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Speciale Iene, omicidio Vannini: bugie e verità

In replica dalle 21.10 su Italia1 lo Speciale Le Iene di Giulio Golia e Francesca Di Stefano sulle tantissime cose che non sembrano tornare attorno alla morte di Marco Vannini, un ragazzo di 20 anni ucciso da un colpo di pistola mentre si trova a casa della fidanzata

“Omicidio Vannini: bugie e verità”: torna in tv su Italia1 il terzo degli Speciali Le Iene che Italia1 sta mandando in onda, in replica, in questi lunedì d’agosto, che qui sopra potete vedere in versione integrale.

Nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 Marco Vannini, 20 anni, viene ucciso da un colpo di pistola mentre si trova a casa della fidanzata Martina Ciontoli. Per quella morte, in secondo grado, viene condannato a cinque anni per omicidio colposo il padre di Martina, Antonio Ciontoli. Ma sono davvero numerosissime le cose che sembrano non tornare, come ci racconta l’inchiesta di Giulio Golia e Francesca Di Stefano. 

In casa quella sera, sarebbero stati presenti, oltre ad Antonio e Martina, anche la moglie di Antonio, Maria Pezzillo, Federico, il fratello di Martina, e la sua fidanzata Viola Giorgini. Antonio Ciontoli ha raccontato in aula: “Marco era nella vasca, si stava facendo la doccia”. Il padre di Martina dice di essere entrato a prendere le due pistole che quel giorno erano custodite proprio in bagno, in attesa di essere usate durante una esercitazione di tiro.

“Marco ha riconosciuto il marsupio nel quale tenevo le armi e mi ha chiesto di vederle”, sostiene Ciontoli in un primo momento. “Con la mano destra ho estratto l’arma dal marsupio. Nel movimento il marsupio mi stava per cadere. Mettendo la mano sotto ho praticamente stretto l’arma che avevo impugnato e mi è partito il colpo. Pensavo fosse scarica”. Una versione che un esperto balistico dice a Giulio Golia di non essere verosimile: se Ciontoli, come ha detto, non ha armato il cane, nessun colpo accidentale può essere partito mentre la pistola stava per scivolare via dalle sue mani.

La pm durante l’interrogatorio coglie queste contraddizioni e Ciontoli cambia versione: “Ho preso l’arma convinto che era scarica. L’arma non mi stava scappando, l’ho presa, l’ho impugnata, l’ho scarrellata e per gioco, per scherzo, ho fatto finta di sparare. Invece c’erano i proiettili all’interno della pistola e mi è partito il colpo”. Ma anche questa seconda versione, aggiunge l’esperto balistico, sarebbe irrealistica.

I soccorsi per Marco vengono attivati dai Ciontoli con ritardo giudicato “colpevole” dal tribunale. Perché Antonio Ciontoli parla al 118 di un infortunio nella vasca con “un pettine”? Perché gli altri componenti della famiglia non intervengono per smentirlo? Quando la pm chiede a Ciontoli perché abbia parlato di un “buchino”, invece che di un foro di un centimetro di diametro, ha detto: “È la prima cosa che mi è venuta in mente, non so perché gliel’ho detta. Non volevo che questa cosa uscisse, volevo pensarci io direttamente dal dottore”. 

Sembra anche strano che i figli e la moglie di Antonio Ciontoli, come hanno raccontato in aula, non si siano resi conto subito che si era trattato di un colpo di arma da fuoco ma abbiano parlato di "un colpo d’aria”. “Io non avevo visto il buco”, ha spiegato il figlio di Antonio Ciontoli, Federico. “Quando sono entrato in bagno mi sembrava una pressione del dito”.

Altri due aspetti sembrano non tornare in questa vicenda: gli spostamenti delle pistole di Antonio quella terribile sera, pistole per cui il suo porto d’armi era scaduto da due anni e la testimonianza di una vicina di casa (mai sentita dagli inquirenti) che racconta che quella sera la macchina di Antonio non sarebbe stata parcheggiata al solito posto in cui l’aveva messa negli ultimi 20 anni. 

E vi stiamo riassumendo soltanto i dubbi principali di quelli che vi raccontiamo nello Speciale. Dopo, come potete vedere qui sotto, abbiamo raccolto la testimonianza, clamorosa se venisse poi confermata dai fatti, di Davide Vannicola. L’amico del maresciallo Izzo sostiene che il carabiniere gli avrebbe fatto una confidenza: Antonio Ciontoli avrebbe detto a Izzo che non sarebbe stato lui a sparare ma il figlio Federico e che sarebbe stato poi il carabiniere a consigliargli di prendersi tutte le responsabilità. Izzo sarebbe stato indagato dopo questo racconto. Altre testimonianze sostengono anche che al momento dello sparo Antonio Ciontoli non sarebbe stato in casa.

Ecco qui sotto lo Speciale e i principali servizi e articoli che abbiamo dedicato successivamente al caso.

Omicidio Vannini: le novità e lo speciale in sei parti

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