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Calcio, vergogna ultras: La Vardera e gli insulti per la sua lotta alla mafia

Nel film de Le Iene “Il sindaco, Italian politics for dummies” in cui ha svelato i retroscena della politica, Ismaele La Vardera ha denunciato anche un boss che voleva vendergli voti. Per questo allo stadio di Palermo gli sono stati gridati insulti e minacce. Ecco la sua risposta

“Non vogliamo sbirri in curva, te ne devi andare”. Un altro episodio che ci fa vergognare arriva da uno stadio, da una curva, protagonisti di un fine anno di scontri e tensioni dopo il mercoledì tragico di Inter-Napoli, con una vittima e l’assalto degli ultras nerazzurri contro quelli partenopei fuori dallo stadio.

L’insulto e la minaccia sono stati rivolti questa volta, durante la partita di serie B Palermo-Ascoli, al nostro Ismaele La Vardera, che con il film de Le Iene “Il sindaco, Italian poltics for dummies”, nei cinema ai fine novembre e in prima serata su Italia1 il 16 dicembre, ha raccontato i retroscena della politica registrando con una telecamera nascosta tutto quello che avveniva durante la sua candidatura a sindaco di Palermo del 2017, comprese le proposte indicibili, arrivate anche dalla mafia.

Per alcuni ultras del Palermo, Ismaele è “uno sbirro”, per aver raccontato l’offerta di 300 voti a 30 euro l’uno da parte di un boss e per la sua successiva denuncia (per questo la protezione alla sua famiglia è stata da poco rafforzata): clicca qui per vedere o rivedere questo episodio.

Ismaele, nonostante l’amarezza, non perde comunque il suo coraggio e la sua speranza. “Episodi simili certamente ti lasciano l’amaro in bocca soprattutto perché ero andato allo stadio con parte della mia famiglia e con un mio nipotino piccolo”, racconta. “Sono sicuro che quella parte di tifosi rappresentano la minoranza, che sicuramente Palermo è una città a cui gli 'sbirri' piacciono. Voglio sperarlo!”.

Ecco qui sotto tutti gli articoli e i servizi che abbiamo dedicato a "Il sindaco, Italian politics for dummies".

Il film de Le Iene

dopo il nostro servizio

Il boss della ‘ndrangheta, che in passato era già stato latitante per ben 23 anni, stava per essere estradato in Italia, dove deve scontare 30 anni di carcere. Giulio Golia era andato sulle sue tracce a Punta del Este, il paradiso discreto scelto da boss internazionali e signori della droga

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