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Yemen: la guerra si fa con armi italiane. Fermiamo questa indecenza? | VIDEO

Perché finora il primo ministro Giuseppe Conte non ha fatto niente contro la guerra in Yemen? Ha detto di essere contrario alla vendita delle armi che uccidono i civili. Ce ne parla Giulia Innocenzi

In Yemen è in corso una guerra feroce da quattro anni ormai: da una parte ci sono le fazioni yemenite e dall’altra una coalizione guidata dall'Arabia Saudita. E l'Italia, nonostante la legge glielo impedisca, continuerebbe a vendere e a far transitare armamenti destinati alla guerra in Yemen. Secondo la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, interpellata da Giulia Innocenzi, "E' un'indecenza". E allora perché il governo non mette fine alla complicità dell'Italia nella carneficina yemenita?

Nella nostra nuova inchiesta siamo riusciti a filmare dei mezzi blindati che da Livorno vengono imbarcati su delle navi della compagnia LGL Liberty Global Logistics. Basta fare un giro sul loro sito internet per capire che da diversi anni hanno una tratta fissa che partendo dal Texas arriva negli Emirati Arabi passando proprio da Livorno per le esigenze della base americana di Camp Darby. I mezzi blindati filmati dalle nostre telecamere si chiamano Navistar Maxxpro, e corrispondono a quelli venduti dagli Stati Uniti agli Emirati Arabi. Questo significherebbe che i mezzi destinati a un paese in guerra transiterebbero per l'Italia in violazione della nostra stessa legge, la 185 del 1990. Ma non è tutto. La Cnn ha scoperto che alcuni di quei mezzi blindati venduti agli Emirati Arabi sono finiti nelle mani dei terroristi di Al Qaeda in Yemen.

In passato abbiamo fatto molti servizi sulla guerra in Yemen e abbiamo dimostrato che alcune delle bombe che cadono sulla testa degli yemeniti sono prodotte in italia. Nel febbraio del 2016, quando la guerra in Yemen era già iniziata, vi avevamo mostrato alcuni ordigni inesplosi, ritrovati in Yemen in mezzo alle case colpite. Ordigni che avevano stampigliato il numero 15, che nei codici della Nato identifica l’Italia. E poi c’era stampigliato anche un altro codice di riconoscimento A4447, che è proprio la targa internazionale dell’azienda che le ha costruite: la RWM di Domus Novas in Sardegna. Nell’ottobre dello stesso anno vi abbiamo fatto vedere come dei caccia Eurofighter provenienti dall’Inghilterra avevano fatto scalo nell’aeroporto di Bologna prima di proseguire per la loro destinazione finale: l’Arabia Saudita. La cosa singolare era che, nonostante ci fosse scritto chiaramente Royal Saudi Air Force, non erano caccia sauditi ma aerei con targhe inglesi. Quindi quei caccia, assemblati in Inghilterra, sono stati venduti all’Arabia Saudita. Ma per potergli far fare scalo in Italia, precisamente a Bologna, li hanno fatti viaggiare con documenti inglesi.

Il primo ministro Conte ha detto che il governo è contrario alla vendita delle armi all'Arabia Saudita che finiscono per colpire i civili in Yemen. E ha aggiunto che occorreva solo formalizzare la decisione. Ma la formalizzazione non è mai avvenuta. Per questo Giulia Innocenzi è andata a chiedere conto al ministro degli Esteri Enzo Moavero, che è colui a cui spetta la decisione finale. Ma il capo della Farnesina si è rifiutato di rispondere. La ministra della Difesa Elisabetta Trenta invece, ai microfoni de Le Iene, ha detto che è "un'indecenza" che il nostro Paese possa essere complice nella carneficina in corso, e che ha mandato una lettera per sollecitare il ministro Moavero a prendere provvedimenti. Ma alla domanda della Iena, che le segnala invece che il sottosegretario agli Esteri Picchi della Lega è intervenuto contro il divieto alla vendita di armi, la ministra ha detto: "Fa parte di un governo". Come dire che dovrà sottostare alla scelta di Conte. Staremo a vedere.

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