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Guerra in Yemen: caricate a Cagliari le bombe per i Sauditi?

Nel porto sardo ha fatto sosta il cargo saudita Bahri Tabuk, che avrebbe caricato 4 container pieni di bombe da sganciare anche sui civili nella guerra in Yemen. Una gravissima violazione della legge 185, che vieta il transito in Italia di armamenti per paesi in guerra

Bombe da sganciare anche sui civili per la guerra in Yemen caricate in un porto italiano? La battaglia dei portuali di Genova, di cui vi abbiamo parlato in un precedente articolo, potrebbe essere stata vanificata da una notizia che arriva da Cagliari.

La nave saudita Bahri Tabuk, dicono alcune fonti, avrebbe caricato nel porto sardo alcune bombe destinate a  rifornire la coalizione militare a guida saudita. Si tratterebbe di un carico di 4 container in grado di ospitare, ognuno, almeno una ventina di bombe d’aereo.

Operazioni di carico che sarebbero avvenute in modo quasi segreto, dopo una sosta in porto non dichiarata ufficialmente.

La Bahri Tabuk era diretta in Egitto proveniente da Marsiglia, dove era stata oggetto di un tentativo di boicottaggio da parte dei portuali francesi.

Un boicottaggio simile a quello, riuscito, dei portuali di Genova, di cui vi abbiamo già parlato.

Vi avevamo raccontato la guerra dei “camalli” genovesi contro la nave saudita Bahri Yanbu, che  avrebbe dovuto caricare a bordo i generatori della “Defence Tecnel” di Roma, destinati al teatro di guerra yemenita.

Una vittoria arrivata dopo quella del porto francese di Le Havre, in cui i portuali avevano impedito il caricamento a bordo di 8 cannoni Cesar.

A Cagliari dunque potrebbe essersi svolta una violazione evidente e gravissima della legge 185 del 1990 che vieta il transito dal nostro Paese di armamenti destinati a Paesi in guerra.

 Il senatore Gianluca Ferrara (M5s) , in una lettera indirizzata a Le Iene, aveva detto: “La legge 185 in questi trent’anni è stata depotenziata e sistematicamente violata”. Il senatore ha depositato un disegno di legge, già sottoscritto da 65 parlamentari che, spiega, “prevede più divieti, più controlli, più poteri al Parlamento e una parziale e progressiva riconversione industriale da uso bellico e civile dell’azienda bellica sarda”.

Il disegno di legge intende ripristinare anche il comitato interministeriale abrogato nel '93 ristabilendo una responsabilità politica sulla concessione delle autorizzazioni e le eventuali sospensioni. “Vieteremo la vendita a quei Paesi che non hanno firmato il Trattato sul commercio delle armi del 2013, e il divieto verrà esteso anche ai nostri alleati”, conclude Ferrara. “L’obiettivo è far sì che anche quando non ci sia una volontà politica, la legge sia chiara e possa fermare nuove e vecchie autorizzazioni”.

A quanto pare però il governo avrebbe altre priorità. "Siamo contro la vendita di armi all'Arabia saudita, manca solo la formalizzazione della decisione", aveva detto il primo ministro Conte. Una formalizzazione che però non è ancora arrivata, come emerge dalla Relazione del Governo al Parlamento sulle esportazioni di armamenti relative all'anno 2018.

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