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L'Arabia Saudita bombarda l'ospedale di Medici Senza Frontiere e incolpa l'ong | VIDEO

L’organizzazione umanitaria respinge sdegnata il tentativo della coalizione a guida saudita di addossare la responsabilità per il bombardamento del giugno scorso a medici ed operatori civili. Vi proponiamo la seconda puntata della web serie de Le Iene in collaborazione con MSF sulla vita in un ospedale a due ore dal fronte in Yemen

Medici Senza Frontiere respinge in modo netto e sdegnato l’accusa di avere responsabilità nel bombardamento del centro yemenita di trattamento del colera di Abs del giugno 2018. Un bombardamento che invece ricade sotto la piena e diretta responsabilità dell’Arabia Saudita, che nel martoriato paese in guerra guida una coalizione militare insieme agli Emirati Arabi Uniti contro i ribelli Houti.  

“Il Centro era regolarmente contrassegnato da loghi e segnalato 12 volte per iscritto alle autorità competenti – spiega Teresa Sancristoval, direttore delle operazioni di MSF -. Appena costruito, doveva servire una popolazione di oltre 1 milione di persone ed è la quinta struttura MSF colpita da bombardamenti della Coalizione dal 2015. Secondo il diritto internazionale umanitario, le strutture mediche sono protette e non possono essere colpite. È unicamente responsabilità delle parti in conflitto prendere tutte le misure necessarie per garantire che le strutture protette non vengano attaccate. L’onere non può ricadere su medici e civili”

L’ennesima barbarie in un paese ormai allo stremo, in cui solo la metà delle strutture sanitarie è pienamente funzionante e più di 11 milioni di persone hanno bisogni umanitari acuti. Quello in Yemen è il più grande intervento di MSF in una zona di conflitto, con oltre 2.200 operatori umanitari attivi in 11 governatorati.

Il Papa ha appena ricordato il dramma dei civili, e in particolare dei bambini, che muoiono nella guerra in Yemen. “Con grande preoccupazione seguo la crisi umanitaria nello Yemen”, ha detto Papa Francesco, prima di partire per la sua storica missione negli Emirati arabi uniti che lo ha appena visto celebrare la prima messa pubblica nell’area del Golfo. “La popolazione è stremata dal lungo conflitto e molti bambini soffrono la fame: il loro grido e quello loro genitori sale al cospetto di Dio”.

Noi de Le Iene ce ne siamo occupati più volte, soprattutto delle bombe fabbricate in Italia e lanciate su quegli stessi civili, e vi stiamo proponendo una web serie di Medici senza frontiere che li cura di cui sopra potete vedere la seconda puntata (qui trovate la prima puntata). E presto lo faremo anche con un nuovo servizio in onda.


Dal 2015 nello Yemen, che si trova nella parte sudoccidentale della penisola araba, si fronteggiano i ribelli Huthi, sciiti e vicini all’Iran, e una coalizione guidata dalla confinante Arabia Saudita. Nel conflitto sono entrati “in proprio” anche Al Qaeda e l’Isis che hanno conquistato alcune porzioni di territorio del più povero tra i Paesi arabi. Alla guerra si è aggiunta la carestia. Oltre alle decine di migliaia di combattenti e civili morti, si stimano 85 mila bambini sotto i cinque anni uccisi dal 2015 a oggi dalla guerra e dalla fame.

L’8 dicembre scorso siamo tornati a parlare della vendita di armi, di bombe in particolare che vendono sganciate sui civili, da parte dell’Italia all’Arabia Saudita. Lo permetterebbe un accordo segreto che aggira il divieto di vendere armamenti a Paesi in guerra, che violano i diritti umani e senza l’autorizzazione dell’Onu. L’Arabia purtroppo rispetta tutti i requisiti del divieto, come vi abbiamo raccontato con i servizi di Dino Giarrusso Dove finiscono le bombe italiane?L'Italia ha le mani sporche di sangue e Bombe e bambini.

Abbiamo incontrato anche Roberto Scaini di Medici senza frontiere (Msf) poco prima che partisse per la sua quinta missione in Yemen dove Msf è impegnata in prima linea nel curare le vittime della guerra. Nella prima puntata della web serie che vedete cllicando qui, vi mostriamo le immagini dell’ospedale di Mocha aperto da Msf nell’agosto 2018, unico della regione a disposizione anche dei civili.

Si trova a metà strada tra Aden e Hodeidah, dove si stanno concentrando alcuni dei combattimenti più sanguinosi e la crisi umanitaria più grave. Il porto di Hodeidah è sottoposto a continui bombardamenti e a un vero assedio da parte della coalizione a guida saudita che sta di fatto bloccando l’arrivo degli aiuti umanitari di base, come cibo e medicine, per i civili.

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Qui sotto potete vedere gli articoli e i servizi principali che abbiamo dedicato alla guerra in Yemen. Presto torneremo a parlarne, sul sito con le altre puntate della web serie di Medici senza frontiere, e anche in onda.

 

La guerra in Yemen e le bombe italiane: i nostri articoli e servizi

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