perché tanto la verità la sanno ed è sconvolgente”, riferendosi agli inquirenti. E aggiunge un altro dettaglio per far stringere il cerchio attorno al presunto assassino. “È venuta in casa una parente a dire che quando lui è morto ha trovato una lettera che ha confermato che è stato lui a uccidere”, dice. “Ma io non lo dico, non voglio mica immischiarmi”. E don Bruscagin precisa: “Questo è un segreto”.

“Sono Angelo, è tanto tempo che non ci vediamo. Mi manchi”, c’era scritto nella lettera. “Volevo vederti, ricordo le tue mani, i lividi che avevi. Ho saputo che cos’è successo a Willy e mi dispiace”. E poi ribadisce, quanto aveva già detto nel nostro primo servizio: dietro la sua morte, c’è l’ombra dello spaccio di droga.

Una pista confermata anche da un altro testimone, il pescatore Enea: “Quella notte lì chi poteva essere fuori era Miro e la sua banda”. Si tratta di Vladimiro Turolla, un nome che a Goro ha un certo peso per i suoi trascorsi nello spaccio di droga nella bassa ferrarese. Ai tempi in contrasto con un certo Forzati. Monteleone è andato sulle tracce di Turolla. “Forzati doveva far paura al paese. E infatti l’ha lasciato proprio sotto al cartello di ingresso a Goro”, dice.  

Dopo i primi due servizi di Antonino Monteleone, la Procura ha disposto nuove analisi sulle tracce biologiche del corpo di Willy e almeno 7 abitanti di Goro sono stati convocati per accertamenti tamponi salivari e impronte digitali. E sei persone sono indagate per false informazioni al pubblico ministero

Le indagini in un primo momento puntano verso un pluripregiudicato della zona, Valeriano Forzati. Ma due anni dopo la morte del ragazzo il giudice dichiara di non doversi procedere contro Forzati per non aver commesso il fatto. Così, sulla vicenda cala il sipario fino al 2013, quando il fratello lancia un appello per fare luce sul caso, perché in tanti sanno, ma nessuno vuole parlare.

I nostri servizi segue una nuova pista, contenuta in una relazione dei Carabinieri del 1996 e mai sviluppata, che fa il nome di un uomo sposato con figli che avrebbe avuto una vita parallela di relazioni omosessuali.

“Avrebbe ucciso perché Willy era il suo amante occasionale”, confida don Tiziano Bruscagin al giornalista Nicola Bianchi del Resto del Carlino. “Il ragazzo nella sua ingenuità ha detto 'ora lo dico a mio fratello'”. Proprio queste dichiarazioni hanno reso possibile la riapertura delle indagini da parte della Procura di Ferrara. Ma a quel punto il don ritira tutto.

Seguiamo questa pista, andando a parlare con vari personaggi che potrebbero essere informati sulla vicenda, tra cui uno dei figli dell’uomo indicato dal parroco. I figli infatti, secondo le parole del sacerdote, avrebbero aiutato il padre a sbarazzarsi del corpo di Willy. La nuova pista è quella di festini gay con minorenni o comunque di un vasto giro di prostituzione minorile maschile in cui Willy sarebbe finito coinvolto.

Guarda qui sotto tutti gli articoli e i servizi che abbiamo dedicato all'omicidio di Willy Branchi.

Chi ha ucciso Willy Branchi? Tutti i servizi de Le Iene

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