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Guerra in Yemen: i portuali di Genova fermano la nave armata

Vittoria dei portuali liguri, che hanno impedito alla nave saudita “Bahri Yanbu” di caricare i generatori destinati alla sanguinosa guerra in Yemen, in violazione di una legge “sistematicamente violata”, come vi abbiamo raccontato a Le Iene

La nave Bahri Yanbu non caricherà a Genova i materiali strettamente militari destinati all’Arabia Saudita per la guerra in Yemen, che nel 2018 ha provocato una media di 100 vittime civili a settimana. Una significativa vittoria dei portuali della città ligure, che come vi abbiamo raccontato qualche giorno fa si erano mobilitati per evitare che la nave saudita caricasse a bordo i generatori della “Defence Tecnel” di Roma, destinati al teatro di guerra yemenita.

Una vittoria che segue quella del porto francese di Le Havre, in cui i colleghi francesi hanno impedito il caricamento a bordo di 8 cannoni Cesar, manovra di fatto esclusa anche per il porto di La Spezia, dove in un primo tempo si era pensato che sarebbero stati caricati. La nave infatti ha ufficialmente lasciato i porti italiani e sarebbe diretta in Egitto. 

Secondo alcune indiscrezioni e foto scattate a bordo della nave Bahri Yanbu, parte del carico sarebbe costituito dai blindati americani MaxxPro dei quali ci siamo occupati ampiamente nel servizio di Giulia Innocenzi, sottolineando come attraverso gli Emirati Arabi Uniti, alleati dei sauditi nella guerra in Yemen, questi possano addirittura finire nelle mani di Al Qaeda, utilizzati contro gli yemeniti.

Una violazione evidente e gravissima della legge 185 del 1990 che vieta il transito dal nostro Paese di armamenti destinati a Paesi in guerra.

Alla protesta dei portuali genovesi si era aggiunta la voce dell’ex comandante della guardia costiera di Livorno Gregorio De Falco (l’ex senatore M5S diventato famoso con il “Salga a bordo, cazzo!” ordinato a Schettino durante il naufragio della Costa Concordia).

De Falco ha infatti twittato: “Salvini diffida le navi che salvano la vita e accoglie la Bahri Yanbu che trasporta armi per la guerra contro i civili in Yemen. Se alimenti le guerre, alimenti i flussi migratori. Twitta qualcosa ora, Matteo!”.

 Su questa scia il senatore Gianluca Ferrara (M5s) , in una lettera indirizzata a Le Iene, aveva spiegato:

“La legge 185 in questi trent’anni è stata depotenziata e sistematicamente violata”. Il senatore ha depositato un disegno di legge, già sottoscritto da 65 parlamentari che, spiega, “prevede più divieti, più controlli, più poteri al Parlamento e una parziale e progressiva riconversione industriale da uso bellico e civile dell’azienda bellica sarda”.

Il disegno di legge intende ripristinare anche il comitato interministeriale abrogato nel '93 ristabilendo una responsabilità politica sulla concessione delle autorizzazioni e le eventuali sospensioni. “Vieteremo la vendita a quei Paesi che non hanno firmato il Trattato sul commercio delle armi del 2013, e il divieto verrà esteso anche ai nostri alleati”, conclude Ferrara. “L’obiettivo è far sì che anche quando non ci sia una volontà politica, la legge sia chiara e possa fermare nuove e vecchie autorizzazioni”.

A quanto pare però il governo avrebbe altre priorità. "Siamo contro la vendita di armi all'Arabia saudita, manca solo la formalizzazione della decisione", aveva detto il primo ministro Conte. Una formalizzazione che però non è ancora arrivata, come emerge dalla Relazione del Governo al Parlamento sulle esportazioni di armamenti relative all'anno 2018.

Non sarebbe quindi stata posta in atto alcuna misura restrittiva, né la sospensione delle forniture concesse durante il governo Renzi né il divieto a nuove autorizzazioni. E questo nonostante diverse risoluzioni del Parlamento europeo abbiano esplicitamente chiesto l'embargo di armamenti nei confronti dell'Arabia saudita e recentemente anche degli Emirati arabi uniti, visto il loro impegno nella guerra in Yemen. Richiesta di sospensione dell'invio di armamenti raccolta invece da diversi Paesi, come Germania, Paesi Bassi e Belgio. Mentre in Italia da cinque mesi ci sono ben due risoluzioni sulla guerra in Yemen chiuse nel cassetto della Camera dei deputati, precisamente nella commissione Esteri. La discussione viene continuamente rinviata

Naturalmente noi continueremo a seguire la rotta della nave e a tenervi aggiornati. Guardate qui i servizi dedicati alla guerra in Yemen

La guerra in Yemen e le bombe italiane: i nostri articoli e servizi

dopo il nostro servizio
Hatem Moustafa, il padre della ragazza italiana di origini egiziane morta dopo essere stata brutalmente picchiata in Inghilterra da un gruppo di giovanissime bulle come vi abbiamo raccontato con Pablo Trincia, commenta la condanna per due di loro a 8 e 12 mesi: “Una parente mi ha riso in faccia, sono in guerra da solo contro l’Inghilterra, per salvare la mia famiglia: perché l’Italia non mi aiuta?”

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