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A Genova la nave con armi saudite: “Va fermata, l'Italia è asservita” | VIDEO

La nave è attesa in porto alle 10 di mattina di lunedì con il via libera della Prefettura. Iene.it ha intervistato Carlo Tombola, presidente dell’osservatorio Weapon Watch: “L’Italia è asservita al gioco diplomatico degli Stati Uniti, per cui Riyad è un attore di grande importanza geopolitica”. Ecco che cosa ci ha detto

La Bahri Yanbu, nave cargo che a bordo ha armamenti destinati all’Arabia Saudita, è attesa al porto di Genova alle 10 di mattina di lunedì. Ancora una volta insomma il capoluogo ligure vedrà il passaggio di una imbarcazione che trasporta strumenti di morte, che rischiano di essere utilizzate contro i civili nella guerra in Yemen.

“L’Arabia Saudita è il più grande acquirente di armi al mondo e l’Italia è asservita al gioco diplomatico internazionale, in cui Ryad è un attore di grande importanza geopolitica in un quadro diplomatico dominato dagli Stati Uniti di Trump”. A parlare con Iene.it è Carlo Tombola, presidente di Weapon Watch, osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei.

“Questo tipo di attività non è vietato”, ci spiega Tombola. “L’Arabia Saudita non è mai stato dichiarato come Paese a cui imporre un embargo sulle armi, anche per via del suo potere economico e diplomatico. Secondo molti politici l’Italia ha interessi economici in quel Paese, e se non ci fossero certi rapporti con Riyad migliaia di posti di lavoro sarebbero a rischio: noi, ovviamente, siamo contrari a tutto questo”. 

L’Arabia Saudita, come purtroppo ben sappiamo, è uno dei principali attori della guerra in Yemen. Solo ieri un bombardamento ha causato altre 31 vittime civili: “Questo stillicidio va avanti da anni”, ci ricorda Tombola. “C’è chi studia le conseguenze dei bombardamenti sauditi, e sui resti delle bombe si vede chi ha prodotto quelle armi: ci siamo noi italiani, i tedeschi, i francesi e mezzo mondo. Tutto l’Occidente sembra lavorare a favore dei sauditi”.

La Bahri Yanbu, che trasporta armamenti che potrebbero essere destinati alla guerra in Yemen, è attesa a Genova dopo esser stata costretta a saltare diversi scali a causa delle proteste scoppiate in varie città portuali europee. La prefettura del capoluogo ligure ha dato il via libera al transito.

Se trasportasse armi nordcoreane cosa faremmo?”,si chiede Tombola. “I portuali di Genova sono stanchi di essere, seppur indirettamente, complici di questa carneficina e sono determinati a continuare a protestare”. Una protesta che recentemente è stata sostenuta persino dal Pontefice: “Papa Francesco ha citato direttamente i portuali, ringraziandoli per il loro coraggio nell’aver impedito il transito di armi in Italia”.

Già a maggio la nave saudita era attesa al porto di Genova, ma la forte manifestazione degli attivisti aveva alla fine vinto e così non erano stati imbarcati i generatori che dovevano essere recuperati sotto la Lanterna: “La protesta a Genova ci sarà ancora, e si ripeterà ogni volta che navi di questo genere toccheranno il porto. Papa Francesco ha detto chiaramente che qualcuno si dovrà prendere la responsabilità di questi transiti: le istituzioni per adesso si rimbalzano solo la palla”.

La nave ha anticipato di un giorno il suo arrivo a Genova: “Cercheranno di arrivare presto per rendere più complicata la protesta e un blocco della banchina. Il capitano ha ricevuto ordine di chiudere le paratie interne per evitare che si possa vedere e fotografare il materiale bellico che trasportano”, ci dice Tombola. “Weapon Watch ha un ruolo, come osservatorio mettiamo in campo tutte le attività necessarie per raccogliere dati e analisi, siamo a fianco del movimento di protesta. Lo schieramento è molto ampio, da Amnesty alle associazioni cattoliche e ai portuali. Dobbiamo far vedere che queste energie ci sono, servirebbe una mediazione di tipo politico. Non deve più accadere che in un porto come quello di Genova transitino delle armi. Manca la verifica che ci sia davvero bisogno queste attività”.

C’è una battaglia che adesso attende Weapon Watch: “Ad Amburgo si sta lottando perché il porto sia dichiarato weapon free, libero dalle armi. La corte costituzionale tedesca ha detto che è possibile, noi vorremmo che avvenisse anche a Genova”. E noi ovviamente saremmo felicissimi se questo avvenisse.

Noi de Le Iene, infatti, abbiamo denunciato a lungo le violenze della guerra in Yemen e il ruolo dell’Italia nel conflitto. Qui sotto potete vedere tutti i servizi e gli articoli che abbiamo dedicato a questo caso.

La guerra in Yemen e le bombe italiane: i nostri articoli e servizi

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