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Dopo l'archiviazione del regista Fausto Brizzi in tanti ci avevano accusato di "Metodo Iene". Ma perché ora non dicono niente? Qui tutti gli aggiornamenti dopo i nostri servizi

DOPO LE FALSITÀ DELLA TESTIMONE CHIAVE SANCHEZ, NESSUNO HA NIENTE DA DIRE SUL "METODO BRIZZI"?

Domenica scorsa vi abbiamo raccontato della testimone chiave Tania Sanchez nel procedimento contro Fausto Brizzi, finito poi con l'archiviazione. Tania, che vive in Spagna, aveva fatto mettere a verbale dall'avvocato del regista che Alessandra Bassi, una delle tre donne che hanno denunciato Fausto Brizzi per delle presunte molestie sessuali le avrebbe fatto una proposta oscena. E cioè "che Alessandra le disse che se voleva diventare famosa ed avere un po’ di pubblicità in Italia avrei dovuto raccontare in televisione di aver sostenuto un provino con il sig. Brizzi e dichiarare di aver subito molestie sessuali". Ma c’è un problema: Alessandra Bassi non ha mai conosciuto Tania Sanchez!
Le accuse sono gravissime, perché la Sanchez ha fatto mettere a verbale che "la Bassi le disse che questa proposta era stata fatta anche ad altre ragazze e che tutte avevano accettato". La prova del nove non può che essere mettere la nostra Alessandra Bassi  di fronte a Tania Sanchez Diaz e vedere chi mente e chi dice il vero.
E così Roberta Rei è andata in Spagna insieme a Alessandra Bassi, e approcciano Tania con una scusa. Alessandra poi fa finta di riconoscerla, ma Tania dice di non ricordarsi di di lei. Ma alla domanda: "tu conosci Fausto Brizzi?" la spagnola risponde "sì". Ma bastano poche altre domande e la Sanchez comincia persino a negare di essere se stessa. Le dichiarazioni del verbale della Sanchez presentate dall'avvocato di Brizzi potrebbero aver influito sul giudizio del Tribunale che ha archiviato il procedimento contro il regista.
E dire che sono stati in tanti a puntare il dito su Le Iene dopo l’archiviazione del regista. Come Matteo Renzi, che dichiarò: "Prima le accuse, ora tutti zitti". Oppure Gianluigi Nuzzi, che scrisse: "Ci sono dei momenti in cui bisogna chiedere scusa". Persino il più importante critico televisivo che abbiamo in Italia, Aldo Grasso, sentenzia sul “metodo Iene e sulla gogna mediatica a cui Brizzi sarebbe stato sottoposto." E ora? Non hanno più niente da dire?
Vi facciamo tutte queste domande per capire davvero se esiste un ‘Metodo Iene’ oppure bisogna incominciare a parlare di ‘Metodo Brizzi’? Anche perché da quello che abbiamo scoperto, e che presto vi sveleremo, potrebbe davvero esistere un “Metodo Brizzi”.

 

BENEDETTA PARODI DOPO LO SCHERZO DE LE IENE: "DISGRAZIATE!"

Scherzi cattivi a Le Iene ne abbiamo fatti parecchi, ma con quello a Benedetta Parodi abbiamo battuto ogni record! Matilde, la figlia sedicenne di Benedetta e nostra complice, ha fatto credere alla mamma di essersi presa una cotta per un uomo molto più grande di lei: il cuoco 37enne del suo nuovo programma. Benedetta non la prende molto bene: "Ma guarda sto coglione! Bevono vino… ha 16 anni! Io lo faccio andare in galera a questo!". Benedetta sa come gira il mondo e decide di avvertire sua figlia: "Devi capire tu è che questo esce con te solo per trombarti".
Ma Matilde a 16 anni fa quello che vuole. Come andare a farsi un tatuaggio a casa degli amici di Marco. E quando lo scopre Benedetta esplode contro lo chef: "Ma cosa vuoi tu? Ma chi cazzo sei? Chi ti conosce? Non ti voglio mai più vedere nella mia vita! Matilde vieni via!"
Insomma, con la povera Benedetta siamo stati proprio cattivi. Però lei ne è uscita proprio bene, come una specie di mamma leonessa. E dopo il nostro servizio ci ha tenuto a ribadire alcune cose su Instagram: "Volevo ringraziare le centinaia di persone che mi hanno scritto per solidarietà materna. Mi hanno colpito sul vivo è quindi ero un po’ timorosa e invece ho visto che la mia reazione è stata capita... Iene disgraziate!


RISPOSTA STRAORDINARIA DEL PUBBLICO DE LE IENE PER MAMMA MARIACHIARA E I SUOI SETTE FIGLI!

Tre anni fa Giuseppe è morto davanti ai suoi figli. Stava aggiustando il tetto della casa, poi è scivolato, e si è tranciato la coscia. Giuseppe muore dissanguato e lascia la moglie e i suoi sette figli.
Insieme al papà hanno perso anche la sicurezza economica. Con 900 euro al mese di assegno familiare devono pagare un mutuo di 800. E con 17 rate arretrate e le nuove da pagare a dicembre scorso l’incubo di venire cacciati di casa diventa realtà. Ma poi è accaduto qualcosa di straordinario: alcuni colleghi di Giuseppe hanno deciso di organizzare una colletta.
E allora anche noi vi abbiamo chiesto di dare una mano a questa famiglia bisognosa. E la vostra risposta è stata incredibile! E mamma Mariachiara si rivolge direttamente alla vostra generosità: "Grazie di cuore! In tanti ci avete scritto per donare qualcosa e sono arrivate anche delle offerte di lavoro. Sono contenta perché presto potrò tornare a lavorare e aiutare la mia famiglia. Grazie Iene!"


LA MINISTRA TRENTA DOPO LE IENE: "CONTROLLO SULLE ARMI AL PARLAMENTO"

“E’ un’indecenza che il nostro Paese sia in qualche modo complice di quello che sta succedendo in Yemen”. La ministra della Difesa Trenta nel corso della nostra intervista era andata dritto al punto rispetto alla responsabilità del nostro Paese sulla violentissima guerra in Yemen, visto che alcune delle armi usate contro gli yemeniti sarebbero fabbricate, vendute o transitate dall’Italia”. In violazione però della nostra stessa legge, la 185 del 90, che vieta la vendita o il transito di armi a paesi in guerra.
Il presidente del Consiglio Conte sulla vendita delle armi ai sauditi che partecipano alla guerra in Yemen ha detto: “Noi non siamo favorevoli alla vendita di armi e quindi adesso si tratta soltanto di formalizzare questa posizione”. Ma il ministro degli Esteri Moavero, che materialmente dovrebbe formalizzare il divieto, non ci ha neanche risposto.
Invece la ministra della Difesa Trenta è intervenuta anche dopo il nostro servizio, scrivendo su Facebook che “Non possiamo più girarci dall’altra parte” e che “Il monitoraggio e il controllo dell’esportazioni di armi a Paesi esteri deve poter essere affidato con maggior forza alle Camere”.
Governo o Parlamento: l’importante è fare in fretta, perché l’Italia non sia più corresponsabile della carneficina in Yemen.


TANTE OFFERTE DI LAVORO PER LE STORIE SUL REDDITO DI CITTADINANZA

Da mercoledì scorso è possibile fare domanda per ottenere il reddito di cittadinanza. E centinaia di migliaia di italiani l’hanno già fatto. Le regioni con il maggior numero di richieste sono la Campania e la Lombardia.
Noi siamo andati a conoscere le persone che ne hanno bisogno come Patrizia non ha una casa. Mangia all’Opera San Francesco che è una mensa appunto dedicata a chi non può permettersi una vita normale. E dorme al dormitorio. Poi c’è Christian, trentenne che vive di lavori occasionali e vive nella casa comprata dai genitori. Alì, lavoratore straniero in Italia dal '98 che vive con la moglie e i suoi 4 figli in una casa molto piccola dove dormono tutti insieme. E Rosaria, madre di due figli, che dopo il divorzio non ha più potuto pagare il mutuo. E la sua casa è stata venduta all'asta.
E dopo il nostro servizio è successa una cosa molto bella. Dal pubblico de Le Iene sono arrivate delle offerte di lavoro proprio per queste persone. E Gaetano lo ha detto a Rosaria, che contentissima ha esultato: "Preferisco lavorare che avere il reddito di cittadinanza!"
 

DONBASS: UNO DEI MERCENARI CONOSCIUTI DA PELAZZA PATTEGGIA, L’ALTRO ANCORA LATITANTE

Luigi Pelazza era stato in Donbass, nell'Ucraina dell’est, dove l’esercito separatista filorusso difende il territorio che ha appena conquistato all’esercito di Kiev. Tutto ha inizio nel febbraio del 2014, quando a Kiev scoppia la rivolta contro il governo corrotto di Yanukovic. Una volta rovesciato il potere però i cittadini in rivolta si dividono e nella regione del Donbass si creano due regioni indipendenti: quella di Donetsk e quella di Luhansk. Inizia la guerra di secessione da Kiev. A combattere questa guerra ci sono anche degli italiani. Alcuni sono lì per soldi, altri invece per ideologia.
Quando Luigi Pelazza è stato lì ne ha conosciuti due: Andrea Palmieri e Antonio Cataldo. La procura di Genova ha aperto un’inchiesta sui combattenti italiani arruolati fra i filorussi, accusati fra le altre cose di reclutamento di mercenari e di istigazione all’odio e alla discriminazione razziale, e ha arrestato ad agosto scorso proprio Antonio Cataldo. Che davanti ai giudici si è difeso dicendo che era andato lì per aiutare la popolazione con medicinali e cibo. Ma a Luigi Pelazza aveva risposto così: "Tu in questo momento fai il cecchino? Yes!"

Antonio Cataldo ha chiesto di patteggiare una pena a 2 anni e 8 mesi di reclusione per avere combattuto illegalmente con le truppe filorusse contro la popolazione ucraina. Invece per il neofascista Andrea Palmieri la procura dovrà ancora aspettare, visto che è ufficialmente un latitante, anche se attivissimo sui suoi social.

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