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Nessuno stop dal Governo agli armamenti ai paesi in guerra in Yemen

L'agenzia Ansa ha anticipato i dati della Relazione del Governo al Parlamento sulle esportazioni di armamenti del 2018. Nessuno stop alle bombe italiane in Arabia Saudita, e gli Emirati arabi uniti, impegnati con i sauditi nella guerra in Yemen, sono il quarto paese importatore delle nostre armi

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Continuiamo a esportare armi all'Arabia saudita, paese impegnato nella guerra in Yemen, e la Rwm Italia, l'azienda tedesca con sede in Sardegna, continua a smaltire gli ordini per i sauditi accumulati negli anni scorsi. E questo nonostante la legge vieti all'Italia di vendere e far transitare armi a paesi in guerra, come vi abbiamo mostrato nel servizio di Giulia Innocenzi, e il primo ministro Conte fosse stato chiaro: "Il governo è contro la vendita di armi all'Arabia saudita, manca solo la formalizzazione della decisione". Formalizzazione che non è ancora arrivata. È quello che emerge dalla Relazione del Governo al Parlamento sulle esportazioni di armamenti relative all'anno 2018, proprio relativa alle Legge 185 del 1990, anticipata ieri dall'agenzia Ansa ancor prima che arrivasse alle Camere. 

Nel complesso nel 2018 calano le autorizzazioni a esportare armi, dopo che negli anni scorsi le aziende italiane avevano registrato un boom, per un valore complessivo di autorizzazioni all'esportazione di 4,8 miliardi. E cioè la metà del 2017, quando ammontava a 10 miliardi, e un terzo del 2016, quando raggiunse il picco di 14,6. Si tratterebbe più di un calo del mercato che non una riduzione per merito di una decisione di politica estera.

Per quanto riguarda l'Arabia Saudita, impegnata da quattro anni in una guerra di aggressione in Yemen, le esportazioni di armi italiane sono scese: dai 427 milioni di euro del 2016 ai 38 del 2017 fino ai 13 del 2018. Occorre ricordare due cose però. La Rwm Italia, con sede a Domusnovas, in Sardegna, sta ancora smaltendo gli ordini del 2016/2017, anche perché la produzione massima annuale di bombe dell'azienda era minore rispetto ai valori di licenza. Bombe con cui l'Arabia saudita sta colpendo anche scuole e ospedali, violando così la legge internazionale. Inoltre, come vi abbiamo spiegato nel nostro servizio, dopo l'inizio della guerra in Yemen sono salite vertiginosamente le esportazioni belliche italiane verso il Regno Unito, per cui non c'è bisogno di alcuna autorizzazione. E parte di quegli armamenti dall'Oltremanica sono finiti proprio in Arabia Saudita.

Non solo. Tra gli 84 paesi destinatari dei nostri armamenti primo c'è il Qatar, poi Pakistan, Turchia e al quarto posto con 220 milioni di euro ci sono gli Emirati Arabi, paese alleato dell'Arabia saudita nella guerra in Yemen. E quindi anche le esportazioni verso gli Emirati Arabi sarebbero contrarie alla legge 185 del 1990, che vieta l'esportazione e il transito di armi italiane verso paesi in guerra. 

Non sarebbe quindi stata posta in atto alcuna misura restrittiva, né la sospensione delle forniture né il divieto a nuove autorizzazioni. E questo nonostante diverse risoluzioni del Parlamento europeo abbiano esplicitamente chiesto l'embargo di armamenti nei confronti dell'Arabia saudita e recentemente anche degli Emirati arabi uniti, visto il loro impegno nella guerra in Yemen. Richiesta di sospensione dell'invio di armamenti raccolta invece da diversi paesi, come Germania, Paesi Bassi e Belgio. Mentre in Italia da cinque mesi ci sono ben due risoluzioni sulla guerra in Yemen chiuse nel cassetto della Camera dei deputati, precisamente nella commissione Esteri. La discussione della risoluzione viene continuamente rinviata. La carneficina in corso in Yemen e la corresponsabilità dell'Italia non è nei radar dei nostri parlamentari.

Tutti noi possiamo dare un piccolo aiuto cliccando qui per sostenere Medici senza frontiere, attiva in Yemen con ospedali che sono stati anche bombardati dalla coalizione a guida Arabia saudita. 

Guardate qui sotto tutti i servizi e gli articoli che abbiamo dedicato alla guerra in Yemen.  

La guerra in Yemen e le bombe italiane: i nostri articoli e servizi

Torniamo sul caso furbetti della raccolta dei rifiuti di Roma sollevato dall’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti. Lo facciamo perché la sindaca Virginia Raggi continua a dare versioni diverse, sia sull’utilità della nostra segnalazione sia sulla commissione di controllo di Ama che avrebbe dovuto vigilare sugli operatori della raccolta. E crediamo che adesso la capitale meriti risposte definitive

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