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News | di Matteo Gamba |

Ansia e attacchi di panico. Michele, psicologo: “Ora li curo negli altri” | VIDEO

Dopo le prime quattro testimonianze di donne, parla un uomo che, dopo averla provata, ha dedicato la vita a curare questa malattia come psicoterapeuta nelle altre persone, “perché non perdano tutto come è successo a me”

“Non mi sono convinto, potevo dire di più e meglio, sarà stata l'ansia da prestazione video”, ci scherza su al telefono Michele Carbone, 45 anni, da Pesaro, dopo l’intervista video via Skype che vedete qui sopra. È con lui che ripartiamo nella nostra piccola “terapia di gruppo” a tema ansia e attacchi di panico, ormai giunta alla quinta puntata. Con un uomo, dopo quattro donne, e per di più, e non a caso, uno psicoterapeuta.

Lui il panico lo conosce bene perché lo ha colpito appena finita l’università. Si era laureato in Psicologia: sarà un caso? Di sicuro non lo è stata, dopo essersi curato, la scelta della specializzazione in Psicoterapia, per occuparsi di ansia e attacchi di panico negli altri.

“Conoscevo il panico teoricamente, avendolo studiato”, racconta con il contributo di una versione telefonica più ampia. “Non mi aspettavo una violenza simile. Non riuscivo a camminare senza avere degli svenimenti. Avevo un lavoretto, l’ho dovuto abbandonare. La mia fidanzata storica mi ha lasciato. Avevo già cominciato a perdere tutto”. Ne è uscito con tre anni di psicoterapia (“l’unico modo che io conosco per uscirne reale”) “con una mia collega che mi ha tirato fuori”.

Ora la psicoterapia è il suo lavoro e aiuta gli altri a curare ansia e attacchi di panico, o comunque insegna a conviverci: “È un disturbo tremendo, per me è anche una forma di riscatto: così, forse, tutta la mia sofferenza non è stata vana. Cerco di abbreviare il percorso della terapia, proprio perché i miei pazienti non perdano tutto come è successo a me”.

Come? “L’attacco di panico è sempre derivante da un conflitto interno. Quando noi per esempio siamo di fronte a un cambiamento o a una decisione importante per la vita, e magari non siamo davvero convinti della direzione che stiamo prendendo. Non ti colpisce però ‘a caldo’ sul momento esatto delle decisioni e dei cambiamenti, lo fa ‘a freddo’, mentre non stiamo facendo qualcosa di particolarmente ansiogeno. Il conflitto interno lo stiamo combattendo lo stesso, ci tiene ‘sospesi’ e non ce ne accorgiamo. Io cerco con i miei pazienti di andare subito a scoprire e far affiorare l’origine di questo conflitto interno per superarlo il prima possibile, prima che questa patologia diventi invalidante. I farmaci possono aiutare a tamponare gli effetti. Così si arriva alla causa del disturbo”.

Ma se ne esce?, non si può pretendere di diventare una persona placida, non ansiosa. Si impara soprattutto a riconoscere i primi sintomi e a gestirli. Rimane giusto un flash, un avvertimento che a quel punto non ti devasta, anzi ti aiuta a riflettere su cosa non va in quel momento”.

Michele è il primo uomo che sentiamo su questa malattia, ne sentiremo altri: è più difficile ammettere di soffrirne e curarsi per “un maschio”?, è molto più difficile, gli uomini che ne soffrono sono tanti quanti le donne, poi però di solito sono queste ultime a venire in terapia. Si fa ancora fatica ad ammettere di avere paura, come se fosse ‘una debolezza’. Ci si sente ancora giudicati come ‘meno virili’”.

Si aggiunge così un altro importante “mattoncino” nella nostra “terapia di gruppo” a tema ansia e attacchi di panico. Obiettivo: costruire un mosaico di soluzioni e "lezioni" su cosa sono e su come affrontare meglio questi disturbi. ono già arrivate centinaia di email: grazie! Leggiamo tutto, magari in ritardo ma leggiamo tutto.

Da ogni testimonianza impariamo una lezione. Jessica Maritato, Michela Gallo, Lisa Giacomel, Chiara Greci e ora Michele Carbone hanno voluto metterci nome, cognome e anche la faccia: potete farlo tutti, in video via Skype, oppure dopo un’intervista telefonica con un articolo scritto o anche decidendo insieme di pubblicare direttamente l’email. Potete scegliere pure il totale  anonimato.
 
Dall’intervista a Jessica si esce, tra le tante cose, avendo capito in concreto il nucleo dell’attacco di panico: “Sto morendo, ora”. Ci ha insegnato anche l’importanza della terapia psicologica e di combattere per avere la possibilità di una terapia gratis per tutti, che funzioni. E quell’incomprensione che può arrivare anche da chi ti sta più vicino: “Ho trovato più conforto in uno sguardo regalatomi da un conoscente che in frasi dette dagli ‘amici’”.

Dall’email di Michela Gallo abbiamo imparato la trappola mortale della “paura della paura” che fa a pezzi la vita, pezzo per pezzo, con le “strategie di evitamento”, ovvero evitare ogni situazione che potrebbe scatenare il panico. L’esito finale, pericolosissimo, può essere quello di chiudersi in casa. E il fatto, fondamentale, che questi disturbi possono colpire chiunque: “Un attacco di panico a me? Ma se ho una vita praticamente perfetta. Beh, l’hai avuto, quindi qualcosa deve pur esserci. Puoi mentire agli altri, non alla tua mente”.

Il cuore della lezione dolorosa dell’intervista video alla dolcissima Lisa Giacomel, 21 anni, va oltre l’incomprensione di fatto di tanti altri che accompagna di solito questa malattia. Il doppio dramma si consuma dentro a una scuola: quello di soffrire, come un cane, per i primi attacchi di panico della sua vita e di essere contemporaneamente derisa dai suoi compagni di classe: “Io mi sento morire ma non lo faccio apposta, magari lo facessi apposta”, dice in lacrime nel video. È bullismo vero, di quello cattivo: “Ero diventata lo zimbello della classe, erano davvero tutti stronzi, scusami la parola”.

Dell’email di Chiara, che si cura con i farmaci, ti colpisce subito al quel cuore quel “Vedi gli occhi delle persone che pensano che tu sia matta”. Ci insegna come la causa scatenante può essere anche un trauma esterno, un trauma enorme come perdere la mamma, un “trucco” comune: “La prima cosa che faccio in un posto che non conosco è cercare l'uscita: una volta individuata riesco a stare un po' più tranquilla” e un motto da diffondere: “Sono solare, allegra, simpatica e molto estroversa… ho "solo" un piccolo difetto di fabbrica che si chiama ANSIA”.

Ecco qui in basso le prime quattro tappe della nostra "terapia di gruppo".  

Ansia e attacchi di panico: le storie

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