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Yemen, ministra Trenta dopo Le Iene: su stop a armi italiane "intervenga il Parlamento” | VIDEO

La ministra della Difesa Elisabetta Trenta interviene su Facebook rilanciando il servizio de Le Iene sulla vendita di armi italiane che finiscono sulla testa dei civili in Yemen, e dice: "Non possiamo più girarci dall'altra parte"

“Non possiamo più girarci dall’altra parte e a tal proposito, nel ribadire il mio pieno sostegno e quello del Governo all’industria della Difesa, ritengo opportuno che in riferimento alla Legge 185 del ‘90 siano attribuiti maggiori poteri al Parlamento”.

Elisabetta Trenta, ministra della Difesa nel governo Conte, interviene sulla sua pagina Facebook il giorno dopo la messa in onda del servizio de Le Iene sulla vendita delle armi italiane destinate al conflitto in Yemen. Intervistata da Giulia Innocenzi aveva detto: "È un'indecenza che il nostro paese sia in qualche modo complice di quello che sta succedendo in Yemen". E oggi è tornata sull'argomento, chiamando in causa questa volta il Parlamento. Guardate qui sotto il suo post su FB.

 

“Il monitoraggio e il controllo dell’esportazioni di armi a Paesi esteri – conclude la ministra nel post - deve poter essere affidato con maggior forza alle Camere, nel rispetto della loro centralità”. E richiama la legge che 185 del 1990, che all'articolo 6 vieta al nostro Paese "la vendita e il transito di materiali di armamento [...] verso i Paesi in stato di conflitto armato". A oggi quindi la vendita e il transito di armamenti dall'Italia verso l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avverrebbe in violazione della nostra stessa legge. Una violazione a cui spetterebbe al ministro degli Esteri Moavero mettere fine. Ma il capo della Farnesina si è rifiutato di rispondere alle domande della Iena, mentre la ministra della Difesa ha usato parole durissime per condannare il passaggio di armamenti dal nostro Paese verso lo Yemen. Che la questione sia l'ennesimo scontro fra i due mondi, che vede i Cinque stelle contrapposti alla Lega

Un tema scottante, che noi de Le Iene abbiamo affrontato raccontandovi innanzitutto la tragedia della guerra in Yemen, che da quattro anni ormai miete migliaia di vittime (soprattutto donne, bambini e civili inermi) nel silenzio generale delle istituzioni. Da una parte ci sono le fazioni yemenite e dall’altra una coalizione guidata dall'Arabia Saudita. Nell’ultima nostra inchiesta andata in onda nella puntata del 10 marzo siamo riusciti a filmare dei mezzi blindati che da Livorno vengono imbarcati su delle navi della compagnia LGL Liberty Global Logistics. Basta fare un giro sul loro sito internet per capire che da diversi anni hanno una tratta fissa che partendo dal Texas arriva negli Emirati Arabi passando proprio da Livorno per le esigenze della base americana di Camp Darby. I mezzi blindati filmati dalle nostre telecamere si chiamano Navistar Maxxpro, e corrispondono a quelli venduti dagli Stati Uniti agli Emirati Arabi. Questo significherebbe che i mezzi destinati a un paese in guerra transiterebbero per l'Italia in violazione della nostra stessa legge, la 185 del 1990. Ma non è tutto. La Cnn ha scoperto che alcuni di quei mezzi blindati venduti agli Emirati Arabi sono finiti nelle mani dei terroristi di Al Qaeda in Yemen.

In passato abbiamo fatto molti servizi sulla guerra in Yemen e abbiamo dimostrato che alcune delle bombe che cadono sulla testa degli yemeniti sono prodotte in italia. Nel febbraio del 2016, quando la guerra in Yemen era già iniziata, vi avevamo mostrato alcuni ordigni inesplosi, ritrovati in Yemen in mezzo alle case colpite. Ordigni che avevano stampigliato il numero 15, che nei codici della Nato identifica l’Italia. E poi c’era stampigliato anche un altro codice di riconoscimento A4447, che è proprio la targa internazionale dell’azienda che le ha costruite: la RWM di Domus Novas in Sardegna. Nell’ottobre dello stesso anno vi abbiamo fatto vedere come dei caccia Eurofighter provenienti dall’Inghilterra avevano fatto scalo nell’aeroporto di Bologna prima di proseguire per la loro destinazione finale: l’Arabia Saudita. La cosa singolare era che, nonostante ci fosse scritto chiaramente Royal Saudi Air Force, non erano caccia sauditi ma aerei con targhe inglesi. Quindi quei caccia, assemblati in Inghilterra, sono stati venduti all’Arabia Saudita. Ma per potergli far fare scalo in Italia, precisamente a Bologna, li hanno fatti viaggiare con documenti inglesi.

Il primo ministro Conte ha detto che il governo è contrario alla vendita delle armi all'Arabia Saudita che finiscono per colpire i civili in Yemen. E ha aggiunto che occorreva solo formalizzare la decisione. Ma la formalizzazione non è mai avvenuta. Quanto dovremo aspettare ancora?

Guarda qui sotto gli arti servizi e articoli dedicati a questo caso.

 

La guerra in Yemen e le bombe italiane: i nostri articoli e servizi

dopo il nostro servizio

Ieri la notizia che la procura vuole sentire la prossima settimana Davide Vannicola, dopo le sue clamorose dichiarazioni rilasciate a Giulio Golia (l'amico maresciallo Izzo gli avrebbe confidato che Antonio Ciontoli gli avrebeb edetto che a sparare a Marco Vannini non sarebbe stato lui ma il figlio Federico). Oggi quella che è stato interrogato il brigadiere Manlio Amadori

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